Le mostre torinesi da non perdere a dicembre

Gli appuntamenti con l’arte nelle gallerie della città non si fermano neanche con l’avvicinarsi delle festività, ma anzi riservano numerose novità per tutti i gusti. Selezione a cura di Miriam Corona, in continuo aggiornamento.  

Gabriele Nicola, Sintonia Fragile – Associazione Quasi Quadro – mercoledì 12 dicembre – via Feletto 38, h. 19

Quasi Quadro presenta Sintonia Fragile, prima mostra personale dell’artista torinese Gabriele Nicola. Attento ai dettagli, assoggetta la materia alle proprie necessità estetiche, analizzando tramite la scultura i vari rapporti che possono intercorrere tra oggetti e materiali, mediante un’attenta ricerca sulle forze fisiche, meccaniche ed estetiche.
Il mondo risucchia tutto dandogli nuova vita, così l’artista assorbe, trasforma e ridona energia e significato a oggetti di uso quotidiano. Gabriele Nicola percepisce un’ inseparabile conformità tra i moti del pensiero, le relazioni umane e le dinamiche della fisica e della meccanica, incastrando nei suoi lavori la scienza alla realizzazione scultorea ed installativa.
Ciò che spinge l’artista a creare è un continuo e frenetico impulso verso la sperimentazione e l’interazione con la materia, che muove la stessa fino al limite delle proprie possibilità, costringendola a mutare, ad evolversi diventando il mezzo allegorico delle più profonde dinamiche umane e di intelletto.
Magneti, cristallizzazione e giochi di luce trattano metaforicamente il pensiero, il desiderio: movimenti di attrazione e repulsione precipitano in attimi di arresto, che ci illudono con simboli di fuga e libertà rinascendo inaspettatamente in forze trattenute di schiavitù e prigione.
L’interazione dello spettatore sull’opera interrompe il flusso di energia lasciando una traccia temporanea su di essa, generando così una distanza tra apparenza ed essenza.
Come un’ idea, così fragile e fugace, che se messa in movimento troppo a lungo o troppo velocemente si autodistruggerebbe, così la maggior parte dei pezzi meccanici dell’artista, riciclati e riutilizzati in un modo diverso dalla loro funzione usuale, si servono di una lentezza quasi nostalgica e ipnotica, di un silenzio meditativo che trasporta lo spettatore in un limbo di attesa.

Denis Kelly – Galleria Weber and Weber – giovedì 13 dicembre – via s. Tommaso 7 h. 18:00

Denis Kelly è sicuramente il pittore irlandese astratto che meglio incarna i valori dell’”astrattismo puro”, dove il mancato uso figurativo è da intendersi come forma di espressione artistica della propria esperienza di vita. Ogni elemento compositivo della sua pittura è infatti parte integrante di un lessico capace di trasmettere attraverso linee, forme e colori tutta la portata vitalistica di questo artista che accetta il rischio, l‘evento accidentale che compare nei suoi dipinti come frutto di una ricerca geometrico-spaziale in grado di accogliere l’elemento occasionale.
La sintesi linguistica del mondo che lo circonda, rielaborato attraverso le forme geometriche e l’analisi spaziale, da vita sulla tavola a una composizione di forme dai colori brillanti che rivelano prospettive ed elementi fortuiti provenienti dal reale.
L’uso da parte di Denis Kelly della tavola in legno come supporto denota una certa attenzione verso quelle che sono le tradizioni pittoriche.
Ciò che lo rende un innovatore e un “rivoluzionario” è, di fatto, l’impiego di superfici lignee ritrovate nel quotidiano. Questi object trouvé assumono un ruolo fondamentale nella sua arte poiché in essi riaffiorano elementi del tutto inusitati.
La commistione fra la tradizione artistica antica e quella più moderna fa si che l’artista rinnovi il mezzo pittorico attraverso questo escamotage stilistico. Egli genera così un cortocircuito fra l’arte del passato e del presente anche attraverso l’uso di moduli ripetuti, come una sorta di antichi patrones, figure sagomate indispensabili per la riproduzione esatta di moduli figurativi. Nel caso di Kelly questi patroni non sono altro che delle matrici geometriche che gli permettono la riproduzione controllata delle figure geometriche che organizza nello spazio della tavola.

