Il vibrafonista Fujita e il poeta del rumore Haino incantano le OGR a Torino

Una doppia performance co-prodotta da OGR Torino e MAO Museo d’Arte Orientale, curata da Chiara Lee e freddie Murphy, parte dei public program delle mostre “Electric Dreams” (QUI tutte le info). Reportage a cura di Katya Anisimova. 

Sarebbe stato difficile trovare un ambiente più suggestivo delle OGR per i concerti di questi due musicisti giapponesi.
Il vibrafonista Masayoshi Fujita è famoso tra gli amanti della musica elettronica sperimentale per il suo stile che combina elementi di richiamo ambientale, ispirazioni dal comportamento degli uccelli e evocazioni dei suoni naturali.

Ha riempito ogni angolo della sala Duomo con i suoi suoni delicati, creando un’atmosfera contemplativa, quasi un invito alla meditazione. Alla ricerca delle possibilità offerte dallo strumento, ha usato diversi materiali: ha suonato i pezzi di metallo come campanelline, ha sfogliato la carta stagnola e ha fatto vibrare l’aria come se avesse le corde. Per diffondere ancora di più le onde sonore, ha girato la sala come un pastore, tintinnando di qua e di là con note variopinte.

Il leggendario poeta del rumore Keiji Haino, mette in luce un approccio diverso ma in qualche modo complementare da quello del collega. Noto per la sua imprevedibilità ed il suo carisma sciamanico, era praticamente certo che Haino non avrebbe lasciato il pubblico indifferente. Anche lui ha giocato con lo spazio suggestivo ex industriale: nella sua performance, è difficile distinguere i movimenti del corpo dagli strumenti. Si muove nello spazio alternando il silenzio a tutta l’alchimia delle risonanze metalliche, ai suoni dei tamburelli, ai colpi dei martelletti, ai piatti e ai propri acuti gridi.

Nella sua libertà scenica, non ha paura di oltrepassare i limiti dei vari generi, passando dalle risonanze folk alle note sperimentali. Si è presentato sul palco con uno strumento d’invenzione: un piatto poligonale in metallo sviluppato per ottenere una vibrazione bidimensionale, chiamato “poligonola“. Questo intreccio di virazioni ha creato un’atmosfera pastorale e quasi sacrale, trasformando lo spazio e insinuandosi delicatamente quanto profondamente tra il pubblico.

Scopri QUI i prossimi eventi di Electric Dreams.