[INTERVISTA] Drama sei anche tu: una famiglia libera e inclusiva tra queer e cabaret

La loro prima casa è stata Ostello Bello a Milano, ora approdano al Cine Teatro Maffei di San Salvario a Torino. Drama è una sorta di collettivo multidisciplinare di performer che mettono in scena un cabaret-queer variegato e variopinto con l’obiettivo di promuovere inclusività e creatività, di fare politica con impegno ma anche con leggerezza, di divertirsi esorcizzando traumi e ansie del quotidiano. In attesa della serata sabauda del 2 aprile [maggiori info QUI], abbiamo parlato direttamente con loro per farci raccontare genesi e storia del progetto, tra aneddoti e progetti futuri. 


_di Lorenzo Giannetti

Partiamo dall’inizio: come vi siete conosciuti e dove trovavate un punto di incontro prima della creazione di uno spazio condiviso tutto vostro?

Tutto è iniziato come quando nascono le migliori idee: da una pizza in compagnia. In realtà non siamo uno di quei gruppi di amic* che si conoscono sin dalle scuole medie, è successo tutto un po’ per caso. Nel corso degli anni le nostre personalità si sono sempre incrociate, tra un aperitivo e l’altro, ma non eravamo mai andat* oltre lo scambio di messaggi sui social. Almeno non prima del ritorno di Stefano da un periodo trascorso a New York, quando ci ha proposto una cena per raccontarci ciò che aveva vissuto dall’altra parte dell’oceano. Ci raccontava di un sacco di locali con live music, drag shows e spettacoli con messaggi importanti, che venivano comunicati prima o dopo le performance e veicolati da messaggi politici, senso di comunità, lotta comune ma tutto in un clima di leggerezza. A quel punto ci siamo detti “perché non provare a ricreare una realtà simile anche qui?”. Così una sera Gacta, Claudio e Protopapa (davanti alla pizza di cui sopra) hanno ideato Drama: mancava un contenitore, o come diremmo a Milano una schiscetta, che potesse contenere le nostre fantasie e creatività. Avvertivamo la necessità di creare un luogo sicuro in cui poter esternare e sfogare i drammi quotidiani ma che soprattutto fornisse la possibilità ad altre persone di farlo, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dal genere. Perché i drammi sono la nostra schwa: colpiscono tutt* che tu sia una persona queer o meno!

A Milano poi vi siete esibiti a lungo ad Ostello Bello, mentre a Torino avete trovato casa al Cinema Maffei: ci raccontate il vostro rapporto con queste due città e la “vibe” che percepite in entrambe le location?

Ostello Bello è stata la nostra prima casa. Tra l’altro proprio lì Ella Bottom Rouge porta tuttora avanti uno show che nasce come una sorta di binario parallelo di Drama: B!tchbox, show di improvvisazione dove può succedere davvero di tutto. Ostello Bello non è abitualmente frequentato da persone della comunità LGBTQ+ ma prevalentemente da persone eterosessuali e cisgender, che in vita loro una Drag Queen probabilmente non l’hanno mai vista. Nonostante ciò il pubblico ci ha accolto sin da subito a braccia aperte! Ci siamo accorti più in generale quanto il territorio di Milano brami conoscere e sperimentare ma soprattutto di divertirsi e stupirsi.

Portare Drama a Torino si è rivelata una bellissima esperienza, oltre che una scommessa: voci di corridoio dicono sia andata bene. Abbiamo scoperto una città ricca di cultura, oltre che un terreno fertilissimo, pronto ad accogliere lo show e dare l’opportunità a tutt* di potersi immergere nel magico mondo di Drama. Noi non ci siamo ancora ripresi da quel weekend pazzesco trascorso a Torino e non vediamo l’ora di tornarci!

A proposito, come è andata la prima volta al Maffei nel corso dell’inaugurazione? E, senza troppi spoiler, cosa possiamo aspettarci dalla prossima serata del 2 aprile?