Carlo D’Oria “A passo d’uomo” – Wild Mazzini – venerdì 14 dicembre – via Mazzini 33, h. 18:00

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Nel 2016 la designer Federica Fragapane ha iniziato a lavorare sul progetto di personal data “The Stories Behind a Line”, che presenta in chiave visiva e digitale il viaggio verso l’Italia di sei richiedenti asilo, accolti nel centro CAS Migrantes di Vercelli.
Così l’autrice ha dato forma a queste complesse esperienze umane, raccolte attraverso una serie d’interviste individuali, che diventano punto di vista privilegiato per comprendere il tema globale delle migrazioni.

A partire da questo progetto, Wild Mazzini ha chiesto all’artista Carlo D’Oria di dare corpo a uno dei viaggi descritti da Fragapane. Nasce così “A passo d’uomo” la scultura in metallo che restituisce in proporzione la forma e la lunghezza del viaggio di uno protagonisti da Abidjan, in Costa d’Avorio, a Vercelli.
Intorno, due miniature di uomini, cifra distintiva del lavoro artistico di D’Oria e, in questo caso, potenziale metafora sia degli osservatori dell’opera sia di altri migranti incontrati durante il tragitto, diretti verso altre mete e carichi di altre storie.

Collettiva Lacerto – Galleria Moitre – venerdì 14 dicembre – via Santa Giulia 37, h. 18:30

Nella lingua italiana per lacerto s’intende un frammento, una parte di qualcosa. È un termine desueto e consunto dal mancato utilizzo. Ma significa anche una parte di carne, inteso come muscolo. Ha dunque un significato fisico ed astratto al contempo. Ideale per ciò che stavo cercando. Nei mesi passati ho interessato alcuni artisti sul mio proposito di creare un esposizione che di curatoriale avesse poco ma che invece si concentrasse sul senso dell’opera, in modo particolare per venire a noi, sul perché un lavoro fosse stato creato, sulla temperie che avesse favorito la nascita di un manufatto. Hanno dunque selezionato uno o più lavori. Nello stesso tempo ho richiesto che si prodigassero nel descrivere la condizione che ho poc’anzi enunciato, mettendo su carta considerazioni che in un banale comunicato stampa non entrerebbero. Il risultato è un testo, narrante stati ed inclinazioni. Questo è tutto.

Alessio Moitre

Gli artisti invitati: Ruggero Baragliu, Barbara Fragogna, Serena Gamba, Liana Ghukasyan, Samuele Pigliapochi, Lavinia Raccanello, Angelo Spatola.

Tartare / The Group Show – Fusion Art Gallery – giovedì 13 dicembre – Piazza Peyron 9/g, h. 19:00

La Fusion Art Gallery / Inaudita presenta Tartare, la mostra collettiva a cura di Linda Azzarone con Sebastiano Mortellaro, Ettore Pinelli, Silva Giambrone, Laurina Paperina, Jennifer Rosa, Davies Zambotti, Maya Quattropani, Barbara Fragogna, Rebecca Agnes, Ivana Spinelli, Penzo + Fiore, Stefania Migliorati, Romina Rezza e Renzo Marasca. I 13 artisti sono rappresentati nel numero 0 / RIDICULE di Tartare Synthétique, la rivista-edition del progetto INAUDITA pubblicata da Edizioni Inaudite.

Tartare “colleziona” artisti di origini, personalità e stili diversi accomunati da uno spirito di ribellione e avanguardia. Non a caso, il loro punto di vista è spesso fortemente critico nei confronti della società contemporanea. Questo li porta a sviluppare nuovi linguaggi che non seguono le norme del politically correct. Un aspetto pienamente condiviso dalla Fusion Art Gallery / Inaudita, uno spazio sperimentale dedicato agli artisti che non hanno paura di far sentire la propria voce.

Tartare è un evento gratuito imperdibile per tutti gli amanti della cultura, un’occasione unica per visitare una mostra indipendente al 100%. Fatti un regalo! Vieni a godere delle opere d’arte nel calore di un ambiente familiare prima che le abbuffate natalizie ti blocchino sul divano.

