“Flashback, l’arte è tutta contemporanea” negli spazi della ex Caserma Dogali di via Asti

Torna a Torino, e in presenza, dal 4 al 7 novembre Flashback la fiera dove l’arte è tutta contemporanea con la novità del cambio di sede. La IX edizione si terrà, infatti, nell’antica Caserma Dogali, conosciuta come la Caserma di Via Asti; luogo che, di fatto, permette a Flashback di duplicare i propri spazi espositivi per meglio accogliere le gallerie e il pubblico e per dare maggior respiro a tutte quelle iniziative che connotano la fiera come le Flashback exhibition, i Flashback talk, i Flashback video e i Flashback Lab.

Nella settimana dell’arte contemporanea torinese, Flashback porta la “ZONA FRANCA”: un inno alla libertà espressiva della ricerca artistica, uno spazio libero che accoglie le diversità, un luogo al di là della norma, del consueto, che per queste sue caratteristiche, rappresenta uno spazio di confronto.

Flashback è infatti un progetto artistico strutturato come un racconto, dove ogni edizione corrisponde a un capitolo, a un tema.

“Flashback – dichiarano le direttrici Ginevra Pucci e Stefania Poddighe – si è contraddistinto fin dalla nascita come un format innovativo e in divenire che si concentra sulla capacità di guardare a ciò che già esiste, a ciò che è stato trascurato per ribadirne l’esistenza e la forza. Questo è il compito che ci siamo poste e che realizziamo anche grazie a tutte le gallerie e gli artisti che partecipano al progetto. Ci interessa quello che è stato dimenticato. Una modalità di azione fondamentale soprattutto in un momento storico come quello attuale dove la mancanza di memoria e di attenzione minano la costruzione del nostro futuro. Ecco che la nuova sede, una caserma in disuso, s’inserisce perfettamente nel format, uno spazio trascurato denso di storia e significato riafferma con forza la propria attualità per fornirci gli strumenti per comprendere il nostro presente”.

Anche l’immagine scelta per accompagnare il tema di quest’anno si sintonizza con la linea della manifestazione perché si tratta di una fotografia dimenticata, “scartata”, parte di un più ampio progetto di ritrovamento e raccolta dal titolo Miracoli dell’artista Enrico Bertelli.

Tutte le gallerie partecipanti hanno lavorato per presentare opere che, benché siano di periodi storici diversi, abbiano in comune il senso della ricerca e la volontà di riscoprire elementi significativi trascurati. Scultura, pittura, oggetti di design, arredi e gioielli di varie epoche, provenienze e tecniche accomunati dall’attualità del loro significato.

Una zona franca densa di opere e di artisti

Partiamo da alcune tra le opere datate tra il 1940 e la fine degli anni ‘50, di Mario Sironi, Gino Severini, Alberto Burri e Giulio Turcato. In tutti appare una concezione ribelle dell’arte, un’arte che rifiuta la forma per esprimersi con un segno espressivo e spontaneo. Di Sironi Periferia, del 1940 ca opera dal titolo emblematico presentata da Aleandri Arte Moderna, una tempera e pastelli a olio; del coetaneo Gino Severini (Cortona 1883 – Parigi 1966), Nature morte au homard sur plat bleu, 1950 ca., mosaico su cemento opera presentata dalla galleria 800/900 Art Studio; del maestro dell’informale Alberto Burri, Senza Titolo del 1958, tecnica mista (acrilico, tela, vinavil) su tavola (Artemisia Fine Art) che ci racconta della libertà dell’imprevisto. Infine di Giulio Turcato esponente di Fronte Nuovo delle Arti, presentato da Studio d’Arte Campaiola, abbiamo scelto l’opera Miniera del 1950, un olio su cartone. La miniera protagonista del quadro si tramuta, grazie alla libertà rappresentativa dell’artista, in una sorta di animale minaccioso con un grande occhio che scruta lo spettatore.

Si prosegue nella libertà del gesto e della forma approdando all’opera Ecce Puer di Medardo Rosso (Galleria Russo) scultura dal taglio impressionista, dedicata all’infanzia, di grande poesia e profondità psicologica per arrivare alle opere di Sandro Chia e Mimmo Paladino (Galleria Bagnai e Galleria dello Scudo), autori della Transavanguardia, corrente che opera fuori da coordinate obbligate, seguendo un atteggiamento nomade e libero. L’arte di Sandro Chia ha al centro l’essere umano. Gli uomini ritratti da Chia sono antieroi, nell’opera Boy and dog sleeping appare vivida la contaminazione tra modelli e tecniche, derivati da periodi diversi della storia dell’arte. La poliedricità delle opere di Chia le rende adatte a più letture interpretative, così come le opere di Mimmo Paladino, rappresentato a Flashback dalla terracotta dipinta Senza titolo [L’universo si apre con due dita] del 1995, dallo stile primitivo che pur nell’apparente fissità da icona mostra un’ambiguità densa di allusioni.

