[INTERVISTA] Alberto Milesi, direttore artistico di Borgate dal Vivo: la Bellezza come guida

Ci fa sempre molto piacere parlare con e far parlare gli addetti ai lavori, per capire e raccontare come funziona il “dietro le quinte” dei progetti culturali più interessanti in circolazione. Ci siamo confrontati con Alberto Milesi, direttore artistico di Borgate dal Vivo, festival multidisciplinare itinerante al crocevia tra Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia che da ormai dieci anni punta alla realizzazione di appuntamenti che portino bellezza in luoghi periferici non battuti da artisti spesso di caratura nazionale.


_a cura di Lorenzo Giannetti

Partirei da lontano: da quanto/quando ti occupi di eventi e quale è stata la “scintilla iniziale” (e i primi passi) di un progetto interdisciplinare come Borgate dal vivo?

Tutto nasce dieci anni fa quando, a febbraio del 2011, è nata l’Associazione Revejo. L’idea era quella di realizzare eventi culturali che coinvolgessero i più giovani, intorno alla lettura, al graphic novel e ad altri ambiti della creatività. Poi, nel 2016, è nato il festival Borgate dal vivo: la prima edizione, tutta in borghi della Valle di Susa, territorio in cui sono nato e in cui vivo, ha realizzato una quindicina di appuntamenti letterari. Abbiamo capito che si poteva lavorare alla creazione di bellezza anche in luoghi periferici e, già dal 2017, abbiamo ampliato l’orizzonte della nostra azione: tutto il Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e poi Lombardia e, nel 2018, anche qualche evento in Friuli Venezia Giulia e Veneto con eventi di teatro e musica, oltre alla letteratura, nostra prima radice.  

Ci racconti una situazione estremamente difficile/d’emergenza che hai affrontato nel tuo lavoro e per bilanciare un momento magico/epico che hai vissuto in prima persona nell’organizzare un evento?

Quando, come nel nostro caso, organizzi un festival multidisciplinare itinerante su un territorio molto ampio, sono numerose le situazioni di difficoltà cui far fronte. Difficoltà legate alla logistica, all’organizzazione, alla specificità di location che molto spesso non sono attrezzate per accogliere determinate performance. Per fortuna, possiamo contare su uno staff molto professionale attrezzato per risolvere, di volta in volta, la complessità delle situazioni che si presentano non perdendo di vista un obiettivo: la realizzazione di appuntamenti che portino bellezza in luoghi periferici non battuti da artisti spesso di caratura nazionale.
Rispetto alla tua domanda su momenti magici che abbiamo vissuto, ricordo la lunga ed emozionante standing ovation che, nel 2018, il Teatro Fassino di Avigliana ha tribuato a Elio Germano e Teho Teardo alla fine dello spettacolo “Viaggio al termine della notte” di
Louis-Ferdinand Céline. Standing ovation ripetuta nel 2020 all’Arena delle Alpi di Venaus per lo stesso spettacolo, in coda a una edizione complessa come quella scorsa, caratterizzata pesantemente dalla pandemia. Quell’applauso infinito sotto le stelle è stato per tutti una liberazione, densa di emozione e gratitudine per un pubblico che non ci ha mai lasciati soli. Questo è solo uno dei tanti momenti emozionanti di questi sei anni di festival. Aggiungo che anche i piccoli eventi realizzati in luoghi sperduti dell’arco alpino occidentale con la partecipazione affettuosa del pubblico ci hanno spesso confermato nell’idea che lavorare a questo progetto migliora la vita di tutti.

Clicca qui per il programma completo di Borgate dal Vivo 2021

A proposito di emergenza: due parole su come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni di pandemia e su come ti immagini il futuro prossimo.

Abbiamo dalla nostra parte un elemento che ci ha permesso, anche durante il nefasto 2020, di realizzare il festival: gli eventi si svolgono all’aperto e questo ci ha in qualche modo facilitato il lavoro, seppur nel rispetto e nell’applicazione di uno stringente protocollo sanitario. Abbiamo lavorato tanto “in remoto” nella programmazione del festival. La tecnologia ci ha aiutato molto e ci ha permesso di non perdere terreno nel corso dei mesi. Ovviamente, così come in questa sesta edizione del festival, speriamo al più presto di tornare a organizzare gli eventi senza restrizioni per quanto riguarda le capienze di pubblico e la logistica. Facciamo tutto quello che facciamo per il nostro pubblico e ci auguriamo di tornare quanto prima a situazioni di “normalità” organizzativa, sperando anche in una superiore attenzione istituzionale per il comparto culturale, flagellato in maniera molto forte durante la pandemia.

Ci racconti per quanto possibile come funziona l’organigramma di Borgate dal vivo, quali sono le dinamiche più ricorrenti nello/tra lo staff.

Oggi possiamo contare su uno staff molto ben strutturato in tutti i suoi settori, dalla direzione artistica e tecnica alla produzione alla comunicazione alla segreteria organizzativa al fundraising. Ci abbiamo messo sei anni a strutturarci in questo modo ma siamo felici, oggi, di dire che la nostra squadra di lavoro, appassionata e competente, lavora senza sosta avendo come stella polare la bellezza. Forse sono ripetitivo, ma sono convinto che se un gruppo di lavoro si lascia condurre dalla passione, questo si percepisce anche all’esterno. E la risposta del pubblico conferma questo elemento. 

