Celo celo manca

Ogni lunedì peschiamo le “figurine”, figuracce e momenti da incorniciare nell’album del calcio mondiale attraverso una selezione dei personaggi e momenti che caratterizzano il weekend: una vera e propria collezione tutta da sfogliare; e senza doppioni. 

_di Marco Patrito

Baciame, stupido…

In un ambiente abituato a scene come quelle che hanno riguardato Delio Rossi e Adem Ljajic, fa effetto il siparietto messo in piedi sabato pomeriggio dal nostro Carletto Ancelotti e Franck Scarface Ribéry. È il 74’ minuto, risultato di 4 a 1 per un Bayern che ha domato l’avversario di mille battaglie nelle passate stagioni, il Borussia Dortmund, e il francese lascia il campo per fare spazio a Douglas Costa. Frank è visibilmente scontento, tanto da rifiutare in un primo momento la stretta di mano dell’allenatore per chiedere spiegazioni. Ed è qua che scoppia la scintilla dell’amore: il tecnico italiano senza proferire ulteriori parole dona al suo giocatore un affettuoso bacio sulla guancia che scioglie la tensione in un sorriso. Anche se il compleanno era il suo, ringraziamo Ribéry per il dono che ci ha fatto. E tanti auguri Frank, 34 di questi giorni.

Pepito Jones e l’ultimo crociato

La settimana scorsa al 35’ esultava, raggiante, per il secondo dei tre gol con cui ha schiantato il Las Palmas. Ieri invece è uscito fra le lacrime tenendosi il ginocchio destro. Il fatto che non fosse la gamba “maledetta” aveva lasciato spazio ad una timida speranza, infranta oggi dalla comunicazione del club di Vigo: rottura del legamento crociato. Giuseppe non sembra essersi demoralizzato, non vede l’ora di tornare a giocare a pallone, a fare la cosa che più ama al mondo, come scrive sul suo profilo Instagram. Nonostante la fragilità del suo fisico, o l’accanimento del destino, rimane uno dei talenti più puri della scuola calcio nostrana, e per questo gli facciamo un grosso in bocca al lupo che possa tornare più forte di prima dalla sua personale Gerusalemme.

Proprio lui! Anzi no…

Le statistiche dicono: una presenza, in coppa del Re. Stop. Questo lo score personale del Robben di Valmontone fino all’80’ della partita del suo Atletico nel derby con il Real. I Colchoneros si trovano in svantaggio di una rete e il Cholo Simeone ha bisogno di tutte le frecce della sua faretra, anche quelle più spuntate. Ed ecco che Alessio viene fatto alzare e scaldare. Indossa la maglietta e si posiziona a bordocampo, in attesa che il gioco si interrompa e la palla esca. E invece no, la sfera, beffarda, invece di uscire entra, ma nella porta dei Galacticos, per una zampata del solito Antoine Griezmann. A quel punto il tecnico dell’Atletico ha bisogno di coprirsi per difendere l’insperato pareggio, e il giocatore di Velletri non è esattamente a suo agio nella fase difensiva. Perciò spazio a Gimenez e anche oggi si esordisce domani.

Primato atomico

La scorsa settimana contro un Palermo in odore di retrocessione aveva stabilito un record: primo nord-coreano a esordire in serie A. Non pago, ieri pomeriggio Han Kwang-Song al Sant’Elia ne ha sancito un altro: primo giocatore nord-coreano a segnare un gol in serie A. Portato in Italia non da un lungimirante procuratore o un attento osservatore, bensì dall’onnipresente e totignorante senatore della coalizione di centrodestra Antonio Razzi, che da anni e per ragioni sconosciute a qualsivoglia analista geopolitico intrattiene relazioni idilliache con il regime totalitario di Kim Jong-un, il ragazzino classe 1998 ha ancora una lunga strada davanti a sé. Di primati da battere, si intende. Giusto qualche spunto: prima ammonizione, prima espulsione, prima combine, ma speriamo anche prima doppietta, tripletta e perché no, anche prima copertina alla domenica sportiva con Antinelli. Facile quando sei il primo, ma anche l’unico.

Zlatamin Button

Come il curioso personaggio creato dalla penna del Fitzgerald de “ Il grande Gatsby” e reso celebre dall’interpretazione di Brad Pitt nel film di Baz Luhrmann, anche per il divino Zlatan sembra che le lancette dell’orologio tornino indietro, o meglio, che si siano fermate da una decina di anni almeno. A 35 anni è il faro della Manchester rossa e diabolica, il galattico in una squadra di stelle. E anche questa domenica si strappa l’applauso degli appassionati con un lampo che fulmina il povero Sunderland fanalino di coda. Ma per l’uomo che non viene fermato neppure dalle leggi naturali, cosa può la marcatura a uomo del modesto Billy Jones?

