Guida ad Ypsigrock 2017

L’edizione di quest’anno avrà luogo dall’11 al 13 Agosto, dividendo come sempre le tre serate in modo quasi tematico. Andiamo a scoprire, uno per uno, giorno per giorno, gli artisti che si esibiranno.

_di Raffaele Auteri

Ypsigro era il nome con cui veniva identificato il casale bizantino eretto sulle Madonie. In seguito divenne Castelbuono, piccolo borgo medievale che ancora oggi è metà turistica e punto di riferimento della Sicilia culturale.

Per molte persone, però, Castelbuono significa musica. Dal 1997, infatti, ha luogo nel mese di agosto l’Ypsigrock Festival, giunto oramai alla sua ventunesima edizione e divenuto punto di riferimento per la musica internazionale in Sicilia e nel Sud Italia. Tantissimi nomi illustri si sono esibiti nel corso degli anni e anche questa estate la line up non delude le aspettative, tra nomi emergenti e vecchie glorie che tornano alla ribalta, per tre giorni di grande musica.

11 AGOSTO

Cabbage


Definire i Cabbage una band indie rock è sicuramente riduttivo. Freschi freschi di prima pubblicazione (solo qualche mese fa è uscito il loro primo disco “Young, Dumb and Full of…” ) questi cinque ragazzi inglesi sembrano più aver ripudiato la storia del punk inglese e aver inseguito la via del punk californiano (Dead Kennedys su tutti). Iniziare un festival così sarà una bella botta, ma in fondo si sa, il primo giorno di Ypsigrock non è adatto ai deboli di cuore, né tanto meno a chi è debole di spalla. Se non avete un amico alto due metri a farvi da scudo umano state ben attenti a dove vi posizionate, per non rischiare di ritrovarvi in mezzo al pogo selvaggio.

Preoccupations

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Qualche anno fa si facevano chiamare Viet Cong e avevano, a loro modo, conquistato un vasto pubblico con il loro misto di post-punk e noise. L’omonimo disco di esordio fu una delle più gradevoli sorprese del 2015 e sin da subito il quartetto canadese ha trovato ottimi riscontri in buona parte del mondo. Il cambio di nome, però, non delinea un cambio di personalità. Il secondo disco, uscito l’anno scorso sempre per Jagjaguwar, delinea ancora di più un sound al limite del claustrofobico, massiccio, oppressivo e ossessivo, che esplode definitivamente nell’esibizione live. Chi li ha già visti sa di cosa stiamo parlando e avrà sicuramente voglia di fare il bis. Chi ancora non li conosce o non ha avuto la fortuna di ammirarli si ritroverà catapultato nella frenesia pura di una delle migliori band live degli ultimi anni, fidatevi.

Bry

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Mai dare punti di riferimento: ecco che allora troveremo sul palco anche uno stranissimo Bry. Scelta di line up che sembra rompere l’equilibrio finora trovato a suon di gomitate tra il pubblico, ma che invece può risultare una mossa vincente per dare varietà a una giornata sicuramente “heavy” a livello sonoro. Il cantautore Irlandese si esibirà in un misto di folk e pop. La quiete dopo la tempesta, prima dell’uragano.

Ride

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Probabilmente poco da dover dire su una delle band più famose degli anni 90′. Tra i precursori dello shoegazing, il quartetto di Oxfordshire è tornato alla ribalta insieme a tantissimi colleghi negli scorsi anni. Per non essere da meno è da poco uscito il loro nuovo disco “Wheater Diaries”, un lavoro che prosegue nello stile e nel songwriting il resto delle pubblicazioni della band inglese, probabilmente virando più verso un dream pop particolarmente sognante che alla tempesta shoegaze per cui sono diventati famosi. I marchi di fabbrica restano comunque quelli: grande dinamicità e chitarre aguzze alternati a brani dolci e delicati, il tutto con un chiaro stampo britpop. Ypsigrock punta in grande, se vuoi fare la storia devi far suonare la storia.

12 AGOSTO

Christaux

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Ad aprire la seconda giornata di Ypsig, dedicata come sempre alla musica elettronica, è Christaux, già noto per aver suonato negli Iori’s Eyes. Parliamo di un progetto pop sofisticato. Atmosfere vibranti, voce delicata, ma potente e un ottimo gusto compositivo. Un dolce pianoforte alternato ad elementi di elettronica pop, tra batterie campionate e synth elaborati. Si punta forte anche sugli artisti italiani e di questo non possiamo che essere felici.

