Le fiabe indonesiane di Evelline Andrya

L’illustratrice indonesiana, in trasferta in Italia in occasione della Fiera dedicata ai libri per ragazzi a Bologna, incanta con un tratto dolce e colori vivaci, raccontando le storie più misteriose e affascinanti della sua tradizione. 

_di Raffaello Rouge Rossini

Le dita sporche di tempera e pastello, le unghie colorate di blu, la testa china su un blocco di fogli per schizzi, mentre con lo sguardo accompagna i pastelli lungo la superficie del foglio, dove scimmie e leoni si abbracciano e poi si perdono, tra le pagine di un libro.
Il profumo della carta, della cera, il profumo della grafite e dell’avventura, che ha lo stesso profumo di un libro appena aperto.
E’ così che si presenta al pubblico Evelline Andrya, illustratrice indonesiana, in trasferta in Italia in occasione della Fiera dedicata ai libri per ragazzi, nel capoluogo bolognese.

L’illustrazione in Fiera è la protagonista, e le prove a testimoniarlo sono infinite. Ci sono Isabelle Arsenault (premiata per il miglior libro d’arte per il suo Cloth Lullaby, dedicato alla vita dell’artista Louise Bourgeois), Steven Guarnaccia (membro anche della giuria), la mostra di Susanne Berner, la vincitrice del premio Andersen, la mostra molto scenografica di Juan Palomino, la mostra degli illustratori che ospita 75 talenti provenienti da 26 paesi diversi, selezionati dalla giuria della Fiera.
Inoltre incontri e workshop, con le interessanti novità del digitale, una continua ricerca per creare collaborazioni più o meno riuscite tra la carta e l’applicazione (realtà aumentata).

Testimonial più che pertinente, funzionale per descrivere il particolare processo commerciale e artistico-culturale di convivenza tra tradizione e innovazione che sta vivendo il paese asiatico, ma che interessa anche il mercato dell’editoria, in continua crisi di identità tra carta e realtà espansa.

In Indonesia il mondo dell’editoria per bambini individua nei nonni il potere del ricordo, del racconto che riunisce l’intera famiglia in ascolto.

“Le storie che vengono pubblicate oggi sono le stesse che sentivo raccontare dalla nonna, il pomeriggio, quando eravamo tutti insieme” ricorda Ika Rochmahwati, membro dello staff dell’ambasciata e storyteller per l’occasione.

Pastelli, matite, ma anche acquerelli e nozioni di grafica, sono queste le modalità espressive predilette da Evelline, che non perde mai l’occasione di sperimentare nuove tecniche.
L’illustratrice ha potuto mostrare le proprie abilità pittoriche durante le giornate della fiera, in un clima di grande partecipazione, intrattenendosi con altri illustratori o semplici curiosi all’interno dello stand Indonesiano.

La carriera artistica di Evelline parte dagli studi in graphic design effettuati presso la Modern School of Design di Yogyakarta.
“In quel periodo ho imparato i fondamentali di grafica, ma ho sempre voluto disegnare, l’occasione si è presentata quando ho cominciato a lavorare per Cosmogirl! a Jakarta, ogni settimana dovevo realizzare illustrazioni con stili sempre diversi, le immagini sembravano sempre disegnate illustratori diversi, eppure erano sempre le mie… questa esperienza mi ha permesso di imparare molto”

E prosegue: “Dopo aver avuto il primo figlio ho pensato di dedicarmi quasi esclusivamente all’editoria per bambini. E a loro piacciono moltissimo i miei libri, sono il mio pubblico migliore, certe volte sono anche critici! e molto spesso li scopro in camera atteggiarsi come se fossero illustratori professionisti”

Il senso della comunità oltre a quello della famiglia è forte nelle esperienze dell’artista, “occorre supportarsi in continuazione a vicenda, condividere opinioni, non solo artistiche ma anche professionali”
Evelline infatti è fondatrice di un network selezionato di liberi professionisti/artisti presenti su tutto il suolo Indonesiano:
“E’ nato tutto da un gruppo su Facebook ma dopo aver ricevuto migliaia di sottoscrizioni, ho pensato che fosse venuto il momento di aprire un sito che potesse ospitare tutta questa professionalità, per facilitare lo scambio.”

Le immagini di “Dancing Folktales” sono una vera lezione di antropologia, un viaggio condito di magia e romanticismo.

Part of Liong and Barongsai illustration – via Facebook

“Dancing Folktales” l’ultimo progetto che l’ha vista all’opera, è un viaggio coloratissimo tra le più misteriose e affascinanti danze tradizionali Indonesiane, un dispositivo narrativo che riesce a mettere in luce le innumerevoli diversità etniche e ambientali (più di 17.000 isole che vanno a comporre uno dei più grandi patrimoni in termini di biodiversità del pianeta Terra).
Segreti e aneddoti per rapire l’attenzione dei bambini ma anche per donare loro quel calore sottile che solo il racconto amorevole di una nonna può regalare.

“Il mio libro è autoprodotto” dice l’illustratrice “e nasce dalla voglia di raccontare ai bambini alcune delle centinaia di danze tradizionali indonesiane”

E ognuna di queste danze ha la propria storia, i propri stili, i propri colori, le proprie maschere, determinati dalle tantissime influenze che hanno attraversato nella storia lo sterminato arcipelago asiatico. Romani, Hindu, cinesi. Cristiani, mussulmani, buddhisti…
“Da piccola a scuola ho imparato a danzare, pur non essendo mai stata molto brava, ho sempre ammirato la cura e la grazia dei costumi. Ho fatto molta ricerca, ho letto e studiato e ho raccolto alcune delle danze che ho ritenuto più significative: è stato come avere un altro figlio” dice sorridendo Evelline. “Per arrivare a oggi, il percorso è stato lungo e denso di esperienze”.

Le immagini del libro sono una vera lezione di antropologia, un viaggio condito di magia e romanticismo. Si può scoprire per esempio che sull’isola di Giava ci sono uomini che si travestono da scimmia e compiono dei passi di danza imitandone le movenze, si chiama Kethek Ogleng Dance (Kethek in dialetto Giavese significa appunto scimmia) indizio di una forte contaminazione Hindu.
“Il nome deriva dal rumore che fanno certi strumenti musicali utilizzati durante il rito: “gleng, gleng, gleng” dice Evelline sorridendo…

Baronsang and Liang invece appartiene a un filone di storie importate dalla Cina durante il 17 secolo, di solito rappresentata in occasione delll’inizio del nuovo anno lunare, si tratta di una danza che vede un uomo travestito da leone, danzare e muoversi come tale, in sincronia con altri perfomers, che per mezzo di alcuni pali, sostengono e manovrano invece la struttura del drago. Leone e drago sono animali molto importanti per la cultura asiatica, sono portatori di pace, fortuna e prosperità.

Ho provato a chiedere ad Evelline quale fosse il suo colore preferito:
– Secondo te? – risponde in inglese, incuriosita dalla mia risposta.
– Secondo me il tuo colore preferito è il blu
– In effetti, lo sfondo del disegno è blu che ho qui di fronte è blu, lo smalto sulle mie unghie è blu, eppure il blu non è il mio colore preferito…! E’ difficile scegliere un colore più bello di un altro, mi piacciono tutti, non bisogna porsi limiti, come creare arte significa essere sempre pronti a imparare.

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