“Così la Zona Franca di Flashback vuole essere il luogo-rifugio delle diversità, siano esse opere, persone, movimenti, pensieri, un luogo dove nella libertà si ricompongono i conflitti e grazie a questa si interroga sul futuro”

Presentata da Umberto Benappi, l’opera i Tappeti stesi, 1992 di Aldo Mondino, un olio su eraclite dove la trama dell’eraclite, povera e grezza, diventa la strabiliante simulazione di un nobile tappeto orientale: un trompe-l’oeil con il quale Mondino ci mostra la possibilità di cambiare il modo di vedere le cose e la loro funzione, perché lo sguardo trasversale è quello che ci permette di vedere e non solo di guardare.

Tappeti “reali” sono invece presentati dalla galleria Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs. Abbiamo scelto come esempio di questa antichissima arte un tappeto della categoria Lotto della metà del XVII secolo con origine in Anatolia centrale, il cui nome deriva dal pittore veneziano Lorenzo Lotto che nella prima metà del Cinquecento studiò i tappeti anatolici classici. I tappeti “Lotto” presentano un motivo caratterizzato dall’uso di arabeschi intrecciati di colore oro-giallo su sfondo rosso. Tappeti di questo tipo presentano diverse imprecisioni poiché venivano intrecciati seguendo i disegni a memoria e non realizzando un carteggio.

Come Mondino sull’illusione dello sguardo lavora anche George Rousse, autore in grado di creare un profondo legame con i luoghi che rappresenta, luoghi spesso abbandonati che si rigenerano grazie al suo sguardo trasversale. L’opera è Shodoshima, 2018 della Galleria Photo & Contemporary. In questo caso l’artista ha scelto di sovrapporre la figura geometrica di un cerchio dorato a un’antica casa giapponese. La dimora ritratta assume all’interno del cerchio dorato una nuova forma, diventa improvvisamente più viva, suggestiva, richiama antichi splendori, abitanti dalle storie e dalle vite dimenticate. L’autore dona a questa dimora una nuova dignità, ricordando allo spettatore il passato che ha attraversato queste stanze.

Per una piccola incursione nell’illustrazione abbiamo selezionato un’opera di Carle Vernet, La Leçon de Danse (1804) che si discosta dall’usuale ispirazione dell’artista fornendo così un elemento di inedita diversità. Nella scena vediamo rappresentati una coppia di ballerini in primo piano, due ballerini che si stanno scaldando prima dell’esibizione e un violinista. Il quadro rende evidente il talento di Vernet, con i suoi tratti puliti e i colori tenuti crea una scena nella quale sembra di udire la musica del violino in sottofondo. Tutti i partecipanti alla scena sono rappresentati in pose estremamente dinamiche. L’illustrazione di Carle Vernet è presentata dalla galleria Miriam di Penta Fine Arts di Roma.

Colpo di vento è invece un vaso ovoidale del 1913 dal nome evocativo che viene presentato da Art Decoratif di Roberto Centrella e prodotto dalla Verrerie de Nancy, nota cristalleria francese fondata nel 1879 da Jean Daum. La produzione Daum divenne particolarmente nota per la sua continua ricerca di nuove soluzioni e di lavorazioni sempre più complesse e raffinate come i disegni all’acido fluoridrico, trattamento capace di creare interessanti effetti decorativi e cromatici. Nel caso di Colpo di vento la tecnica è stata utilizzata per riprodurre un paesaggio autunnale con foglie cadenti, rese evidenti con l’uso di polveri vetrificate in superficie di colore giallo-arancio.

“… libertà va cercando, ch’è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta” afferma Dante Alighieri che nel 700mo anno dalla morte non può mancare a Flashback con la veneziana Commedia di Alighieri Dante (1265-1321) – Boccaccio Giovanni (1313-1375), commento di Iacomo della Lana e correzioni di Cristoforo Berardi del 1477 presentata dalla libreria antiquaria Il Cartiglio.

Indagano i secoli 1300 e 1400 le opere presentate da Flavio Gianassi – FG Fine Art, Flavio Pozzallo e Longari Arte Milano.

