Il Lost è il posto giusto dove perdersi

Un festival dentro al labirinto più grande del mondo, dove per tre giorni si alternano live eterei e distopici, set delicati e incendiari: al Lost ci si perde per ritrovarsi. Il report della terza edizione.

_di Edoardo D’Amato

Nelle campagne di Fontanellato, ad una ventina di minuti da Parma, i campi di girasole abbracciano le strade provinciali, formando una specie di tappeto color giallo e nero da cui è impossibile distogliere lo sguardo. Qui, Franco Maria Ricci (1937-2020), apprezzato designer ed editore amante della sua terra e dei racconti di Jorge Luis Borges, ha progettato insieme all’architetto Pier Carlo Bontempi un labirinto costituito da più di 200.000 piante di bambù di oltre 20 specie diverse (alte fino a 15 metri).

Dopo dieci anni di lavori, nel 2015, il Labirinto della Masone è stato aperto al pubblico. E da quel momento è diventato un centro culturale di riferimento per il territorio: periodicamente, vengono organizzate mostre mercato di libri antichi di pregio, convegni di studio sull’utilizzo del bambù, mostre di pittura e concerti. Nel 2016 hanno suonato gli AIR e i Sun O))), mentre nel 2017 gli Ulver e un Lucio Corsi agli esordi. E poi, pochi mesi prima della pandemia, nella torrida estate emiliana del 2019, ha preso vita qualcosa di unico e assurdo, per certi versi surreale, ma di una bellezza devastante.

Franco Maria Ricci nel suo labirinto

Nei sette ettari di terreno, all’interno del labirinto più grande del mondo, nasce il Lost Music Festival. L’evento, per gli appassionati della musica elettronica (dall’ambient alla cassa in quattro quarti, fino ad arrivare ai suoni più decostruiti) e del cosiddetto avant-pop, è un’epifania. Ma anche i più curiosi sanno trovare le motivazioni giuste per vivere uno degli appuntamenti più suggestivi della stagione estiva di festival e concerti italiani.

Con Borges è stato uno strano tipo di amicizia. La cosa che ci univa era il fascino per i misteri, per i labirinti, per tutti questi simboli che lui usava molto nella sua letteratura, nel suo lavoro. Era sempre interessato ai labirinti, alle cose strane, alle piramidi… a tutto ciò che rimane ai margini della norma.

Franco Maria Ricci, Finis Mundi (2016)

Nelle due precedenti edizioni (l’organizzazione ha dovuto stoppare le proprie attività per via della pandemia), la line up era già di altissimo livello. Cabaret Voltaire, Tim Hecker, Ben Frost e Caterina Barbieri sono stati solo alcuni dei nomi che hanno riempito le line up del 2019 e del 2022, anno della rinascita. Il 2023 è invece stato l’anno della conferma. Rispetto ai primi passi, la programmazione notturna è diventata importante tanto quella diurna, mostrando le due facce del labirinto: una più riflessiva e dilatata e una più nevrotica e veloce, in un contrasto netto che porta ad un crescendo progressivo.

Della prima faccia fa parte ad esempio la “Special Ambient Performance” di Lyra Pramuk e Baptist Goth dentro al Bamboo 2, uno dei quattro stage disseminati all’interno del labirinto. Campanelini, flauti e shruti box ci hanno cullato dolcemente verso la pace dei sensi. Un concerto sognante, magnetico, eseguito per la prima (e forse unica) volta al Lost durante la giornata di sabato 1 luglio, impreziosito dalla cover acapella di “Honey” di Moby e dalle poesie di Walt Withman declamate da una Lyra ispiratissima.

Della seconda una protagonista assoluta è Aïsha Devi, artista ginevrina di origine himalayane che ha letteralmente cappottato il pubblico del Pyramid Stage, il palco centrale del festival, con un live muscolare, straordinariamente energ(et)ico. Dopo un periodo sabbatico di due anni per problemi personali, il suo canto/urlo di fronte alla piramide restituisce l’immagine di una persona che si sta ritrovando dopo essersi persa. Con la voce rotta per l’emozione, Aïsha ha ringraziato e abbracciato il pubblico e un luogo semplicemente “beyond“.

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La piramide al centro del labirinto, main stage del Lost

Ma, si sa, il labirinto non ha solo due facce: ti confonde e quando sembra di aver imboccato la direzione definitiva, in realtà ci si ritrova in un punto inaspettato. Ciò accade di continuo al Lost, quando per raggiungere i concerti non di rado la gente si perde. Basta una svolta sbagliata. Ma il bello del Festival è proprio questo: non dare nulla per scontato e lasciarsi stupire da ciò che è ignoto. La pratica mappa scaricabile tramite l’app del Lost comunque aiutava ad orientarsi tra una strada e l’altra.