Amnesia Scanner

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Dal pop di classe all’elettronica sperimentale il passo è breve. Amensia Scanner è un progetto scuro, criptico, quasi disturbante. Campionamenti serrati e dinamici che invadono le orecchie e immobilizzano il corpo. Il duo finlandese crea atmosfere stranianti e coinvolgenti, alternando tratti di pura sperimentazione a momenti trance/dance davvero notevoli. Quando la scuola tedesca si fa sentire.

Beak>

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E’ il nome del progetto parallelo di Geoff Barrow dei Portishead. Difficile inquadrare musicalmente questa band, ma c’è la dinamica, c’è l’impatto, c’è, senza dubbio, qualità immensa da parte di uno degli artisti più importanti e rivoluzionari degli ultimi vent’anni. A Ypsig solo nomi forti.

Rejjie Snow

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Irlandese di nascita, emigra negli Stati Uniti per diversi anni per poi tornare in patria e dar vita al suo progetto musicale. La forza del beat elettronico al servizio dell’hip hop. Un MC con stile, che da largo spazio all’accompagnamento del suo rap, creando ritmi che saltellano con classe, lasciando emergere fortissime influenze jazz. Qui bisogna chiudere gli occhi, entrare nel mood e lasciarsi trasportare lontano.

Digitalism

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Non hanno bisogno di presentazioni. Distaccandosi fortemente dal sound dell’elettronica tedesca, il duo composto da Jence e Isi si è più ritrovato nello stile francese, seguendo la via tracciata da artisti storici come Justice e Daft Punk. La loro discografia parla per loro e se sono headliner a Ypsigrock un motivo ci sarà. La parola d’ordine è una sola: ballare tutta la notte.

13 AGOSTO

Klangstof

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Artefici di uno dei dischi più belli del 2016 i Klangstof riescono abilmente a creare un atmosfera sognante e notturna. Ispirati da band del calibro di Radiohead e Sigur Ros, danno vita a lunghe composizioni che lasciano senza fiato. Vicini anche ai Coldplay di “X&Y”, fanno sapiente uso di synth ed elementi elettronici, mentre le chitarre giocano in modo dolce sulle basi ritmiche. I brani dei Klangstof sono effimeri, dei fantasmi che danzano nella notte.

Aldous Harding

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Cantautrice sopraffina, voce intensa, melodie che cullano dolcemente. Viene definito “gothic folk”, ma ha l’aria di essere più un dolce abbraccio confortevole. Capace di mutare stile vocali ad ogni brano, non si può non rimanere stregati dalle abilità della cantante cresciuta in Nuova Zelanda.

Car Seat Headrest

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Will Toledo è, con ogni probabilità, l’eroe dell’indie moderno. Prolifico come pochi, vanta una discografia di tutto rispetto che gli ha conferito il titolo di re del lo-fi. Con il definitivo passaggio da progetto solista a band a tutti gli effetti, l’anno scorso ha dato alla luce il suo ultimo lavoro “Teens of Denial”. Un disco maturo, elaborato, diverso dai precedenti album, che conserva tuttavia quella freschezza e semplicità che da sempre definisce l’artista. Canzoni che sono diventate inni generazionali. Ci aspettiamo il coro emozionato di tutti i presenti, nonché una performance divertente e originale come solo pochi riescono a proporre.

Cigarettes After Sex

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La storia dei Cigarettes After Sex fa sorridere. Un primo ep uscito nel 2012, un secondo nel 2015, poi la fama internazionale. Un pop che forse non aveva trovato spazio o non è stato ben capito anni fa diventa adesso uno dei progetti che hanno più spopolato di recente. Pop ambientale vicino alle dinamiche dello slowcore, un eterno colpo al cuore. Forse non sono nulla di speciale o forse lo sono troppo, difficile saperlo davvero. Brani malinconici e dolci, musica per cuori sensibili, sarà davvero difficile trattenere le lacrime.

Beach House

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Come chiudere un festival alla grande? Con un duo che sta facendo la storia del dream pop moderno. Disco dopo disco il duo americano si è imposto sempre di più come uno dei progetti più ambiziosi dell’ultimo decennio. Saper modulare il suono e creare tappeti di sintetizzatori in cui annegare dolcemente, mentre le voci eteree di Alex Scally e Victoria Legrand ammaliano come due sirene.
A fine concerto ci chiederemo se sia stato vero o solo un bellissimo sogno, come probabilmente faremo una volta tornati a casa dopo un festival dalla line up eccezionale come poche volte si era visto in Italia.