Flavio Gianassi presenta una rara opera di Bicci di Lorenzo (Firenze 1373 – 1452) prolifico esponente dello stile gotico internazionale, Cristo in Pietà con la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista, tempera su tavola di cui ha scritto persino lo storico statunitense Bernard Berenson, autorità incontrastata nell’attribuzione delle opere dalla fine dell’800. Flavio Pozzallo espone a Flashback una tavola a fondo oro di Gregorio di Cecco di Luca, attivo a Siena all’inizio del XV sec. Una Madonna allattante il Bambino fra San Giovanni Battista, San Pietro, San Paolo e Sant’Antonio Abate. Lo stile artistico di Gregorio di Cecco di Luca venne notevolmente influenzato dall’opera di Taddeo di Bartolo con cui lavorò in alcune occasioni. Infine realizzate tra il 1390 e il 1410 sono le opere di Baldassarre degli Ubriachi di Longari Arte Milano. Nella Firenze Medievale visse una famiglia ghibellina passata alla storia con il nome Ubriachi. Questa famiglia fondò un’importante bottega di intagliatori d’avorio che divenne celebre in tutta Europa. Baldassarre degli Ubriachi fu membro di questa famiglia e realizzò le nove placchette che abbiamo scelto di mostrarvi. Si tratta di nove scene che riassumono la “Novella dell’Aquila d’oro” tratta dal Decameron di Giovanni Boccaccio. Da quest’opera è possibile vedere la minuziosità con cui gli artisti della Bottega riuscivano a scolpire l’avorio, un esempio di innovazione artistica e artigianale.

Herri Met de Bles II è uno dei rappresentati dell’arte fiamminga a Flashback presentato da Caretto & Occhinegro. Appartenente al movimento del Rinascimento nordico e del Manierismo. Il soprannome di “Civetta” gli fu dato durante la sua permanenza in Italia a causa dell’emblema con cui siglava le sue opere. Le sue opere più pregevoli riguardarono paesaggi e scene religiose, una delle loro caratteristiche è la tendenza alla tonalità grigia e la fusione dell’elemento fantastico con una indagine naturalistica capace di produrre esiti suggestivi come nel piccolo Paradiso Terrestre, cm 25×20, del 1530 ca.. L’opera mostra il grande valore immaginifico di questo autore capace di creare e immaginare nuovi mondi.

L’opera più antica (come anno di produzione) presentata a Flashback è risalente alla dinastia Tang che governò la Cina dal 618 al 907 d.C.. Oltre alla pittura e alla ceramica, questo periodo è molto noto per la scultura. Abbiamo scelto di questo periodo la Suonatrice a cavallo presentata da Schreiber Collezioni. La dama di corte seduta sulla sella di un cavallo rosso è intenta a suonare il flauto e indossa una veste di colore giallo pallido assicurata sotto il seno da un nastro, e stivali. La pettinatura elaborata segna la moda dell’epoca. Se gli artisti del periodo Tang non avessero deciso di trasmettere ai posteri i loro usi e costumi con la costruzione di questo tipo di rappresentazioni, oggi non avremmo una traccia tanto dettagliata e vivida di quell’epoca. Il periodo di pace e stabilità politica ha permesso agli artisti del tempo di dedicarsi alla costruzione di una memoria collettiva da donare ai successori. L’epoca Tang è un esempio dell’importanza dell’arte e del coraggio dell’artista di trasmettere persino l’ordinario, salvandolo all’incedere del tempo.

Chiudiamo questo interstizio aperto sulla Free Zone di Flashback con uno sguardo trasversale su Torino, città sede della manifestazione, grazie all’opera di Marco Calderini – ricordato come il più piemontese di tutti gli artisti (Torino 1850 – 1941) – Il Po a Torino, olio su tela, cm 120 x 228 della Galleria Carlo Virgilio & C e all’opera di Carlo Levi Qui nascono del 1954. Qui nascono, esposta alla XXVII Biennale di Venezia nel 1954, è un’opera dal duplice valore programmatico: Levi da un lato ribadisce l’importanza del testo figurativo quale atto militante esemplare, dall’altro intona un canto viscerale e pieno di sentimento verso quel terragno mondo contadino in mezzo al quale spicca una presenza distinta, luminosa: quella del poeta della libertà contadina.

Flashback è anche exhibition, video, talk e lab

Come da tradizione, Flashback animerà le giornate di fiera con una proposta di exhibition, video, talk e lab.

Ci sarà una mostra monografica dell’artista Enrico Bertelli, autore dell’immagine guida di questa edizione della fiera, la presentazione dei manifesti di Opera Viva Barriera di Milano e del progetto Artista di Quartiere.

Sarà possibile “perdersi” nell’installazione video Stanze dei fratelli De Serio e fermarsi ad ascoltare i talk con il presidente del Museo Diffuso della Resistenza (la Caserma è una delle sedi diffuse del Museo) Roberto Mastroianni, l’Architetto Stefania Dassi, i critici d’arte Lisa Parola e Christian Caliandro e tutti gli artisti dei progetti speciali, partecipare ai Lab di Maria Chiara Guerra sulla libertà, ma soprattutto scoprire il nuovo progetto di Flashback quello delle Edizioni d’Arte.

Così la Zona Franca di Flashback vuole essere il luogo-rifugio delle diversità, siano esse opere, persone, movimenti, pensieri, un luogo dove nella libertà si ricompongono i conflitti e grazie a questa si interroga sul futuro.