Spezzoni di SEEYOUSOUND 2024

10 giorni di proiezioni ed eventi per festeggiare i 10 anni di festival: attraverso un reportage a più voci e puntate, vi raccontiamo il nostro sano binge-watching a Seeyousound. Iniziamo con le biografie di due pionieri della musica mondiale, un concerto spartiacque su una spiaggia e una speciale performance dal vivo intitolata Solar Pulsers… Articolo a cura di Oliver Crini. 

Un’edizione più lunga e densa rispetto alle edizioni passate: in 10 giorni si sono concentrati 90 titoli (lungometraggi di finzione, cortometraggi, documentari e videoclip in concorso e non) e 24 tra talk, live, dj set, performance e installazioni in 7 location cittadine diverse. In realtà, praticamente tutte le proiezioni avvenivano tra la Sala 1 e la Sala 3 del Cinema Massimo, cosa che incentiva non poco il binge-watching del pubblico e degli addetti ai lavori: dopo un tempo indefinito passato al buio, pareva quasi di conoscersi tutti, una cosa rara e affascinante da provare al cinema.

Ho cercato di seguire il festival in modo anarchico e irriverente, senza leggere le trame né vedere i trailer, lasciandomi però guidare dalla personale vicinanza all’artista di riferimento o al regista in questione. Modus operandi che non mi sento di consigliare a scatola chiusa, perché, è vero, si fanno delle grandi belle scoperte, ma ci si può ritrovare immersi in alcune pellicole veramente specialistiche, assieme a una pletora di musicisti nerd in sala. Ma SYS è anche questo: dove lo trovate un festival che riesce a programmare lo stesso giorno un biopic di successo su Little Richards e una piccola produzione su Morton Subotnick? Se più o meno tutti conosciamo il primo, non si può certo dire lo stesso per il secondo, eppure la sapiente direzione artistica di Carlo Griseri e Alessandro Battaglini ci ha visto lungo: entrambi sono padri fondatori rispettivamente del rock’n’roll e della musica elettronica. Due outsiders reietti dal music business o dall’Accademia, figure condannate a cercare il meritato riconoscimento anche in età avanzata.

Little Richard: I Am Everything (Stati Uniti, 2023, 98′), mi ha fatto battere il cuore, e non sono il tipo che ha consumato la VHS di “ritorno al futuro”, né mi sono mai messo a ballare doo-wop dopo l’ennesima rottura con una ragazza. La vita stessa del rocker “from Macon Georgia” è un film fatto e finito, e la regia (Lisa Cortes) riesce a mescolare alto e basso, seguendo la schizofrenia del protagonista, uno capace di scrivere una canzone che alludeva al sesso anale (“Tutti Frutti”), e presentarsi sul palco con un pittoresco quanto seducente cross-dressing, nel periodo più segregazionista degli Stati Uniti. Avanti veloce di soli cinque anni, e vediamo Richard nelle vesti di “master of ceremony” del Gospel, mentre si pente per i peccati commessi fino a dare fuoco ai suoi LP. A queste peripezie fanno da contraltare le analisi dei tanti Prof. e ricercatori che prendono parola sulle tematiche razziali e di genere – e sull’intersezione tra le due – illuminando una prospettiva ancora troppo trascurata, quando si parla di rock.

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La decima edizione di SYS ha celebrato l’esperienza live nei lungometraggi “Fatboy Slim: Right Here, Right Now” (Regno Unito, 2023, 89′), “Scream Of My Blood – A Gogol Bordello Story” (Stati Uniti, 2023, 99′) “Free Party: A Folk History” (Regno Unito, 2023, 107′) e l’ultimo attesissimo documentario “Mutiny In Heaven: The Birthday Party” (Australia, 2023, 98′).

Tutte pellicole molte riuscite, il mio premio personale va al doc sulle 250.000 persone che nel 2001 si sono radunate a Brighton Beach, per ballare la big beat di Fatboy Slim. Un’esperienza catartica che si respira nelle storie di chi vi ha partecipato e degli organizzatori che hanno reso possibile un concerto che – ahimé – oggi non lo sarebbe, ma che ha consacrato i DJ in veste di nuove rockstar planetarie. Jak Hutchcraft, giornalista e documentarista britannico, è andato di pub in pub per ascoltare le storie di chi aveva preso parte a quella notte magica, vent’anni prima, lavoro certosino che ci restituisce un film godibilissimo e a tratti commovente per chi c’era e ancora rimpiange le hit di Norman Cook, onnipresenti negli spot e persino nei videogame dell’epoca (qualcuno ricorderà la colonna sonora di FIFA ’99).

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Completa il festival, una fitta agenda di live e talk interessanti e coraggiosi: la musica dal vivo che sentiamo ogni anno a SYS è molto lontana dall’essere un semplice omaggio alle soundtrack, al contrario si avvicina all’estetica più avventurosa e contemporanea del live electronics e delle jam di videoarte.

Oltre a CHASSOL, nome di punta di quest’anno, ricorderemo con trasporto l‘esibizione dei Solar Pulsers. Giorgio Li Calzi, Paolo Dellapiana e Sara Berts hanno jammato sul Buchla, uno dei primi sintetizzatori della storia, utilizzato anche dal caro Subotnick. Con questo strumento randomico e complicato hanno dato vita ad un set di ambient elettronica che da scenari rarefatti spezzava su controcampi molto più potenti e bass-heavy. Nel frattempo, Giampo Coppa si occupava dei visual nel suo liquid light show: colori liquidi, gelatine e solventi miscelati e sospesi in soluzioni tanto torbide quanto incantevoli, miscelate a tempo con il sound del trio e proiettate sul maxischermo in sala.

Anche se non ho visto nessuno dei film vincitori della competizione, sono certo di aver scoperto delle perle rare che se non fosse per SYS non avrei mai intercettato nelle sale torinesi. E questa consapevolezza, unita al piacere di passare intere giornate uggiose nella confortante penombra delle sale del Massimo, mi fa dire che SYS è un festival da celebrare, augurando 10, ma che dico… 100 altre edizioni come questa.