3 motivi per non perdersi MiTo SettembreMusica 2018

Rapido briefing in 3 punti tra idee, ospiti e luoghi del Festival musicale ospitato da Milano e Torino.


_di Silvia Ferrannini

Nel corso delle ere e dei loro sommovimenti, cosa ha detto la musica all’uomo? Sicuramente gli ha suggerito il gesto, l’ispirazione che si sublima in nota, in voce, in passo. La sinergia tra musica e danza è antica quanto il mondo stesso, ma entro spazi e tempi diversi ha disegnato arabeschi dei più inattesi, che MiTo SettembreMusica si propone di raccontare poiché, come afferma il direttore artistico Nicola Campogrande, «per certi versi, la danza è una musica che si vede». Si apra così una grande festa, in cui tutti sono partecipanti e, in un certo modo, organizzatori, perché la storia delle arti conosce un’unica autrice: l’umanità tutta.

Questa è la convinzione che pulsa al cuore del Festival: le declinazioni di questo viaggio coreutico e musicale tra Torino e Milano s’irraggiano lungo ogni latitudine possibile, ed è già grande fermento e aspettativa nelle due città, sebbene la grande festa MiTo la si conosca da tanti anni. Ma al di là della tanta (e ottima) musica, cos’altro riserva l’edizione 2018 di una delle manifestazioni musicali delle più importanti sulla scena europea?

In 3 rapidi punti proviamo a suggerirvi altre valide ragioni per non perdersi MiTo e le sue creazioni.

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1- Tra ben 125 concerti troverete sicuramente quello che fa per voi
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Nell’arco di 16 giorni ci sarà di tutto: balletti, concerti, minuetti, valzer, tango, costruzioni musicali poco conosciute (c’è spazio anche per le vivacissime nacchere di Lucero Tena!). Qualsiasi siano le vostre predilizioni, in un modo o nell’altro ci sarà pane per i denti di chiunque, perché MiTo si propone davvero come un festival popolare, dove si respira a pieni polmoni. La Royal Philarmonic Orchestra proporrà il balletto russo con Čajovskij e Stravinskij; gli artisti della Royal Concertgebouw Orchestra ci faranno romanticamente cullare nelle felici forme di Brahms e di Ralph Vaughan Williams; sarà un balzo nel Medioevo con danze e ballate di anonimi dal XII al XIV secolo e Raimbaut de Vaqueiras, nel Barocco francese a suon di viole da gamba e cembali e danze di Marais e Forqueray, fino ai giorni nostri, in particolare con Kronos, che proporrà Steve Reich, Omar Souleyman e Laurie Anderson in un unico concerto.
Sarà un volteggiare sulle sette note gradito a qualsiasi spettatore, che potrà regalarsi la propria personale emozione. Non solo: il prezzo del biglietto è accessibile a tutti (molti sono anche i concerti gratuiti) e dove anche i bambini sono invitati a scatenarsi (come non essere stuzzicati dallo spettacolo Drumblebee al milanese Teatro del Buratto, o la lettura I love you Tosca alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani di Torino?); se amate la musica corale, vi aspettano i consueti Giorni dei Cori; e non volete solo ascoltare, tante voci potranno unirsi in un unico magico momento, a cielo aperto, in MiTo Open Singing. Musica e danza convivono e cooperano affinché voce e corpo si abbraccino con tutta la delicatezza di cui solo l’arte è capace: chi potrà non (s)muoversi?
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2- Scoprirete tante nuove location
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Ormai è assodato: se la musica è di qualità, qualsiasi luogo può accoglierla e creare un cerchio magico di contemplazione. Dalla romanica Abbazia di Santa Maria Rossa in Crescenzago alla moderna Chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia fino alle belle affrescature della Certosa di Garegnano, molte sedi milanesi del culto concorreranno all’atmosfera di raccoglimento e abbandono ai virtuosismi dello spartito, ma non mancheranno spazi d’eccezione come la Fondazione Cariplo e i Teatro Edi- Centro Sociale Barrio’s, da sempre promotori di offerte culturali e sociali di grande interesse, sì come il Teatro Dal Verme si colloca il pole position accogliendo l’attività sinfonica della Storica Orchestra I Pomeriggi Musicali, e il Teatro degli Arcimboldi, in costante crescita da quel fortunato 23 dicembre 2005, quando la Woody Allen & New Orleans Jazz Band salgono sul proscenio e segnano l’inizio di un capitolo fondamentale per l’eterogeneo pubblico metropoliano. Non mancano naturalmente all’appello di MiTo il Teatro alla Scala, il Teatro dei Filodrammatici e il Teatro Franco Parenti.
A Torino, come di consuetudine, il Teatro Regio, il Conservatorio Verdi e l’Audtorium Rai A. Toscanini ospiteranno molti concerti, ma si apriranno anche le porte del Duomo, del Tempio Valdese, dei giovani Auditorium del grattacielo Intesa San Paolo e delle OGR, recentemente rivalutate e già punto di riferimento della vita culturale torinese: questa già basterebbe ad attrarre la curiosità dei più, ma all’elenco si aggiungono anche le Officine Kaos per gli spettacoli più contemporanei, la Casa Teatro Ragazzi e Giovani per i più piccoli, il Teatro Sant’Anna e il Piccolo Regio per i più rodati. Ognuno troverà lo spazio a sé e alla sua personale esperienza musicale più congeniale.
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Tempio Valdese, Torino.
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3- C’è un’ottima rappresentanza femminile
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In musica il tocco femminile è sovente esito di una particolarissima percezione e carezzevole sensibilità del suono e delle sue coloriture, e moltissime artiste in questa occasione ne daranno prova. La Royal Philarmonic mette sul podio Marin Aslop, la prima direttrice d’orchestra americana (attualmente dirige l’Orchestra di Baltimora e l’Orchestra di Stato di San Paolo) e pupilla di Leonard Bernstein, e come primo violino la delicata ma caparbia Julia Fisher, nota per le sue esecuzioni classiche e ottocentesche: tra le sue mani il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op.35 di Čajovskij avrà una forza speciale.
Evelyn Glennie è una percussionista sorda che comunica per vibrazioni. Sarà veramente viva la sua esibizione, perché ciò che non le è possibile sentire diventa movimento e disegno nello spazio. D’altra parte non è certamente un caso se ha collaborato con artisti come Björk, Steve Hackett e Mark Knopfler.
Un’ospite d’eccezione sarà Elisso Virsaladze, maestra straordinaria di pianoforte e interprete di rara profondità di artisti alle radici della tradizione russa (e non): con l’Orchestra del Teatro Regio offrirà al pubblico il Concerto n. 1 di Čajovskij, diretta da Vasily Petrenko.
Least but not last, MiTo ospiterà una delle più autorevoli personalità dell’epoca: Martha Argerich, con le sue esecuzioni impeccabili da un punto di vista tecnico ma evocative nella ricerca espressiva. Siamo pronti a scommettere che insieme ai giovani brasiliani della Neojiba Orchestra farà scintille, tra un Bernstein e un Gershwin per arrivare poi, trionfalmente, al Concerto op. 54 di Schumann.
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La pianista Elisso Virsaladze.
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