La potenza emotiva della penna di ZUZU

Cheese, opera prima dell’esordiente ZUZU e pubblicata da Coconino, è una graphic novel dal forte impatto emotivo che racconta la vulnerabilità, la crescita e l’amicizia di tre adolescenti.

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_di Carla Paolo

ZUZU non la conoscevo, avevo sentito parlare di lei perché seguo la sua casa editrice – la Coconino – sui social, ma nulla di più.
Sto vivendo un periodo della mia vita molto complesso e denso: uscire dalle zone di comfort può essere eccitante, ma almeno nelle fasi iniziali ci si scontra spesso con grande spaesamento e insicurezza, bisogna imparare a conoscersi di nuovo, a riscoprirsi, sono necessari impegno e attenzione, e si arriva a fine giornata esausti. Qualche settimana fa ho deciso di prendere una pausa e sono andata in montagna. Avevo il treno alle 8.30 del mattino, ma l’ho perso, e non avevo voglia di tornare a casa per appena un paio d’ore, così sono rimasta a leggere nella libreria della stazione, che ha un angolo con un tavolo per i clienti. Ho fatto un giro tra gli scaffali, ho visto Cheese, l’ho preso senza esitazione e mi sono seduta a leggere assieme ad una vecchietta e ad un… metallaro. Di quelle due ore non mi sono nemmeno accorta, tanto che son dovuta scappare senza avere il tempo di comprare il libro, e la storia non l’ho finita. Avevo intenzione di comprarlo al ritorno, ma neanche il quel caso il tempo mi è stato amico, e alla fine della settimana la storia era ancora sospesa.
Aspettare per aspettare, che l’attesa è un’arte, ho ordinato il fumetto su internet. Il giorno in cui è arrivato ho deciso: stasera lo rileggo tutto e me lo bevo. Era stata una giornata feroce e la sera ero fragile, sofferente e pesante. Immergermi nella lettura di Cheese è stato come ricevere un abbraccio inaspettato.

La storia, autobiografica, è una delle più comuni: tre amici, ZUZU, Dario e Riccardo, stanno per diventare adulti. Camminano sulla soglia tra adolescenza ed età adulta e tentennano su quel confine, si sentono ancora profondamente insicuri, come tutti gli adolescenti possono essere, come tutti noi adolescenti siamo stati, ma sanno che dall’altra parte della linea li aspetta una vita nuova, piena, carica di sogni e progetti, rivelazioni e libertà. Basta solo attraversare la paura.

ZUZU, Dario e Riccardo vivono in provincia, sono un nucleo stretto e solidale che combatte contro la noia della periferia e la paura di crescere: passano i pomeriggi sugli scalini di vecchi palazzi a chiacchierare del più e del meno, fanno passeggiate al mare, si confidano, ognuno abbraccia i timori dell’altro. In una di queste occasioni Dario propone agli amici di partecipare ad una gara di rotolamento del formaggio: è una disciplina che esiste realmente, si chiama “cheeserolling” e consiste nell’inseguire e tentare di afferrare una forma di formaggio che rotola giù da un pendio a velocità folle. I ragazzi inizialmente non lo prendono sul serio, ma quella gara diventerà un obiettivo, e una volta raggiunto muterà in punto di partenza. Arrivare a quella gara simbolica è un modo per raggirare la noia provinciale e quotidiana, ma allo stesso tempo risveglia nei protagonisti la voglia di avventura, di tornare ad osare, con il mondo e con sé stessi. È il punto di svolta, l’atto di coraggio per passare il confine e diventare grandi, tornare ad amarsi.

Il perno di tutta la narrazione è ZUZU, protagonista femminile. È una ragazza come tante, ma vive la sua adolescenza con un’enorme insicurezza: credere di non avere un corpo adatto. Insicurezza che presto si trasforma in disturbo alimentare. ZUZU non mangia quasi più, quando esce beve soltanto, e se ingerisce qualcosa poi vomita. Vive il corpo con difficoltà, lo sente come un albero che scricchiola e fa rumore, si gonfia e si restringe, a volte prova ad abbracciarsi, ma la repulsione finisce per prendere sempre il sopravvento. Una frase semplice pronunciata con leggerezza da un ragazzo che le piace – “Le due protagoniste sono perfette cazzo, hanno un corpo ideale… non so se mi spiego” – basta per mandarla in frantumi. Quel “non so se mi spiego” diviene un leitmotiv della paranoia di ZUZU, si annida in lei e torna a ricordarle il suo non sentirsi adatta. L’intensità con cui questa condizione viene vissuta dalla protagonista è tutta concentrata nelle illustrazioni. Questo graphic novel, infatti, è una celebrazione della bellezza: i corpi, sulla carta, perdono la dimensione umana e acquistano una forma del tutto nuova, una forma propria, lontana da canoni e catene. Sono corpi che si trasformano, che mutano in base alla percezione del momento, sono alberi, poi mostri, poi vermi, tornano umani per un po’ e ancora prendono a trasformarsi, e in ogni cambiamento c’è una bellezza nascosta, spesso feroce. Si intrecciano, in queste illustrazioni, la ricerca della libertà d’espressione di un corpo che cresce e muta forma, a tratti non riconoscendosi, e la meravigliosa celebrazione della diversità, che diventa ricchezza.

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Compagna fedele della protagonista è la sigaretta, eterna presenza, anche nei momenti peggiori, quelli di introspezione feroce, quelli di giudizio del proprio corpo; in ogni momento, dal risveglio al mattino con i crampi allo stomaco fino alla sera, attraversando insieme tutte le paure della giornata.

Ciò che fa da collante in questa storia è l’amicizia, quella pura e autentica. I tre personaggi sono l’uno la salvezza dell’altro, ognuno con le sue fragilità e i suoi timori si fa roccia per sostenere l’altro: un’amicizia fatta di condivisione profonda, tanto di esperienze folli, quanto di esperienze spaventose. Ognuno con la sua storia, si prendono per mano e si infondono quel coraggio necessario a passare il confine tra adolescenza ed età adulta insieme, stretti e invincibili.
Il titolo ha una duplice lettura: è un ovvio riferimento alla gara del formaggio rotolante, elemento dal grande valore simbolico, ma “cheese” è anche la parola magica che si pronuncia prima dello scatto di una fotografia, quella che fa sbocciare, anche involontariamente, un sorriso sul viso.

Leggere Cheese è stato un abbraccio perché, in questo mio momento di fragilità, mi sono sentita anche io parte di quel nucleo, mi sono sentita anche io forte abbastanza da attraversare le mie linee di confine, e soprattutto mi sono sentita meno sola. Quando ho iniziato a leggere la sua opera ZUZU non la conoscevo, ma a fine lettura, come in rari e bellissimi casi accade, ho avuto la percezione di aver trovato una persona amica. ZUZU è stata in grado di raccontare l’umano con delicata lucidità, una carezza dolcissima da mani callose e dure.

Ultima cosa: il formaggio è il mio cibo preferito.