All’inizio non sapevamo davvero cosa aspettarci da Torino, è stato un po’ un salto nel vuoto: avevamo tutte le preoccupazioni da “primo appuntamento” (tra l’altro quale location migliore di un ex cinema porno per un first date). In realtà ci avete conquistat* subito, con un pubblico meraviglioso, super partecipe, pronto alla nostra ironia ma anche a rispondere alle provocazioni. 

Complessivamente è stato un boost di energia pazzesco, che ci ha mantenut* carich* anche dopo lo show e nei giorni successivi. Lo ribadiamo: non vediamo l’ora di tornare! Per il 2 aprile non vi diciamo niente però e vi lasciamo con un po’ di Drama da prestazione.

«Il pubblico di Drama rispecchia molto lo spirito dello show, cioè quello di ritrovarsi proprio tutt* insieme ad esorcizzare i drammi quotidiani con uno show. E contrariamente a ciò che si possa pensare, Drama non è uno spettacolo rivolto o pensato esclusivamente per la comunità LGBTQ+!»

E adesso come siete organizzati a livello di staff/organico, vi va di presentarci meglio le figure professionali coinvolte in Drama e di raccontarci come funziona una vostra giornata tipica di lavoro quando state organizzando una serata-spettacolo?

Attualmente il team è composto da: Stefano Protopapa (regia e deus ex machina del progetto), Ella Bottom Rouge (producer e presentatrice), La Gacta (stage kitten e SMM), Claudio (aiuto regia e backstage manager), Simone (backstage assistant e account) e Federico Salis (grafico). Più che una giornata tipica di lavoro Drama si potrebbe rappresentare come un film di Pasolini, tipo “le 120 giornate di Drama”. Di solito per organizzare uno show ci sono dietro diversi giorni di preparazione: meeting, prove, stesura del copione, pianificazione social e via dicendo. Nonostante ci siano delle figure di riferimento nello staff ci aiutiamo molto a vicenda, supportandoci in caso di necessità. Talvolta la faccenda più complessa è riuscire a trovare tempo per far tutto, cercando di far combaciare gli impegni personali e lavorativi non solo dello staff di Drama ma anche di artisti, performer ed eventuali ospiti che partecipano allo spettacolo. Diciamo anche che cerchiamo di arrangiarci come meglio possiamo, per cui di giorno lavori come di routine mentre la sera potresti improvvisamente riscoprirti tecnico luci (ed è successo, davvero)! 

Due punti fondamentali in Drama sono l’inclusività e la multidisciplinarità. Penso anche allo slogan “Siamo tutti Drama”, in una comunità, quella LGBTQ+, che si rivela spesso molto più variegata e multiforme, per non dire non sempre “unita”. In tal senso ci raccontate com’è composto il vostro pubblico (o come lo vedete-percepite voi). Anagraficamente ad esempio, ma a livello di sensazione generale. Si percepisce che nel vostro approccio c’è anche una componente legata al “gioco”, del resto tutto parte anche dalla volontà di sdrammatizzare questioni complesse senza tuttavia banalizzarle.

Come dicevamo prima i drammi colpiscono davvero tutt*, che tu sia una persona della comunità LGBTQ+ o meno. Proprio sulla base di questo assunto il pubblico di Drama rispecchia molto lo spirito dello show, cioè quello di ritrovarsi proprio tutt* insieme ad esorcizzare i drammi quotidiani con uno show! Contrariamente a ciò che si possa pensare, Drama non è uno spettacolo rivolto o pensato esclusivamente per la comunità LGBTQ+. Una volta abbiamo fatto un evento all’aperto in una zona non centralissima della città, in cui buona parte del pubblico era costituito da persone anziane del quartiere e bambin* incuriosit* da Drama ed è stato molto bello. Ovviamente senza dimenticare quella volta in cui i nostri amici alpini avevano colonizzato Ostello Bello… ecco, immaginate un’orda di alpini scalmanati e Drag Queen: che sogno, che situazione, CHE DRAMA! 

Solitamente cerchiamo di mantenere una line-up che sia più variegata possibile. Per noi non è importante quale sia l’orientamento sessuale o l’identificazione di genere, quanto piuttosto ciò che si desidera condividere ed esprimere divertendosi con noi e con chi guarda lo spettacolo. 

