La Cloche 1967 e Walter Eynard: un nuovo sodalizio

Nuova apertura a Torino: in un anno di grandi novità enogastronomiche, La Cloche ritorna sotto nuova veste affidandosi alle idee e alle abili mani di Walter Eynard. Siamo stati alla serata di inaugurazione il 16 maggio.


_di Giorgia Bollati

Da La Cloche a La Cloche 1967: il nuovo nome, eco di quello suggerito dal geniale Armando Testa, del ristorante ai piedi della collina di Superga inaugura una nuova stagione, segnata da tante novità, ma ancorata ad un passato solido e di tradizione. Pinuccia Bello, sulle tracce dei genitori Nino e Rosa, riapre i battenti e accoglie in famiglia una stella, Walter Eynard: proveniente da valli valdesi e orizzonti stellati, lo chef, già nelle cucine di Flipot e del Somaschi Hotel di Cherasco, porta, sulle tavole di qualità di La Cloche 1967, la sua filosofia del cibo povero e di recupero della tradizione.

Riaperte in occasione del 50esimo compleanno, le sale calde e dal sapore elegantemente casalingo del ristorante hanno ospitato, il 16 maggio, una serata inaugurale fatta di calici, degustazioni e melodie di accompagnamento suonate al pianoforte a coda. Dopo un aperitivo che offriva i migliori formaggi piemontesi, anguilla in carpione e salmone con crema di pomodorini secchi accompagnati da un profumato calice di Eli metodo classico brut della cantina L’Autin, la serata è proseguita nell’ampia sala ristorante. Eynard ha proposto un menù degustazione equilibrato tra piatti di carne e di pesce, accompagnato da vini firmati Franco Martinetti. Lo chef ha dato il benvenuto ai suoi ospiti con le delicate e indovinate Crêpes Parmentier con salmone affumicato a freddo e salsa allo zafferano, per poi servire il primo piatto di pesce con un Filetto di Salmerino cotto sulla pietra di Luserna, dalla cottura perfetta e dal sapore che non troppo si è discostato dai toni della proposta precedente, sostenuto da un Gavi Minaia 2015 in magnum.

La portata principale ha visto l’ingresso di elementi primaverili dal sapore, tuttavia, vagamente invernale con il Fiore di zucchina novella con mousse di faraona e i Tagliolini ai germogli di ortica, accompagnati dal Colli Tortonesi Timorasso Martin 2011 in magnum. Sofisticata e classica la Quaglia su scaloppa di fegato grasso d’oca con spinacini, che ha mantenuto il menù sullo stesso tono.

Dagli aromi decisi, ma, forse, stucchevoli, la Sfera di cioccolato con ciliegie e sorbetto ai fiori di sambuco, dalla scenografia ricca e affascinante, seguita dalla piccola pasticceria abbinata all’ottimo Vermouth tradizionale Carpano. Grandi aspettative per la serata (tiepida) che ha segnato il nuovo inizio della famiglia Bello, che ha scelto la via della tradizione più aromatica tracciata dalle idee di Walter Eynard e la cura del Maître Adrian Tonin, che per questa serata sono stati accompagnati dai vini di Franco Martinetti orchestrati dal Sommelier Simone Servi: un viaggio nella cultura del Piemonte tra valli valdesi e Langhe, tutto all’insegna del buon gusto.