LIVE SET: Giovedì 13 dicembre alle 20 con TOGACI + CAPUTO + LAFAENZA

Ne jemi të lëngët (Siamo liquidi)

La modernità è la convinzione “che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza.

Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo “soggettivismo” ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile, da cui una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità.

CONCERTO: Sabato 22 dicembre alle 19 di Melò-Coton

È PROPRIO “UNE BELLE HISTOIRE”

Un approccio acustico swing a base di chitarra, flauto, voce, percussioni, qualche incursione teatrale e cabarettistica, molta ironia ed allegria: ed ecco le Mélo-Coton! Un trio sorprendente che smentisce il luogo comune della malinconia della musica francese, riuscendo a far ballare e divertire il pubblico con un repertorio di canzoni che parte da Charles Trenet e arriva fino a Zaz, passando per Juliette Gréco e Serge Gainsbourg. Un concerto che non è solo un concerto…et voilà!

Pane al Pane – Cena dei Dodici (performance) – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – giovedì 13 dicembre – Via Modane 16, h. 21:00

“Pane al pane” è una performance concepita da Alessandro Sciaraffa insieme ad Alessandro Mecca, un artista e uno chef che hanno dialogato e lavorato insieme per trasformare la galleria della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in uno spazio che unisce espressività e convivialità. “Pane al pane” è una tappa sperimentale della “Cena dei dodici”, un progetto di Alessandro Sciaraffa avviato nel 2017, basato sulla collaborazione con artisti e personalità provenienti dal mondo della musica, del teatro, della letteratura, del cinema, della scienza, della cucina. Il tema e il fine della performance è la condivisione dei “gusti”: attraverso il pane, coinvolge il pubblico in una situazione che intreccia l’azione del guardare e dell’assaggiare, dell’offrire e del ricevere.
La performance nasce da un laboratorio al quale parteciperanno dodici invitati. È liberamente ispirata alla mostra personale di Monster Chetwynd, “Il gufo con gli occhi laser” (2 novembre 2018 – 30 marzo 2019). È l’occasione per trascorrere una serata in Fondazione, assistere alla performance, visitare o rivedere le personali di Lynette Yiadom-Boakye, Rachel Rose, Andra Ursuta, Monster Chetwynd e per conoscere Spazio7.

Pane al pane è l’esito di un laboratorio promosso dall’équipe di mediazione culturale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo nell’ambito del ciclo di workshop dedicati ai pubblici adulti, realizzato con il contributo della Regione Piemonte.

Select Haystacks (1989-ongoing) di Lala Meredith-Vula – Galleria Alberto Peola – fino al 26/1 – Via della Rocca n. 29

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La galleria Alberto Peola presenta la terza personale di Lala Meredith-Vula, con una selezione dei lavori della serie Haystacks (1989-ongoing) esposti a dOCUMENTA14.

L’opportunità di scegliere alcune immagini dal ciclo Haystacks di Lala Meredith-Vula, iniziato nel 1989 e tuttora in corso, giunge nel momento in cui l’artista compie una sorta di bilancio della sua opera. Nel tempo, ha accumulato un vasto repertorio di fotografie, sia diapositive di celluloide che immagini in formato digitale, alcune delle quali in attesa di essere scansionate, altre mai stampate. In cantiere anche un libro, a segnare i trent’anni dall’inizio del progetto che fu determinato dall’amore per la forma concreta del pagliaio, le sue qualità scultoree e il suo rapporto con l’opera di precursori artistici come Henry Fox Talbot e, prima di lui, gli impressionisti. Il progetto fotografico fu anche un modo, per l’artista, di riannodare i rapporti con la terra d’origine.