DICONO DI YPSIG

Ypsigrock però, non è solo musica. Nel pieno dell’estate ci viene data la possibilità di esplorare uno dei capolavori della Sicila. Per parlarne al meglio di Castelbuono, delle sue bellezze e dei suoi punti di ristoro e attività ci affidiamo alle parole di chi il festival lo segue da tempo e con passione.
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Chiunque abbia già partecipato al festival vi potrà confermare che raggiungere Castelbuono rappresenta già di per sé un’esperienza interessante. Lasciatasi alle spalle l’ordinaria autostrada, ci si ritrova immersi in una lunga serie di tornanti alberati, una strada in lenta e inesorabile salita fatta di curve, spesso attraversate con temeraria velocità dagli abitanti del luogo. Ad annunciare l’arrivo, prima un cartello con scritto “Zona Denuclearizzata”, poi la sublime vista del Castello dei Ventimiglia, padrone incontrastato del paese – tanto da dargli il nome odierno; quello originario, Ypsigro, è dovuto alla dominazione bizantina e dovrebbe ricordarvi qualcosa. Non lasciate che il Castello rimanga un ragguardevole sfondo per i concerti del festival e per un selfie acchiappa-like: una visita è obbligata. Al suo interno troverete il Museo Civico, che nei giorni dell’Ypsigrock allestisce sempre almeno un paio di mostre, e soprattutto la stupefacente Cappella Palatina, che custodisce le reliquie di Sant’Anna. Usciti dal Castello e dalla piazza che ospita i live, attraverserete l’affollata Via Sant’Anna, densa di banchetti, negozi e punti di ristoro, tra i quali il famoso Don Jon, che funge sia da pub che da B&B. Dunque arriverete nella vicina Piazza Margherita, dove con ogni probabilità sosterete spesso durante le tre giornate.
Qui troverete la bella chiesa della Matrice Vecchia, in misto stile gotico, che conserva molti notevoli affreschi (specialmente nella cripta) e che secondo alcune voci potrebbe essere stata ricavata da una moschea saracena. Ma i vostri ritorni nella piazza avranno una natura ben più profana. Uno di fronte all’altro, opposti anche nell’estetica, si trovano due bar noti anche al di fuori della località: Fiasconaro e il Cin Cin Bar. Il primo spedisce ogni anno panettoni artigianali di altissima qualità in tutto il mondo, ed è noto per le lavorazioni pasticcere della manna, prodotto tipico di Castelbuono; lo vedrete preso d’assalto per via degli assaggi gratuiti delle sue specialità e per la presenza di un bancone esterno dove gustare un (buon) gelato. Il secondo è rinomato ancora una volta per i gelati ma soprattutto per i cannoli e le ottime granite di frutta. Superata la piazza, potrete abbeverarvi alla Fontana della Venere Ciprea, poi la via curverà e all’angolo troverete il Cycas, dove sono state spesso piazzate esibizioni collaterali e che rappresenta il centro della movida delle notti ypsine: qui vengono serviti i migliori drink. Due consigli finali. Il primo è di non saltare i concerti “minori” in cartellone; non solo perché spesso vi faranno scoprire e apprezzare talenti ancora poco noti, ma perchË si tengono in due delle migliori location “alternative” che si possano immaginare: l’incantevole Chiostro San Francesco e l’ex Chiesa del Crocifisso – ora sconsacrata, attiva anche al di fuori del festival sotto il nome Centro Sud. Il secondo consiglio è di prendervi del tempo per esplorare la zona. Il campeggio è un posto fantastico, divertente e selvaggio, ma Castelbuono rimane un borgo medievale di splendida atmosfera, dove la raccolta dell’immondizia viene effettuata con asinelli e che vedrete essere pieno di scorci poetici, di viuzze in pietra e di strade sterrate che portano a diverse contrade, spesso sedi di agriturismi e trattorie. Spostandovi in auto di qualche chilometro, potrete poi andare alla scoperta di altri punti di notevole interesse come Geraci Siculo, Gangi, Petralia Sottana e Petralia Soprana, luoghi dove l’intreccio tra natura, storia e sapienza artigianale è davvero intenso. Solo una trentina di minuti vi separano, infine, da un rigenerante tuffo in quel di Cefalù. Vedere tutto è impresa ardua, ma se vorrete sacrificare parte del sano e dovuto relax tra mattina e primo pomeriggio, difficilmente ve ne pentirete. Gran parte della magia di Ypsigrock deriva dal suo habitat naturale e conoscerlo a fondo è il miglior modo per assaporarla al meglio.” (Claudio, 5 anni di Ypsig)