Momento aneddoti: ci raccontate un paio di cose assurde che vi sono successe esibendovi? E, magari, anche il momento di cui siete più orgogliosi o che comunque vi ha riempito di più il cuore nel corso di questi anni.

Beh degli alpini vi abbiamo già parlato. Ma avete mai visto una Drag Queen in canoa sul naviglio? E una Drag Queen che fa jogging in stivali in mezzo ad altre persone che praticano sport al parco? E una stage kitten vestita da torta che tira fuori dai mutandoni della panna montata spray? Ecco, questi sono alcuni esempi di ciò che potreste aspettarvi da Drama.

Abbiamo un bellissimo ricordo del festival LineCheck al Base Milano, in cui Drama era presente come unico panel queer dell’evento; oppure l’emozione di calcare il palco del Piccolo Teatro Strehler durante il Mix Festival (tra i più importanti festival di cinema LGBTQ+ al mondo) e il palco del Teatro Franco Parenti in occasione del Gender Border Film Festival. Se non si fosse capito conquistare i teatri è sempre stato un nostro sogno (in realtà uno dei nostri sogni, dato che un altro motto di Drama è “vivere di sogni e speranze”). 

La nostra fortuna è stata quella di avere una città in grado di fornirci molte opportunità e un pubblico molto attento e attivo, in grado di sostenerci sin dai primi “episodi” di Drama, sperimentando con noi la voglia di creare uno spazio diverso e sicuro, inclusivo e accogliente.

Nonostante gli enormi impedimenti causati dalla pandemia, ci ha sorpreso tantissimo ritrovare un pubblico ancora molto affezionato, che ha continuato a seguirci e che ha pazientemente atteso con noi la possibilità di tornare sul palco. E ovviamente tutto ciò ci riempie costantemente il cuore e ci ha reso ancora più motivat* nel tornare sul palco appena possibile.

Giochino: ci consigliate un film e un disco che secondo voi rispecchiano bene l’animo di Drama? 

Faremo di più, vi consigliamo una trilogia di grandi classici cinematografici che secondo noi rappresenta un po’ il mood di Drama:

“Cabaret” con Liza Minelli, prodotto e diretto da Bob Fosse. Il film è incentrato sulla storia della Repubblica di Weimar, prima dell’ascesa al potere del Partito Nazionalsocialista, e di un cabaret frequentato da persone omosessuali, intellettuali, artisti e borghesi in cerca di trasgressione.

“The Rocky Horror Picture Show” di Richard O’Brien. Il film è pieno di riferimenti culturali americani ed europei contemporanei e Judith A. Peraino paragona l’iniziazione di Brad e Janet al mondo di Frank N. Furter alla scoperta di sé e della “identità queer”.

“Piume di struzzo” di Mike Nichols. Oltre a dare un senso diverso alla parola famiglia è una farsa sulla mascolinità, centrata sulle relative fragilità e ansie che ne derivano. 

E se invece dovessimo individuare un brano ovviamente sarebbe “We are Family” di Sister Sledge, presente come colonna sonora proprio in “Piume di struzzo” (perché sì, a volte siamo anche drammaticamente prevedibili).

E in ultimo, esattamente come sul palco di Drama: vi lascio un momento di libera espressione dove poter aggiungere qualcosa a piacimento, come preferite. 

Improvvisare è un po’ il nostro pane quotidiano, dato che Drama è fondato anche sul tamponare tempestivamente “drammi” improvvisi sul palco. C’è da dire che però è molto più difficile farlo così, durante un’intervista. Per cui vi lascerei con una citazione che mi viene in mente di Scarlet Envy, da RuPaul’s Drag Race: “Is it me? Am I the Drama? I don’t think I’m the Drama… or maybe I am”. Ecco, se a volte anche a te viene il dubbio di essere potenzialmente Drama, vieni a vederci sabato e condividilo con noi!

Credits grafiche/illustrazioni: Federico Salis
Credits foto: Ikka Mirabelli