FABIO VIALE | FIFTEEN – Galleria Gagliardi e Domke – fino al 12/01 – Via Cervino, 16

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Celebra il legame che da quindici anni accomuna Fabio Viale alla galleria GAS e in particolare al suo fondatore Pietro Gagliardi.
Nel 2003 nasceva la GAS e nello stesso anno Fabio Viale faceva la sua prima performance sul Po con “Ahgalla” la barca di marmo che sarebbe presto diventata icona fra le icone del lavoro di Viale. Un segnale forte di un artista il cui carattere non poteva sfuggire a Pietro Gagliardi abituato – per il background acquisito da creativo in pubblicità – a scoprire dove si nascondono i talenti capaci di costruire ponti di empatia fra il pubblico e l’arte contemporanea.

Da “Kick-starter”, prima personale dell’artista nel 2005 nella prima sede di GAS in corso Vittorio Emanuele, occlusa dalla grande installazione del “Palloncino aerospaziale” che vedeva anche l’esordio di “Infinito” – presto si sarebbe manifestata come una serie fortunata – a “Souvenirs” in cui veniva presentata “Pietà” un masterpiece dell’artista, alle numerose partecipazioni a mostre e fiere internazionali, da Basilea a Miami, da New York a Mosca, da Parigi a Londra alle performances di Venezia, San Pietroburgo, Mosca, sono innumerevoli gli episodi di successo e di riconoscimento della levatura artistica di Viale che hanno attraversato questi quindici anni sancendone il livello internazionale.

Un’opera inedita della serie “Souvenirs” sarà presentata proprio in occasione della mostra.

A Viale non è mancata neppure l’intuizione per immaginare che il quartiere dove si trova ora la sua abitazione e il suo studio: “Barriera”, sarebbe col tempo diventato un quartiere trendy di Torino. Fu a seguito del suo insediamento che la GAS, sempre più impegnata in promozione della scultura e di opere installative bisognose di grandi superfici, trasferì la galleria dal centro in questa nuova realtà post industriale, incuneandosi fra casa e studio dell’artista.

Chi conosce Viale sa che è una sua pratica quotidiana ribaltare il senso delle cose alla scoperta di nuovi significati. Anche nel catalogo in pubblicazione per la mostra si esercita in questa sua prassi ribaltando una consuetudine che spesso vede l’artista intervistato dal gallerista. In questo caso infatti sarà lui l’intervistatore.

A ragion veduta con “FIFTEEN” si celebra un esemplare sodalizio artista-gallerista. Per i visitatori della mostra, articolata negli oltre 700 m di via Cervino 16, sarà un’opportunità unica per scoprire alcune opere fondamentali che attraversano tutta l’attività dell’artista fino ad arrivare ai più recenti capolavori appena esposti alla Glyptothek di Monaco di Baviera.

Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per Loro – Galleria Febo e Dafne – fino al 22/12 – via della Rocca 17

Ha inaugurato giovedì 6 dicembre la mostra collettiva a scopo benefico Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per LoroL’iniziativa è stata organizzata dalla galleria Febo e Dafne in collaborazione con l’associazione Abbecedario, le opere sono messe a disposizione da collezione privata ed il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza a favore dei bambini del Monzambico.

L’ABBECEDARIO o.n.l.u.s. Associazione di volontariato nata nel 2007, ha il piacere di presentare una nuova iniziativa benefica resa possibile dalla collaborazione del socio Roberto Rey e della galleria Febo e Dafne.
Dal 6 al 22 dicembre in via della Rocca 17 saranno esposte opere su carta di autori del novecento, tra gli altri: Mario Schifano, Mimmo Rotella, Man Ray, Hans Richter, Aldo Mondino, Giacomo Soffiantino. Il ricavato dalle vendite sarà devoluto in beneficenza ai bambini del Mozambico che da anni l’ABBECEDARIO aiuta offrendo loro la refezione scolastica. Trovare tutti i giorni il pranzo pronto e gratuito rappresenta per loro un sostanziale incentivo a frequentare la scuola.

