“The Girlfriend Experience”: la controversa serie tv tratta da Soderbergh

Un percorso torbido nella vita della stagista di uno studio legale che decide di offrire prestazioni sessuali per denaro. Tredici episodi per convincere lo spettatore a porsi domande piuttosto che avere risposte. 

Tratta dal film di Soderbergh del 2009, una serie drama che sembra allineare fin troppe premesse poco interessanti: un tema che potrebbe apparire esausto, una protagonista che sembra mostrare lacune attoriali evidenti, dialoghi che suonano falsi e distaccati, ambientazioni sterili.
Lo svolgersi delle puntate appare lento, quasi vuoto, il tema della prostituzione volontaria è introdotto senza enfasi da un’attrice che sembra prestare poco peso a quello che le succede intorno, la gravità più o meno profonda delle situazioni viene equiparata da un approccio ben poco emozionale. Eppure…

Pian piano lo spettatore prende però coscienza, si rende conto che tutto ciò che da subito aveva giudicato come piatto in realtà lo spinge ad immedesimarsi a fondo nella vita che qualcuno sta esplorando per lui, gli spazi narrativi così lenti gli lasciano spazio per esplorare in libertà le emozioni che si intravedono.
La protagonista è in realtà perfetta: sembra totalmente in controllo e le sue cadute provocano in noi reazioni pesanti, la sua recitazione volutamente asettica riesce con piccole variazioni dello sguardo a promuovere emozioni profonde.
Viola tutte le regole televisive, non inizia e non finisce, non ha le pause che ci spingo ad interessarci a molte altre serie e non ha le accelerazioni che rendono lo schermo sempre più interessante della vita vissuta.

È lo spaccato di una vita di una giovane ragazza che sembra compiere una scelta, sulla carta ipoteticamente tragica, che la spinge al lavoro che le sembra a lei più consono, senza che sembri vederne i lati positivi o negativi.
La seconda stagione cambierà tutto, avrà altri protagonisti e altre ambientazioni, altre storie nelle quali immedesimarsi che ci faranno provare il peso di scelte che la maggior parte di noi non ha mai dovuto fare.