Ri’tratti di Bellezza: il progetto fotografico di Carlotta Bertelli nel borgo di Castiglioncello

Una serie di taccuini fotografici stampati in edizione limitata per ogni stagione, seguendo equinozi e solstizi. Questa pubblicazione periodica valorizza e racconta il territorio della Val d’Orcia (patrimonio UNESCO) e il borgo di Castiglioncello del Trinoro, rinato grazie a Monteverdi Tuscany, hotel diffuso che si dedica ad attività culturali come concerti e progetti editoriali. Intervista a cura di Lorenzo Maccarrone. 

 
Il progetto è nato dall’unione tra la sensibilità dell’art director Gianluca Guaitoli e la fotografia analogica di Carlotta Bertelli. RI’TRATTI DI BELLEZZA esprime l’essenza del vivere lentamente, attraverso un dialogo continuo con la natura circostante. Respirare cultura, scoprire la bellezza dell’intreccio di sguardi e l’aspetto più intimo degli incontri: un atto artistico racconta tutto ciò che spesso, nella frenesia delle metropoli, ci dimentichiamo. 
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Questa raccolta fotografica narra la vita del borgo e la sua natura in attesa della riapertura dopo i lavori di restyling, nell’estate 2021.  Abbiamo fatto una chiacchierata con la fotografa Carlotta Bertelli. Intervista a cura di Lorenzo Maccarrone.
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Raccontaci qualcosa di te e di come sei entrata in contatto con Monteverdi Tuscany.

Sono sposa, mamma e fotografa. Prima che con Monteverdi Tuscany io e mio marito Gianluca Guaitoli, art director di questo progetto, siamo entrati in contatto con il borgo di Castiglioncello del Trinoro dove sorge l’hotel: un vero e proprio colpo di fulmine. Dopo esserci trasferiti qui, a pochi km di distanza, abbiamo continuato a frequentare Castiglioncello e così siamo entrati in contatto con lo staff di Monteverdi. In particolare è stato dall’incontro con Anja Krenzel un paio di anni fa che è nata questa bella collaborazione con il nostro studio ed è insieme che abbiamo dato vita a Ri’tratti di Bellezza.

Descrivi il borgo per come lo conosci e lo hai vissuto, e cosa lo differenzia secondo te rispetto ad altri borghi d’Italia.

Di Monteverdi si potrebbero dire molte cose ed ogni persona che conosciamo e che ne ha fatto esperienza racconta questo borgo come qualcosa di unico. A me personalmente piace praticamente in ogni suo aspetto, a partire dalla strada nel bosco che si attraversa arrivando fino alle pietre che costituiscono gli edifici, dalla luce degli spazi infiniti della Val d’Orcia su cui si affaccia alle finestre piccole piccole come a voler custodire un segreto, dal cielo che lì sembra più vicino alle persone che lo abitano e che sanno trasmettere l’amore per questa terra. Ma aldilà dell’indiscutibile bellezza del luogo, quello che sicuramente più lo rende speciale e che ci ha fatti appassionare è il sogno di Michael Cioffi, il fondatore e proprietario, che è all’origine di tutto questo: un sogno di Bellezza, perché “la bellezza” come dice lui “ci rende esseri umani migliori”.

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Come mai hai scelto di utilizzare la fotografia analogica per raccontare Monteverdi?

A Monteverdi la vita scorre lenta, ha un sapore “antico” o semplicemente è qualcosa di naturale, di intimo e di umano. Questo per me é la fotografia analogica, questo è il motivo per cui l’ho scelta abbandonando completamente il digitale e questo è anche il motivo per cui anche come Studio Hamor abbiamo scelto di realizzare solo progetti che abbiano un’espressione “analogica”, artigianale, vera – proprio come il taccuino Ri’tratti di Bellezza.

Quale macchina fotografica preferisci per i tuoi scatti?

La mia macchina preferita è in assoluto la Rolleiflex, ormai da anni mia inseparabile “compagna di avventure”. Mi piace perché è esteticamente bella, perché è bello il formato 6×6, perché è bella la sua storia, perché è (quasi) indistruttibile anche per chi le maltratta come me, perché è discreta, perché – prima di tutti gli altri perché – dovendo inquadrare dal pozzetto ti invita a guardare il mondo da un altro punto di vista, il migliore di tutti: quello dei bambini.

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Sicuramente il territorio e il borgo si prestano bene alla fotografia. Hai un luogo all’interno del borgo che è diventato il tuo preferito dove scattare?

Di posti “fotogenici” ce ne sono tanti, ma come dice la parola per me tutto dipende dalla luce. Un albero, un muro, una sedia, un volto non sono mai gli stessi ma cambiano ad ogni stagione e ancor di più ad ogni luce.

Il lockdown ha frenato molte cose, ma ci ha fatto riscoprire una vita meno frenetica, la natura e gli spazi in cui viviamo. Nella tua fotografia queste cose spiccano già con un modo di scattare molto intimo. Pensi influenzerà il tuo modo di scattare una volta riaperto Monteverdi dopo i lavori di ristrutturazione?

Sinceramente il lockdown per noi non è stato un gran cambiamento, in fondo la scelta che abbiamo fatto di trasferirci qui è mossa non solo dal desiderio di contatto con la natura, ma anche dal fascino per la vita dei monaci, degli eremiti, dei padri del deserto. Poi bisogna anche dire che un lockdown in mezzo al bosco non è certamente come un lockdown in una grande città. Ovviamente è stato anche per noi un periodo forte, non avulso dal sentimento di dolore per la sofferenza che questa pandemia ha creato e che ancora sta creando nel mondo, ma che ancor di più ci ha resi consapevoli di quello che cerchiamo, pieni di meraviglia e gratitudine per ciò che viviamo. Per la bellezza, che c’è e resiste. Per i volti che prima o poi tornerò a ritrarre senza mascherina. Io non so che foto scatterò alla riapertura di Monteverdi, ma se saranno in grado di comunicare anche solo qualcosa di tutto questo, ne sarò felice.

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Nota tecnica: le Rolleiflex sono fotocamere reflex biottiche TLR (Twin Lens Reflex) tedesche di alta qualità, prodotte a partire dal 1928. La loro eccezionale qualità costruttiva, le dimensioni compatte, il peso modesto (rispetto alle ingombranti fotocamere dello stesso periodo), la qualità ottica superiore, la luminosità del mirino le ha rese note e ricercate, soprattutto per la fotografia “di strada”, precursore dell’attuale street photography.

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