SEBASTIANO DAMMONE SESSA, TRAIETTORIE – Luce Gallery – fino al 10/01 Largo Montebello 40

Il lavoro di Sebastiano Dammone Sessa, incentrato in prevalenza sulla stratificazione di materiali, tocca radici profonde, sensazioni, disagi,  impronte che portano il significato del passaggio: le figure appaiono man mano che l’artista svolge il suo lavoro di inserimento di chiodi nella tavola,  a volte in modo più incisivo a  volte meno. L’astrazione che emerge svolge un richiamo a mappe o percorsi che, di volta in volta con il singolo laborioso procedere dell’aggiunta di ogni chiodo, scandito dal rumore del martello, ripercorrono vita vissuta o ricordi, come ad incidere ogni anfratto nella roccia scavata dal vento. Una  scultura che viene forgiata dall’artista invisibilmente all’interno della tavola da mille chiodi che ne compongono la struttura.
Si tratta di un lavoro che richiama la tradizione artistica italiana, con forme aggraziate nelle quali angoli del supporto sono ammorbiditi attraverso un processo di levigatura che ricompare sistematicamente nell’opera. I colori usati sono volutamente neutri, di un sapore antico che allo stesso tempo scandisce una presenza, ovvero quel che delinea il gioco tra la luce e la superficie dei lavori dell’artista. Un percorso che si snoda tra la classicità delle radici dei materiali usati ed il  risultato finale.
L’uso della ruggine su carta è portatore di vecchi ricordi – il tempo che corrode e consuma il ferro fino a trasformarlo – e sono nuovamente tracce e percorsi che non vengono pienamente controllati dall’artista, il quale si abbandona al destino del materiale usato. “Tracce” che si autoalimentano e che si fanno forza raggruppandosi. Nel lavoro dell’artista tutti i sensi sono coinvolti, persino il tatto degli aculei conficcati ed il rumore assordante del chiodo che perfora la tavola di legno. Una volta creato, il lavoro giace sordo ma porta tutto al suo interno e chi ammira l’opera rimane conscio del processo meticoloso usato per immergersi nel lavoro. I chiodi vengono piantati ad uno ad uno, con sofferenza e meraviglia ed  ognuno rappresenta un punto, un momento, il singolo elemento.

MEISENFLOO group show – Norma Mangione Gallery – fino al 22 dicembre – via Matteo Pescatore 17

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La collettiva ospitata dalla galleria riunisce i lavori di Michael Bauer, Raynes Birkbeck, Vincent Dermody, Michaela Eichwald, Alastair Mackinven, David Noonan, Michail Paule e Renee So.

It was hard to be a saint in the city – Galleria Raffaella de Chirico – fino al 22/12 – via Giolitti 52

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Attraverso le note di David Bowie e Mick Jagger unitamente a Bruce Springsteen, che dà il titolo alla mostra con It’s Hard to Be a Saint in the City, la Galleria De Chirico ripercorre le vibranti atmosfere degli anni Ottanta, vissute e riviste dal personale punto di vista di Börje Tobiasson. Nato a Tingsryd (Svezia) nel 1952, Börje racconta attraverso le proprie fotografie una vita fatta di viaggi, volti e incontri. Sceglie di non aver fissa dimora e ciò lo porta a realizzare scatti in cui piazze, strade e vicoli sono i protagonisti, assieme alle storie di chi li ha attraversati.

Già presente nel 2012 alla Galleria De Chirico con la personale “Come raggiungerti”, si rivela un sensibile reporter per le sue toccanti istantanee in cui si possono cogliere sfumature, dettagli e soprattutto commozione e rispetto per ciò che viene descritto. Come affermato da Denis Curti, autore del testo del catalogo della mostra, nel lavoro di Börje non è presente nessuna denuncia, nessuna presa di posizione, nessun incantamento. A prevalere è un punto di osservazione silenzioso, un punto di vista nobile e pacato, senza per questo apparire distante e arrogante.

Come esplicitato precedentemente, il titolo It was Hard to Be a Saint in the City si ispira alla celebre canzone di Bruce Springsteen, riadattato al tempo passato in quanto la mostra è un ritorno al 1986 tra le strade di Napoli e Città del Messico, Roma e New York, luoghi che nel corso degli ultimi trent’anni sono gradualmente mutati fino a trasformarsi in una realtà, ad oggi, completamente estranea. Le istantanee di Tobiasson mostrano quindi un mondo non ancora gentrificato, quando il fenomeno della globalizzazione muoveva i suoi primi passi.

