La festa barocca di The Last Dinner Party

Oltre all’hype c’è (molto) di più: le 5 londinesi portano in tour uno show pirotecnico ed entusiasmante a metà tra il musical e il cabaret. Il racconto del concerto al Fabrique del 13/02. A cura di Giulia Costa Barbè. 

L’altra sera ho fatto una cosa che non facevo da anni: mi sono presentata sul luogo del concerto esattamente all’apertura dei cancelli. Coltivavo dentro di me l’illusione di potermi aggiudicare le prime file e scattare qualche foto decente. Povera ingenua.

Alle 19.00 in punto la fila si snodava già lungo tutto il marciapiede antistante il Fabrique e i camionisti che lasciavano le aziende del circondario suonavano furiosamente il clacson per guadagnare una via d’uscita tra le macchine parcheggiate ovunque. Le The Last Dinner Party hanno una fanbase già devotissima e coordinata e godono del favore della stampa specializzata sin dagli esordi. In fila accanto a me è un tripudio di gonnelloni country, bustini gotici e vestiti new romantic che testimoniano l’adesione totale dei fan allo spirito e all’estetica della band.

La band porta in tour l’ultima uscita “From the pyre”, che riprende atmosfere e tematiche dell’esordio, “Prelude to Ecstasy”, e approfondisce i tratti distintivi di una produzione che riesce a tenere insieme Shakespeare, i Queen e gli ABBA nello stesso brano.
Mi ero innamorata di loro al primo ascolto, attendevo da tempo di vederle dal vivo, e come accade con le band per le quali si ha una cotta, la paura che la performance dal vivo incrini l’incantesimo è forte ma ho la netta sensazione che non sarà così.

Alle 19.30 spaccate salgono sul palco i Sunday 1994. Pop carino, colonna sonora perfetta per una puntata di Heartstopper ma sottovalutarli sarebbe un errore, perché sanno suonare e la frontwoman, Paige Turner, sa il fatto suo.

Le ragazze si fanno attendere un pochino ma meglio così, la temperatura e i livelli di adrenalina salgono e le 5 vengono accolte sul palco da un’ovazione che sfuma in un coro di voci compatto sulla opening-track dell’ultimo disco, “Agnus Dei”.

Lo spettacolo è una festa barocca, teatrale, dal ritmo serratissimo. In 10 minuti inanellano The Feminine Urge, Caesar on a TV screen, Second best e il pubblico che riempie ogni centimetro del Fabrique esplode in un singalong da band da stadio.

Abigail Morris – la frontwoman – danza, flirta con le prime file, smaliziata e assolutamente consapevole delle sue doti vocali e di una presenza scenica da diva di Broadway.

Parla tantissimo, va ben oltre le due paroline raffazzonate in italiano per ingraziarsi il pubblico con il quale dialoga in modo mai affettato o piacione: si sta davvero divertendo, lei come la band, e si vede.
Nonostante il carisma e la forza trascinante, non è un concerto incentrato su di lei, al contrario: i membri della band si alternano alla voce e si scambiano gli strumenti in un crescendo che diventa una specie di spettacolo vaudeville. Su Woman is a Tree si radunano tutte al centro del palco, illuminate solo da un faretto e intonano un coro dal sapore antico che fa da preludio a un brano dagli echi morriconiani.

C’è di tutto nel frullato di riferimenti che è la loro opera; glam, rock barocco, spaghetti western… il tutto guarnito da una spruzzatina di Sparks e Florence Welch.

Nemmeno il rituale un po’ stantio dell’encore (dai, pensate davvero che crediamo che ve ne andiate senza fare la mega-hit?) suona scontato e fuori posto nella pantomima colorata che è il loro spettacolo. Ovviamente ci piazzano This is the Killer Speaking, il singolone con un ritornello che puoi urlare a squarciagola anche se non sai le parole.

Si perdona loro qualche incertezza nell’esecuzione strumentale; i brani tecnicamente sono complessi e anche una leggera immaturità è qualcosa che rende la loro performance ancora più irresistibile.
Se avessero fatto anche la cover di “This town ain’t big enough for the both of us” che compare nella versione estesa del primo disco, avrei dato la lode a un concerto che si merita un 10 su 10.

A fine spettacolo noto due ragazze che indossano la stessa t-shirt fan-made della band; mi ricordano me stessa alla loro età quando la devozione per il mio gruppo preferito era diventata un tratto distintivo della mia personalità.

Le The Last Dinner Party hanno di fronte a sé una carriera luminosa, hanno suonato un brano nuovo e dimostrano di essere una fucina di idee. Andrò avanti a parlare di questo concerto ancora per molto, come ogni fangirl in attesa spasmodica del prossimo album.