[INTERVISTA] Musicanti: l’omaggio a Pino Daniele è molto più di un semplice musical

Che la prematura scomparsa di Pino Daniele abbia lasciato, non solo a livello artistico ma anche e soprattutto sociale e culturale, un enorme vuoto in tutta Italia. Ecco allora che la notizia di “Musicanti. Il musical con le canzoni di Pino Daniele” non poteva farci scaturire un’immediata curiosità. In occasione del passaggio del loro tour al Teatro Colosseo di Torino abbiamo raggiunto Fabio Colasanti, uno dei produttori che fa parte della band sul palcoscenico per saperne di più.


_di Mattia Nesto

Spulciando il comunicato stampa si legge: “un’opera teatrale che supera i confini dell’opera stessa – un musical oltre il musical”. Ma quindi che cos’è questo “Musicanti. Il Musical con le canzoni di Pino Daniele”? Un omaggio all’artista partenopeo? Una “messa in scena” delle sue canzoni più famose? O una “messa cantata” per un “sacerdote laico” della nostra musica?

Musicanti nasce dall’esigenza di mantenere vivo il percorso artistico che ho condiviso con Pino per 20 anni. Sicuramente è un omaggio alla sua musica e alle canzoni. Pino è stato uno dei più grandi artisti del nostro tempo, sempre avanti sui tempi, con una innata e spontanea capacità di contaminare e fondere elementi musicali diversi.

Il cast dello spettacolo conosceva già e apprezzava Pino Daniele?

Nonostante abbia faticato per trovare i nove attori/cantanti (ne ho provinati quasi trecento…!), tutti quelli che ho visto conoscevano ed erano vicini alle canzoni di Pino.

A livello personale come giudichi l’apporto musicale di Pino Daniele nella nostra “forma-canzone”?

La caratteristica della musica di Pino è proprio quella di essere slegata dalla “forma-canzone“ nata nel dopoguerra, che include il suo svolgimento nel modulo intro-strofa-ritornello: il suo approccio alla scrittura, era completamente svincolato dal modulo canonico e seguiva essenzialmente un bisogno istintivo di espressione personale. Non c’è uno schema nella forma né tanto meno nello svolgimento armonico, che è sempre comunque inaspettato.

L’inizio dello spettacolo si apre nella Napoli anni ’70: che Napoli era? Era molto diversa da quella attuale, che ormai siamo soliti vedere raccontata, più o meno fedelmente, in tanti film, serie e libri?

Anche se sono cresciuto a Roma, penso che quel periodo storico si stato comune a tutte le grandi metropoli: cambiamento, voglia di rompere le barriere ed i canoni passati. Oggi Napoli è una realtà internazionale dove si respira un aria completamente nuova e proiettata verso un’immagine europea, mantenendo sempre forti quelle radici culturali che la rendono unica al mondo.

Per quanto riguarda la fase di scrittura come è andato il lavoro di Alessandra Della Guardia e Urbano Lione?

È stato un lavoro prima di ricerca e poi di scrittura: con Alessandra ed Urbano abbiamo analizzato tutto il repertorio di Pino scegliendo un centinaio di canzoni che sembravano essere più’ adatte. Poi, la loro bravura è stata proprio questa, unendole insieme come un puzzle che via via prendeva forma, loro hanno scritto una trama che le giustificasse, e si tenesse in piedi da sola. Alla fine, le 32 canzoni che sono rimaste, sono delle fotografie che Pino ha fatto vivendo nel suo contesto storico. E, non credo sia casuale, ci siamo accorti solo alla fine che praticamente venivano per la maggior parte, dai suoi primi tre album, quelli appunto scritti a cavallo tra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli ‘80.

Mentre la regia è affidata a Bruno Olivero: come vi siete trovati con lui?

Si è trattato anche qui di un lavoro di squadra: Bruno Oliviero si è occupato della prima impostazione scenica, poi Ignacio Paurici ha completato la regia dello spettacolo.

Al fine della nostra intervista non possiamo non chiederti a quale canzone di Pino Daniele tu sia più legato…

Io ho cominciato a lavorare con Pino nel 1996, con l’album DIMMI COSA SUCCEDE SULLA TERRA e quindi, sono legato a quel disco che ha significato la mia svolta professionale ed artistica. Ma ovviamente ero legato alla sua musica dagli inizi della sua carriera.  Da musicista lo consideravo da sempre uno dei migliori chitarristi internazionali. Detto questo, trovo Lazzari Felici uno dei momenti più alti della canzone “popolare” italiana.

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