Tutti Fenomeni all’Hiroshima di Torino: un animale (da palcoscenico) raro

All’Hiroshima Mon Amour si spengono le luci, tranne quelle che illuminano la gigantografia dell’uomo con la testa coperta da un sudario presa da “Gli Amanti” di René Magritte. Una cupa musica strumentale accoglie l’ingresso della band, partono le percussioni a ritmo marcia militare di “Privilegio raro” e arriva finalmente anche lui, Giovanni Guarascio, accolto dal boato degli appassionati spettatori. Il primo tour di Tutti Fenomeni, nell’ideale e intima cornice del locale torinese, può cominciare. Report a cura di Alessandro Giura. 

È molto difficile collocare Tutti Fenomeni nel panorama musicale italiano. Sono la sua potenza testuale e le ispirazioni di produzioni variegate, dai Depeche Mode ai Daft Punk, che ci complicano la vita nell’etichettarlo. È un po’ pop, un po’ new wave, un po’ idie, un po’ cantautore, un po’ lol trap. Questa capacità eclettica è figlia del fatto che a lui stesso non piaccia la monotonia musicale in cui è piombato il mercato, incentrato sull’ascolto compulsivo e leggi di composizione ripetitive e prive di ricerca e significato. Per questo è un personaggio maledettamente intrigante, che sa prendersi in giro. E lo dimostra anche la trasposizione live del suo repertorio, in cui alterna i due dischi, “Merce Funebre” e “Privilegio raro” e i singoli usciti nel mezzo “Parlami di Dio” e “Faccia Tosta”.

Uscito lo scorso maggio, “Privilegio raro” è la seconda fatica di Tutti Fenomeni. Seguito perfetto dell’interessante e particolare “Merce funebre”, che rinnova e consolida il sodalizio artistico con Nicolò Contessa.

La produzione del volto dietro a I Cani e la cura nella scrittura rendono Guarascio il perfetto erede di Contessa stesso. La copertina scelta, l’amante di Magritte citato prima, da sola ci dice di cosa parla il disco, ovvero di morte, di impossibilità di comunicare, di problemi relazionali e di depressione. Dei problemi che affliggono le ultime generazioni. Di una, come dice lui sarcasticamente prima di cantare “Metabolismo”, generazione di merda. Una critica sociale arguta che non vuole offrire soluzioni.

Questi argomenti sono scanditi in maniera aforismatica in un insieme di massime e sentenze. Tutto tramite figure retoriche, analogie e metafore. Carica ogni frase di significato e le condisce con citazioni e riferimenti culturali. Questi svariano tra letteratura, storia, filosofia, musica cantautoriale, arte, personaggi contemporanei e il calcio. Rino Gaetano, Odisseo, Galileo Galielei, Che Guevara, Majakovskij, i Cure, Battiato, Massimo D’Alema e altri.

Tutti insieme buttati nel mestolone, come “una palla in mezzo per il centravanti”.
Tutti inseriti comicamente, che danno a testi “tristi” una chiave divertente e interpretativa che funziona.

Un disco che parte piano, immediatamente orecchiabile e seduttivo, con “Antidoto alla morte”, dove partecipa anche Francesco Bianconi dei Baustelle, e il “Grande Modugno”, con un riff danceggiante campionato dai Daft Punk. Dal lato B l’album cambia tono e diventa più cupo e introspettivo. “A roma va così” ci da uno spaccato della città eterna con i suoi riferimenti. Il cuppolone, mondo fracico, chi nun lavora lo trova un modo de magna’ a cena e Marcello Mastroianni. Poi la simpatica “Non porto più la pena”, dove si cita De Andrè, la ballad “Addio” e l’outro “Porco” che parla di anima e cuore in grado di colpire a pugni l’ascoltatore, prima della calma uscita di scena con la poesia “Sulla strada esco solo” del russo Mikhail Lermontov.

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La poesia russa, spesso ricorrente dei testi, è un feticcio dell’artista affascinato dalla sua profondità nonostante la gran parte degli artisti sia morta prima dei 30 anni. Ed è un po’ questo forse che ci vuole dire Guarascio. Si può essere profondi e intellettuali anche prima dei 30 anni.

Dal vivo Tutti Fenomeni è un personaggio coerente con l’immaginario di sé che è riuscito a creare. Quello di un artista che non ci tiene troppo a essere alla ribalta, che è coerente con i suoi testi, che sa scherzare, che si prende in giro, sempre con la battuta pronta. Non si espone emotivamente al suo cantato, ma improvvisa i suoi testi e coinvolge il pubblico divertendosi con lui. Cambia le parole cercando riferimenti attuali, come Ratzinger e gli Agnelli. Si prende in giro. Nota un ragazzo con la maglietta del Lecce. “Scusa ma io il giallorosso non lo posso vedere”. Allunga “Cantanti”, la canzone dove prende in giro la monotonia della sua categoria, cantando i ritornelli di altre canzoni che evidentemente non sopporta.

Gioca con gli effetti vocali, i synth grassi e i riff su tastiera. Se già l’ascolto di Tutti Fenomeni offre spunti interessanti sul suo personaggio, i suoi messaggi e la sua musica, un suo live condisce ulteriormente l’esperienza. Tutti Fenomeni si diverte a intrecciare scenari emotivi e i suoi pensieri, danzando con il fatto che il suo pubblico fa altrettanto. Uno spettacolo coinvolgente e stimolante. Un animale da palcoscenico unico nel suo genere. 

Report a cura di Alessandro Giura