Le rapsodie rurali contemporanee di Maya Al Khaldi & Sarouna al MAO

La performance delle artiste palestinesi Maya Al Khaldi & Sarouna si inserisce nell’ambito della mostra “Trad u/i zioni D’Eurasia” al MAO.
La mostra, così come il Museo d’Arte Orientale di Torino, hanno una dichiarata vocazione per la creazione di ponti culturali e sinergie interdisciplinari. L’incontro tra le due artiste dischiude un mondo sonoro fatto di suggestioni moderne e arcaiche, folklore mediorientale e frammenti di elettronica. Articolo a cura di Lorenzo Giannetti. 

La voce potente e dolente di Maya Al Khaldi si intreccia al tappeto musicale ambient di Sarouna, ogni tanto ornato anche dalle corde qanun, strumento sacro nella tradizione classica araba, dalle vibrazioni sciamaniche e peraltro storicamente utilizzabile dalle sole donne. Da questo incontro è nato anche un disco dal titolo emblematico – “Other World” – che ci viene presentato con palpabile emozione in occasione di questo primo tour europeo. Un altro mondo è quello che si prova ad immaginare sullo sfondo degli orrori della cronaca attuale ma anche quello che si riesce ad evocare grazie ai ricordi precedenti alla guerra stessa.

I testi cantati da Al Khaldi, infatti, hanno il valore aggiunto di essere politici anche e soprattutto nel loro racconto della quotidianità, dell’umanità più semplice e preziosa: il bozzetto familiare che si staglia sull’affresco bellico, con risultati commoventi quanto perturbanti. Le composizioni di Other World sembrano quasi delle piccole rapsodie rurali contemporanee, raffinate ma sempre immediate e dritte al cuore, in cui una narratrice ci prende per mano per attraversare uno scenario sfaccettato tra città e deserto alla ricerca di altri mondi. La costruzione di un mondo diverso passa anche per un modo alternativo di intendere il mercato e per forme di costruzione dal basso: il disco infatti viene pubblicato da Tawleef, l’etichetta indipendente di Sarouna che si ripropone di valorizzare il percorso di musicisti palestinesi con un’attenzione particolare rivolta alle donne, creando un ecosistema virtuoso in un sistema spesso deviato.

Al di là di ogni retorica, un pubblico attento e anch’esso visibilmente emozionato lascia la piccola casbah di cuscini allestita al primo piano del museo con la sensazione di essersi imbattuto in qualcosa di raro: un’espressione artistica frutto di un’urgenza umana pura, sincera e disarmante.

Un tassello della nostra memoria, da utilizzare per costruire altri ponti e mondi.

Presto tutte le foto della performance sul nostro profilo Instagram nella gallery firmata da Fabio Serrao.

Il logo si Tawleef

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