Thundercat a Milano: suonare nel rumore e restare nel disordine

Il 5 marzo Thundercat torna in Italia per un’unica data all’Alcatraz di Milano. Non è solo un concerto, ma un passaggio preciso dentro il suo percorso: sarà infatti la prima occasione per ascoltare dal vivo Distracted, il nuovo album in uscita il 3 aprile per Brainfeeder, l’etichetta indipendente fondata da Flying Lotus. A cura di Anna Gallucci. 

Parlare di Thundercat significa inevitabilmente parlare di attraversamenti: jazz, funk, hip hop, elettronica. Più che mescolare generi, li lascia convivere, come se appartenessero già allo stesso spazio. Negli anni è diventato una figura centrale per una certa idea di musica contemporanea, collaborando con artisti come Kendrick Lamar e contribuendo in modo decisivo a lavori che hanno ridefinito il suono degli ultimi decenni.

La sua discografia segue una traiettoria che è anche emotiva. Dai primi album come The Golden Age of Apocalypse e Apocalypse, fino a Drunk, dove ironia e vulnerabilità iniziano a intrecciarsi apertamente. Ma è con It Is What It Is che qualcosa cambia: un disco attraversato dal lutto per la perdita di Mac Miller, che trasforma il suo linguaggio in qualcosa di più diretto, quasi fragile.

Distracted parte esattamente da lì, ma senza cercare una risoluzione. Piuttosto, sembra accettare lo stato delle cose. È un disco che si muove dentro la distrazione contemporanea – quella fatta di relazioni che si sfaldano, notifiche continue, pensieri che non si chiudono mai – e prova a starci dentro senza semplificarla. Non a caso, tra i nuovi brani, I Did This To Myself con Lil Yachty restituisce già questa tensione tra leggerezza e autoconsapevolezza.

Uno dei momenti più significativi è She Knows Too Much, in cui riappare la voce di Mac Miller. Non come operazione nostalgica, ma come continuità: una conversazione che non si è mai davvero interrotta. Il tono resta sorprendentemente leggero, quasi quotidiano, e proprio per questo ancora più incisivo.

Anche nelle collaborazioni – da A$AP Rocky a Tame Impala, fino a WILLOW – si percepisce questa apertura: non un featuring come decorazione, ma come estensione naturale del suo universo. Più che semplici collaborazioni, sembrano presenze che lo accompagnano nel dare forma a questo spazio intermedio – tra distrazione e consapevolezza – senza doverlo attraversare da solo.

Dal vivo, tutto questo tende a trasformarsi. La struttura si allunga, i brani si piegano e il virtuosismo tecnico passa in secondo piano rispetto alla presenza.

In questo caso, le parole – a differenza dei suoi precedenti progetti più strumentali – diventano il vero centro: la ricerca di un senso nella distrazione non passa più solo attraverso il suono degli strumenti, ma attraverso quello delle parole, nel tentativo di dare forma all’imprevedibilità e al movimento.

E forse è proprio qui che si inserisce il senso di questa data. Non tanto ascoltare un disco in anteprima, ma vedere cosa succede quando quel disco – ancora instabile – incontra lo spazio del live.