“La cosa che più sorprende dell’Ypsigrock non è tanto la capacità dell’organizzazione di offrire una proposta musicale eterogenea e sempre aggiornata alle tendenze del sottobosco ‘alternative’, che è pur un aspetto fondamentale per un festival che si rivolge a un determinato target di fruitori; non è nemmeno l’aver compiuto il miracolo di inanellare più di vent’anni di programmazione, con numeri in costante crescita, in una terra affamata di cultura ma al contempo più impermeabile di altre al propagarsi di un gusto variegato e internazionale come la Sicilia. Ciò che più colpisce non è neanche la bellezza mozzafiato del luogo (o meglio, dei luoghi, considerato che negli ultimi anni è stata concessa a diversi artisti l’opportunità di esibirsi in chiese e chiostri di Castelbuono) in cui l’esperienza dei concerti prende forma. La magia dell’Ypsigrock risiede nella combinazione sinergica di tutti questi elementi: per tre giorni l’anno, un antico borgo arroccato sulle Madonie e simbolo del fascino ancestrale che solo certe località del sud più sud d’Italia che c’è possono emanare, si trasforma in un organismo pulsante di musica, risate e vita.
L’invasione degli ‘ypsini’ turba la quiete della sonnacchiosa Castelbuono, che tuttavia non risponde con l’ostilità di chi vuole continuare a dormire; in paese gli anziani rivolgono sorrisi e sguardi tuttalpiù incuriositi alla giovane fauna del festival, le attività gioiscono per il fermento che viene a crearsi e le stradesi gremiscono pian piano di gente e attesa per la sera. Poi la sera arriva, e l’incantesimo si sprigiona in tutta la sua potenza. Gli occhi del pubblico indugiano tra lo spettacolo offerto sul palco da artisti affermati o in procinto di farlo, e quello donato tanto dalla vista del maestoso castello che domina la piazza, quanto dal panorama che si staglia giù dallo strapiombo e sopra le teste, un orizzonte stellato che pare straordinariamente vicino. I beat assordanti di un’elettronica che trasforma Piazza Castello in una scatenata discoteca a cielo aperto, le raffinate linee di chitarra, basso e synth dei nuovi fenomeni del revival dark e new-wave, e le bordate sonore di mostri sacri del rock che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere in Sicilia, si fondono dunque a un’atmosfera quasi onirica, sospesa nel tempo. La grazia di un borghetto che trasuda storia da tutte le mura delle sue architetture medievali, insieme con il folklore e lo spiccato senso di ospitalità tipici di tanti spicchi di Sicilia, si mescola alle emozioni generate da una proposta artistica che nulla ha da invidiare a quella di eventi (internazionali e non) ben più noti, ricchi e blasonati, dando vita a un’esperienza totalizzante, più unica che rara. È per tutte queste ragioni che l’Ypsigrock sorprende, ed è per tutte questa ragioni, paradossalmente, che di anno in anno l’Ypsigrock genera un sentimento solo apparentemente opposto allo stupore: quello di sentirsi a casa, al bar del centro di Castelbuono o sotto lo stage, a pogare e a danzare, e in generale in qualsiasi punto del paese in cui ci si possa (ri)trovare durante quei tre afosi, stregati, salvifici giorni di agosto.” (Giovanni, 4 anni di Ypsig)
“4 must di Ypsigrock:
1) Trascorrere quattro giorni nell’assoluta serenità del campeggio, con le prese elettriche lontano dal tuo posto tenda (tanto il cellulare non ti servirà affatto). Assoluta serenità, ho detto? Certo, ma solo dalla mattina fino all’ora di pranzo. Serve la giusta preparazione ai concerti, e l’ambiente trasuda musica quasi h 24.
2) La sensazione di essere a casa. Hai presente il pub, dove vai a bere quasi ogni sera perché sei un alcolizzato? Ecco, l’Ypsigrock è il festival che accoglie la tua sete di musica, e ti dà una pacca sulla spalla, ti capisce e ti invita con un sorriso a venire il prossimo anno. Tu sviluppi dipendenza, e ogni anno ci torni.
3) Fiasconaro è d’obbligo visitarlo almeno per tre giorni (tutti quelli del festival). Più che una pasticceria è un’istituzione cittadina, famoso per i suoi panettoni, e per le creme di manna e di pistacchio e fa anche un gelato strepitoso. Gusto consigliato: oro verde. Inoltre, anche i più straccioni potranno provare gratuitamente la bontà del panettone, dato che vengono offerti tantissimi assaggini a tutti i passanti golosi. L’ha provato pure Papa Francesco, voi che aspettate?” (Elvira, 4 anni di Ypsig)

A SUON DI YPSIG 2017

TICKETS

3-DAY PASS € 76,00 / CAMPING PASS € 39,00 / DAY TICKET € 39,00
per altre informazioni visita il sito: www.ypsigrock.it