Anni contradditori, sfavillanti e drammatici, gli Ottanta li ricorderemo per i mondiali di calcio in Messico, per la grande festa per la vittoria dei Metz a NYC, e per i primi amori davanti allo schermo guardando “Il tempo delle mele”.

MICHELANGELO PISTOLETTO | COMUNICAZIONE-  Galleria Giorgio Persano – fino al 26/01 – via Principessa Clotilde, 45

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“Alla fine del mese di settembre 1976, invitato da Giorgio Persano a tenere una personale nella sua galleria, ho deciso di realizzare una mostra consistente in “100 Mostre nel mese di ottobre”. Come? Pensandole e descrivendole tutte in quel mese, e numerandole da una a cento, per essere subito stampate in un libretto (giallo) di 9 x 9 x 1,5 cm presentato in galleria come opera compiuta in sé, ma contemporaneamente estesa nel tempo a venire, cioè quando le mostre descritte avrebbero potuto essere eseguite, sia da me stesso sia da altri. Fino a oggi ho realizzato personalmente un certo numero di quelle mostre e altri artisti ne hanno preso lo spunto, come da un ricettario. Ora, dopo 42 anni, una di esse viene attuata nella stessa Galleria Persano.

Giorgio Persano ha fatto la scelta, da me condivisa, ed è la numero cento. Essa dice: La mostra sarà suggerita dal luogo. Il tempo è passato e dall’ottobre 1976 il mio lavoro ha percorso molta strada, fino alla creazione di una Fondazione denominata Cittadellarte, a Biella. Si tratta di una istituzione che pone l’arte in relazione diretta con i differenti settori che compongono la società attivando un processo di rigenerazione che si estende nella società stessa.

La Galleria Persano ha nel frattempo cambiato collocazione e dimensione insediandosi in uno spazio ex industriale di Torino. Così ho fatto io stesso scegliendo un ex opificio tessile per dare luogo a Cittadellarte. Ora, con l’ultima delle cento mostre enumerate nel libretto giallo, estendiamo idealmente e praticamente il piccolo parallelepipedo 9 x 9 x 1,5 cm portandolo alla dimensione spaziale corrispondente ai luoghi e alle attività attuali, sia della Galleria sia della mia attività, oggi dedicata in gran parte alla Cittadellarte. Il mio lavoro continua a intrecciare nuovamente i tempi e gli spazi articolandosi in una fitta rete di interconnessioni e comunicazioni.

Le porte di Cittadellarte installate nella Galleria mettono in comunicazione diciassette stanze che suddividono l’intero spazio espositivo e rappresentano altrettanti settori della compagine sociale. Comunicazione è infatti il titolo che ho assegnato a questa centesima mostra del libretto giallo. Essa tuttavia non si limita a un unico luogo, si articola bensì in due luoghi. Nel secondo luogo, separato ma non lontano dal primo, è esposto un gruppo di Quadri Specchianti, specificamente realizzato sul tema della comunicazione.

I Quadri Specchianti continuano a essere memoria storica di momenti apparsi nello specchio della vita, compresi quelli attuali. Oggi il fenomeno della comunicazione ha assunto caratteristiche e dimensioni inimmaginabili fino a qualche decennio fa. Un piccolo telefono tascabile ci mette istantaneamente in rete con il mondo intero. I Quadri Specchianti, come computer ante litteram, sono allo stesso tempo il presente e la memoria. Inoltre queste opere esposte sono dei selfie in quanto ritraggono la persona con tutto ciò che sta alle spalle. L’umanità è ormai tecnologicamente collegata, fino al punto da rendere precaria la comunicazione interindividuale fuori dal sistema tecnologico. I lavori in mostra non hanno funzione né apologetica né critica, semplicemente documentano lo stato delle cose. Dobbiamo tuttavia constatare che la comunicazione ha anche un risvolto, ed è l’incomunicabilità. Per questo diviene impellente sviluppare una dimensione inedita che connetta il lato positivo e il lato negativo dei processi comunicativi trovando nuovi equilibri nei rapporti tra la natura e l’artificio, tra le persone singole e la società, come visualizzato nelle porte di Cittadellarte.”