Perfetto (S)conosciuto

Nella sua bacheca personale ha una coppa di Germania e una supercoppa, vinte 2 anni fa e strappate dalle grinfie rispettivamente di Borussia Dortmund e Bayern. Proprio uno dei suoi gol aveva reso amaro l’addio di Klopp dalla panchina delle Vespe gialle e nere. In quattro stagioni con la maglia del Wolfsburg, Bas Dost aveva realizzato “solo” 36 reti e il suo trasferimento quest’estate allo sporting Lisbona, squadra che alterna grandi intuizioni (Joao Mario, Joao Moutinho, CR7 solo per citarne alcuni) ad altre un po’ meno (Ezequiel Schelotto e la sua clausola rescissoria da 45 milioni), era passato decisamente sottotraccia anche per gli stessi tifosi della squadra lusitana. E poi il botto: 25 gettoni e 27 reti e l’aggancio a Lionel Messi in testa alla classifica per la scarpa d’oro. Chissà, forse lo strapotere dell’argentino e del suo team di extraterrestri gli impediranno di vincere l’ambito trofeo, ma il meteo prevede una tempesta di mail contenenti ricche offerte sulla sede della società portoghese.

DoubleTrouble

Doppiette importanti in questo fine settimana calcistico: si parte con l’ex napoletano Cavani che con i suoi 2 gol schianta un anonimo Guingamp al Parco dei Principi di Parigi in una partita finita 4 a 0 per il PSG. Non pago di ciò condisce il tutto con un passaggio sul gol di Di Maria che finisce direttamente nell’antologia dei migliori assist dell’anno. A seguire il solito Lewandowski che quando vede il giallo e nero del Borussia non riesce ad esimersi dal segnare almeno un gol. E sabato ne ha fatti ben due affondando la squadra madre che lo aveva lanciato nel calcio che conta. Ma si sa, i figli sono pezzi di…cuore. Altra vecchia conoscenza del nostro campionato, il super Mario di origini ghanesi e bresciane, segna una doppietta importantissima per impedire al suo Nizza di veder scappare via le prime 2 potenze della Ligue 1. Balotelli, che sta vivendo una stagione nel complesso più che positiva in costa azzurra, continua la mini striscia iniziata con il gol e l’assist della settimana scorsa. A proposito di strisce, chiedere agli addetti del metal detector dell’aeroporto di Lille a proposito di quelle lasciate dal giocatore passando in maniera sobrissima i controlli.

In terra italica invece si distinguono i gol del magnifico Lorenzo, sempre più padrone della sua signoria napoletana, e di Diego Falcinelli. L’attaccante del Crotone sta continuando a mettersi in mostra con i calabresi. Basti pensare che 11 dei 25 gol segnati dalla squadra portano la sua firma. Che poi, vogliamo mettere la soddisfazione di battere con una propria doppietta l’Inter, la società che a inizio carriera non lo riconfermò dopo aver trascinato gli allievi al titolo nazionale?

Il nano e il gigante

A proposito di Inter, fa rumore la sconfitta subita dalla squadra milanese contro il Crotone che, pur avendo mostrato nell’arco del campionato un carattere davvero battagliero, rimane una delle principali indiziate per la retrocessione. I progetti europei potrebbero rimanere solamente bei sogni, inaugurando un lustro di digiuno dall’appetitoso banchetto della Champions League. Gli anticorpi della “cura Pioli” sembra che stiano per finire, lasciando spazio ai soliti sintomi influenzali di mancanza di carattere e gioco inefficace che fanno dell’Inter la grande ammalata del nostro campionato, nonostante le iniezioni di capitale da parte della ricca dirigenza.

Altro tonfo clamoroso è quello del Barcellona che interrompe il ciclo di 3 vittorie consecutive in Liga finendo in ginocchio a La Rosaleda di Malaga e mancando l’aggancio al Real in vetta alla classifica. Quello visto in terra Andalusa è l’ennesimo brutto Barça della stagione, indeciso e nervoso, tanto da finire in 10 per l’espulsione della stella verde oro Neymar. Lo stop in Liga è poi stata la premessa alla debacle contro la Juventus nell’andata dei quarti di finale di Champions.

Palazzo di Cristallo 

Nel Monday Night della Premier League fa notizia il 3 a 0 subito dall’Arsenal da parte dei cugini londinesi del Crystal Palace. Dopo un paio di buone partite che avevano fatto sperare in un cambio di marcia e che avevano contribuito a placare gli animi dei tifosi Gunners, ecco arrivare una meritata debacle per mano della squadra del borgo di Croydon. Il Palace, che galleggia sopra il terzultimo posto occupato dai gallesi dello Swansea, alterna sconfitte, pareggi e (poche) vittorie, ma fra queste ci sono vittime illustri come l’Arsenal appunto e l’inarrestabile Chelsea di Conte.

La sconfitta di ieri sera alimenta ulteriormente il malumore dell’ambiente nei confronti del tecnico Wenger, tanto che da tempo ormai circola l’hashtag “#WengerOut”. Le architetture di gioco che l’ingegnere francese aveva costruito in più di vent’anni alla guida della squadra vacillano sempre più, ma non è detto che alla fine della stagione la dirigenza ascolti la vox populi optando per un restauro.