[INTERVISTA] Che tempo che fa sotto il cielo di Bipuntato?

Non sono giorni facili per tutti, lo sappiamo e figuriamoci per una giovane artista che, dopo una più o meno lunga gavetta, esce proprio nelle settimane scorse con il suo disco d’esordio. È il caso di Bipuntato, che dopo una serie di singoli uno più convincente dell’altro, ha finalmente raggruppato tutta questa sua esperienza nel disco “Maltempo”.

Peccato che sia successo quanto sta accadendo e che la cronaca, anche giustamente, di tutti i giorni non smette di ricordarci. E allora noi l’abbiamo raggiunta, chiaramente al telefono, per farci un po’ tutto: cosa si prova, come si sta in un momento così particolare.

_di Mattia Nesto 

 

Abbiamo letto a proposito di Maltempo, il tuo album d’esordio, che questo disco è è un insieme di storie, vissute o immaginate da persone che si muovono da un punto all’altro della vita costruendo un mosaico di ricordi, fatto di disordine, contraddizioni e suggestioni impulsive. Quindi se ti dovessimo chiedere da dove trai ispirazione per la tue canzoni ci risponderesti dalla vita, dalla vera oppure no? Siamo molto curiosi!

Certo, la vita di tutti i giorni mi condiziona. Crea un po’  il pretesto per scrivere qualcosa. Una parola, una sensazione o un’incontro particolare, l’osservazione del mondo circostante, possono creare l’input per creare una storia. Ma sopratutto quello che mi ispira di più è un poco questo monologo interiore che mi accompagna da tutta la vita. Io vengo da una famiglia di psicoterapeuti, perciò sono cresciuta in un determinato ambiente che ha condizionato il mio modo di pensare. Sono abituata ad analizzare quello che mi succede, a scomporlo in milioni di pezzi per poi incollarlo di nuovo insieme. Questo mi da la possibilità di vedere una singola situazione da molti punti di vista, ciò comporta inevitabilmente disordine e contraddizioni, ma è un rischio che mi sono voluta prendere.

Come richiamo diretto alla copertina del disco, c’è l’idea dei fazzoletti mono-uso. Senza fare facili battute su questo periodo storico così particolare, uscire fuori con il proprio disco d’esordio proprio adesso ti fa più mangiare le mani, giustappunto asciugarti le eventuali lacrime o, perché no, rimboccare le maniche?

Molto strano il periodo storico in cui è uscito questo primo disco, un pò certo mi mangio le mani, sopratutto per quanto riguarda i live che sono un aspetto di questo lavoro che amo profondamente. Ma questo assolutamente non ci ferma e anzi si va avanti cerando di fare sempre meglio. Sicuramente rimboccarsi le maniche è più nel mio mood.

Quali sono stati i tuoi primi ascolti significativa quando hai iniziato ad approcciarti al mondo della musica?

I primi ascolti in assoluto sono stati i cantautori, era quello che principalmente si ascoltava in casa. Ricordo viaggi di famiglia con sottofondo intere discografie da Fabrizio De Andrè a Guccini passando per Gaber. La musica prima, l’ho ascoltata. Non sono quel tipo di persona che voleva fare la cantate da piccolina. In realtà ho approcciato a diverse discipline, ho suonato il Pianoforte per molto tempo e ho dieci anni di danza classica alle spalle. Tra tutte queste cose c’era anche il canto, che nel tempo è diventato assieme alla scrittura il mezzo per esprimere me stessa. Bipuntato è nata anche dopo il percorso in conservatorio, dopo aver fatto una serie di esperienze che mi hanno formato, è stato un percorso abbastanza lungo.

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E questi artisti li ascolti ancora oppure sei mutata/cambiata (forse evoluta?) nel corso del tempo?

Beh ovviamente ascolto ancora tutti, sono le mie radici e non posso rinnegarle. Poi come è giusto che sia crescendo si cambia modo di sentire e percepire la musica e le parole. Quei piccoli incontri particolari di cui parlavo prima mi hanno portato ad approcciare con diversi generi. Probabilmente potrei collegare un genere a quasi ogni fase della mia vita. Ho avuto varie contaminazioni che hanno formato e formeranno nel tempo il modo che ho di scrivere musica.

Vogliamo adesso un attimo soffermarci su Berretti, uno dei singoli che hai lanciato nei mesi scorsi. L’hai definito una ballad in forma strofica. Ci sono piaciute un sacco queste tue parole e ci piacerebbe poterne sapere di più…

Berretti per me è stata la vera prima prova. Sento che è stato il primo pezzo dove mi sono seriamente esposta al mondo. E’ stato difficile cercare di definirla, perché è prettamente un pezzo pop, appunto una ballad, che è fondamentalmente una forma di canzone popolare caratterizzata dal racconto di un solo avvenimento ma per esempio il ritornello è un non ritornello, perché il pezzo ha una forma appunto strofica, cioè l’armonia rimane sempre la stessa. E’ stato difficile catalogarla in un genere preciso, perciò ho deciso di definirla in quel modo, una ballad in forma strofica.

Al netto di tutto come avevi, anzi hai pensato di imbastire il tuoi tour, intendiamo proprio riferirci al live, a portare le tue canzoni su di un palco…

Come dicevo prima, tengo molto a questo aspetto. Vorrei, sperando che le condizioni ci assistano, fare un Live che sia un momento di condivisone, un bel ricordo. Praticamente sarò accompagnata dai musicisti che mi seguono e che suoneranno con me i pezzi di questo primo album e sicuramente anche qualche vecchio singolo.

Quanto conta per te il meteo, non solo esteriore ma anche interiore, nella tua musica?

 Molto. Maltempo è più uno stato d’animo che uno stato meteorologico. E’ una sorta di malessere, come dico in circostanze ‘ ho un pò di malessere ne cuore’ . Un modo di vedere la vita. 8) Direi un clima tempestoso, nel senso che ho moltissima voglia di mettermi in gioco, Maltempo è solo un primo passo e non vedo l’ora di fare tutto il resto. Voglio mettermi alla prova crescere, capire cose nuove, scrivere tantissima nuova musica.

Che tempo che fa nella tua vita? Artistico e non?

Direi un clima tempestoso, nel senso che ho moltissima voglia di mettermi in gioco, Maltempo è solo un primo passo e non vedo l’ora di fare tutto il resto. Voglio mettermi alla prova crescere, capire cose nuove, scrivere tantissima nuova musica.

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Se potessi scegliere un artista con cui dividere il palco da qui a sei mesi chi sarebbe? Puoi esagerare eh…

Se posso esagerare direi prima di tutto Neffa o Fabri Fibra, che sono due artisti che ho ascoltato tantissimo. Ma anche con GHEMON o ELASI con cui sento molte affinità stilistiche in comune.

Qual è stato nell’ultimo anno il tuo ascolto più frequente?

In questi ultimi anni ho ascolto tanto Mac Miller, Bibio, ma anche IMDDB che ho avuto il piacere di vedere live la scorsa estate allo Sziget . Nei miei ascolti anche se spazio molto rimangono comunque delle costanti come Paolo conte o appunto Neffa.

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