Il 19 dicembre siamo stati a Salerno, ai Morticelli, hub culturale della città, per la chiusura della rassegna 2025 con il live di Gaia Banfi e Sara Gioielli, due voci che ridisegnano la figura femminile nella musica dal vivo. A cura di Anna Gallucci.
Entrare per la prima volta ai Morticelli è stata una piacevole scoperta. Una piccolissima chiesa rinascimentale sconsacrata, l’ex Chiesa dei Monti dei Morti, che dà subito la sensazione di varcare una soglia sospesa nel tempo. Un luogo intimo, raccolto, delicato, che sembra fatto apposta per accogliere una musica che chiede ascolto e presenza. I live, in un contesto così essenziale e carico di storia, assumono immediatamente un valore diverso, più profondo.
L’esibizione di Sara Gioielli è stata uno dei live più intensi a cui abbia mai assistito. La sua voce, pulita e potente, attraversata da una forte componente emotiva e quasi lirica, ha riempito lo spazio con naturalezza. Ciò che ha reso la performance davvero preziosa è stata la sintonia con il pianista Luigi Esposito: una connessione evidente e rara, fatta di sguardi, respiri condivisi e di una comunicazione che passava esclusivamente attraverso la musica. Un dialogo mentale chiaramente percepibile dal pubblico, capace di trasformare il live in qualcosa di estremamente intimo e autentico. Una di quelle performance che restano, proprio perché difficili da replicare.
Con Gaia Banfi, la serata ha cambiato dimensione. La sua voce, dal timbro potente ma più melodico, ha accompagnato il pubblico in un viaggio sospeso, quasi onirico. La sua musica ha un effetto immersivo, capace di rallentare il tempo e trasportare altrove, tra nostalgia, delicatezza e intensità emotiva. Un live che non chiede attenzione forzata, ma che ti avvolge lentamente, lasciandoti andare.
Insieme, Gaia Banfi e Sara Gioielli hanno costruito una combo artistica fortemente emotiva, capace di ridimensionare e allo stesso tempo rafforzare la figura femminile nella musica. Due linguaggi diversi ma complementari, che dimostrano quanto l’ambito musicale abbia bisogno di voci così: potenti senza essere urlate, intense senza essere eccessive, capaci di emozionare attraverso la cura, la presenza e la verità artistica.