Parliamo ora delle varie location di BdV: come vengono scelte? Essendo un festival interdisciplinare che unisce letteratura. teatro, musica etc deve essere molto complesso – ma anche stimolante – gestire e monitorare questo aspetto.
E poi, più in generale qual è il vostro rapporto col territorio? Sia a livello di istituzioni sia a livello di cittadinanza.

Ciò che caratterizza il nostro lavoro è la fortissima relazione con il territorio. Un territorio che amiamo e con il quale abbiamo una fortissima interlocuzione. Lo ascoltiamo molto e tendiamo, da sempre, a raccogliere innanzitutto le esigenze e i desideri dei luoghi, dei comuni, dei borghi rispetto alla programmazione. Ovviamente facciamo delle proposte artistiche ma tendiamo il più possibile a far convergere le nostre proposte con i desiderata che arrivano dal territorio. Come detto anche prima, il pubblico risponde sempre molto bene alla nostra proposta: entusiasmo che ricambiamo con grande impegno e senso di responsabilità.

Nel 2021 siete anche approdati in città, inaugurando una collaborazione col Museo Egizio: ti va di raccontarci come è andata la data col reading di Isabella Ragonese tratto da “Le Cosmicomiche” di Italo Calvino?

La sesta edizione del festival è partita lo scorso 12 giugno dal Museo Egizio di Torino. Una collaborazione che ci onora e che, a livello creativo, ci ha stimolato molto. Italo Calvino è uno degli assi portanti del cartellone 2021 (abbiamo in programma altri due eventi “calviniani”: Paolo Hendel & Bandakadabra a Venaus il 26 agosto con una debordante interpretazione de “Il barone rampante” e Lella Costa ad Avigliana il 5 settembre con la sua coinvolgente lettura de “Le città invisibili”). “Le Cosmicomiche” letto in maniera magistrale da Isabella Ragonese con la sonorizzazione del maestro Riccardo Mazza (Project-To, SeeYouSound), che ha captato in diretta suoni dallo spazio e convertito in tracce sonore, ci ha molto emozionato. Un’emozione molto più grande perché ha costituito in tutti i sensi la nostra ripartenza e quella di chi ci segue.  

Il prossimo evento sarà immerso nella natura, tra le montagne, sopra Bardonecchia: cosa ci puoi anticipare sulla performance di Ludovico Einaudi?

Non nascondo che la tappa di Bardonecchia del “Summer Tour 2021” del grande pianista Ludovico Einaudi mi fa battere il cuore molto forte. L’approdo del pianoforte di Einaudi in un luogo di grande potenza ci onora particolarmente: far parte di un tour che si innesta meravigliosamente con i luoghi naturali ci indica, una volta di più, che la strada che percorriamo, seppur faticosa, è quella giusta.

Qui tutte le info per il concerto di Ludovico Einaudi a Borgate dal Vivo 

Fermo restando che ogni evento ha un suo impatto ambientale, come vi rapportare alla questione “green” per quanto riguarda il Borgate dal vivo e gli eventi in generale.

Grazie per questa domanda. La questione ambientale è un altro dei temi forti di Borgate dal vivo festival. Ogni anno realizziamo eventi che tendono a riflettere sui cambiamenti climatici e sulle ricadute sulla montagna. In questo percorso di riflessione ci accompagna Luca Mercalli, amico del festival e protagonista di appuntamenti che coinvolgono sempre un folto pubblico desideroso di capire quello che succede intorno a noi. La sostenibilità per noi è un faro: ci sforziamo di impattare il meno possibile con il territorio attraversato dal festival. Il rispetto e la cura di esso per noi sono imprescindibili.

Da un lato i classici progetti futuri nell’immediato (da ogni punto di vista), dall’altro però anche i sogni nel cassetto per i prossimi anni. Ad esempio, artisti che ti piacerebbe particolarmente vedere nel vostro cartellone.

Durante la pandemia abbiamo dovuto annullare alcune stagioni teatrali che curiamo nel resto dell’anno (dal Teatro Fassino di Avigliana all’Auditorium Franca Rame di Rivalta di Torino, al Teatro Don Bunino di Bussoleno alla collaborazione con il Teatro Comunale di Ventimiglia). Ci auguriamo di tornare a riaprire i teatri per incontrare il nostro pubblico anche in inverno.
E poi, i sogni nel cassetto: ne abbiamo tanti e l’elenco sarebbe lunghissimo, ma pensare di poter ospitare all’interno del Borgate dal vivo festival, tra gli altri, Stefano Bollani, Cosmo, Emmanuel Carrère, Jonathan Coe, Elio, Irvine Welsh… Il nostro cassetto è strapieno di sogni: continuiamo a stiparlo e, poi, chissà…  

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Lo slogan ed il leitmotiv di questa edizione è “Tutto chiede bellezza”: andremo anche noi a cercarla, invocarla ed evocarla, con dedizione e passione, anche e soprattutto nei luoghi più impensabili e remoti. Come recitava una splendida canzone di Carmen Consoli, alle volte la bellezza delle cose ama nascondersi