Il live A/V di Heith feat Declino (secondo act della prima giornata dopo la convincente esibizione di Lucinda Chua) è in pieno spirito labirintico, libero da ogni paletto di genere: c’è il folk, c’è la psichedelia ma anche l’ambient e il rave. E i visual sono sontuosi. Subito dopo, un altro feat: la premiata ditta The Bug con Flowdan, e anche qui si mischia la musica elettronica con la dancehall, l’industrial e il noise con il grime. Senza fronzoli. Massicci come sempre.

Thank you for creating this beautiful utopia where fairies, witches and fallen angels can transcend in tune.

Aïsha Devi sul suo profilo Instagram

Il perdersi è un concetto cardine: può sembrare un paradosso, ma solo a seguito dello smarrimento si può comprendere anche ciò che non si conosce. Il concerto/performance di Gabber Modus Operandi, in pieno giorno e in mezzo al bambù del Bamboo 1, è stato una specie di rituale inquietante sparato a 200 bpm. Forse leggermente piccolo lo spazio per lasciar andare completamente liberi i corpi, ma l’abbraccio collettivo con i presenti risulta a suo modo ugualmente romantico.

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Gabber Modus Operandi al Lost (immagine presa dalla pagina Facebook del Festival)

Tra un concerto e l’altro (la programmazione del Lost del secondo e terzo giorno inizia alle 11 AM) ci si può rendere conto della perfetta organizzazione. Non ci sono code agli ingressi, pochissimi i controlli, neppure una lamentela per i famigerati token (seppure presenti), si mangia bene (a prezzi in linea con gli altri Fest) e l’acqua è gratuita (c’è un punto dove poter riempire le proprie borracce e varie fontane disseminate nel labirinto, oltre che nebulizzatori deliziosi con cui rinfrescarsi). E la gestione dei bagni, sia chimici che normali toilette, è impeccabile. Insomma, anche da questo punto di vista l’esperienza è gratificante.

Tornando alla musica, l’ultimo giorno è stato contraddistinto da set incendiari (vedi le due ore abbondanti di Objekt alla consolle) e momenti per decomprimere. Questi ultimi sono stati affidati alla zona Oasi poco fuori dal labirinto e all‘Azione Sonora di Giovanni Lami, Glauco Salvo ed Enrico Malatesta, che hanno proposto delle performance in perfetta armonia con la natura circostante.

Il labirinto nasce dai sogni di Franco Maria Ricci e da una conversazione con Jorge Luis Borges, lo scrittore dei labirinti e uno dei più importanti collaboratori della casa editrice. Ricci proprio qui alla Masone gli promise scherzando (ma non troppo) che un giorno avrebbe costruito il labirinto più grande del mondo.

Mattia Amarù, ideatore e direttore di Lost Music Festival, estratto di un’intervista di Sentireascoltare

Ma tra le instantanee che ci portiamo dietro (e dentro, soprattutto) e che raccontano bene lo spirito del festival c’è la performance delle Sant3 Molest3. Se al Lost ci si perde per ritrovare sè stessi, la processione per tutto il labirinto, le danze, la musica e l’esplosione del pogo/abbraccio finale del collettivo con il suo pubblico ci ricordano che è catartico perdersi per poi ritrovarsi con qualcuno. E ballare.

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Le Sant3 Molest3 durante la performance (immagine presa dalla pagina Facebook del Lost)

Il Lost è un posto e un momento dell’anno da salvaguardare. Appena terminata questa terza edizione, è bene far sedimentare tutto, ma non nascondiamo di essere già proiettati verso la quarta. Ad ogni modo, il Labirinto (insieme al suo Museo, teatro della performance “Ultravioletto” di Ruben Spini) è aperto tutto l’anno tutti i giorni, inclusi i festivi ed escluso il martedì, dalle 10.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 17.30). Una buona notizia per chi è già investito dalla malinconia o per coloro che non hanno ancora avuto il piacere di visitare questo spazio titanico, che riesce ad armonizzare in maniera assolutamente originale un gusto aristocratico molto classico con un mood più misterioso ed esoterico.

Per maggiori informazioni:

Sito ufficiale del Lost Music Festival

Sito ufficiale del Labirinto della Masone