Buona la prima per l’Alessandria Film Festival

Si è svolta ad Alessandria la prima edizione dell’ALFF, acronimo indicante il film festival ospitato per la prima volta nella città natale di Gianni Rivera. La rassegna ha proposto sia lungometraggi sia cortometraggi da tutto il mondo proiettati lungo l’arco di tre giorni nelle sale del Cinema Teatro Comunale. A prima edizione conclusa ne abbiamo parlato con Stefano Careddu, co-direttore del festival insieme a Lucio Laugelli.

_di Nicola Bovio

Ad anticipare la tre giorni di proiezioni, un prologo per introdurre la figura del direttore della fotografia, ruolo scelto come tema della kermesse, con un ospite d’eccezione come Luca Bigazzi. Bigazzi ha una carriera lunga più di trent’anni e ha collaborato con grandi nomi del cinema come Francesca Archibugi, Michele Placido, Francesca Comencini, Silvio Soldini e Paolo Sorrentino e tra i vari premi al suo attivo risultano ben sette David di Donatello. Dopo l’evento apripista si è svolta la rassegna vera e propria che ha richiamato un nutrito numero di persone che ha assistito ai sedici corti e ai 5 lungometraggi in concorso.

Il concorso si è chiusa con la vittoria di Daniele Ciprì per la fotografia, Sandra Ceccarelli come interprete e del film Inner Me di Antonio Spanò nella categoria corti, mentre tra i lungometraggi la vittoria è andata a Laura Viezzoli per la fotografia, Heba Alì per l’interpretazione e all’esordio del regista mongolo Zhang Dalei: The summer is gone.

Com’è nata l’idea di creare un film festival?

“La scorsa estate ci siamo incontrati (io e Lucio Laugelli, co-direttore del festival) per discutere di altre cose, ero appena tornato dal Cinema Ritrovato di Bologna, meraviglioso festival dedicato al cinema del passato e chiacchierando Lucio mi ha chiesto: “Come lo vedresti un festival di cinema ad Alessandria?” e da lì a poco ci siamo attivati per creare un team di persone giovani e competenti che hanno permesso di dar vita a questa bella manifestazione”.

Immagino che il percorso per metterlo in piedi non sia stato semplice. Avete incontrato particolari difficoltà?

“È stato un lungo lavoro, ma ne è valsa la pena! Non abbiamo incontrato particolari difficoltà. Per fortuna la città ha abbracciato il nostro progetto fin da subito, mostrando interesse e dando il supporto necessario per la nascita, lo sviluppo e la buona riuscita del festival, ed essendo ad una prima edizione la mancanza di questo abbraccio ci avrebbe reso le cose ben più complesse.”

Come mai la decisione di avere pellicole sia di corto sia di lungo metraggio?

“La decisione di dividere il festival in due concorsi (corti e lunghi appunto) è stata la prima cosa sulla quale abbiamo discusso e ci siamo da subito trovati in accordo. Abbiamo pensato il festival per promuovere lavori freschi, giovani e innovativi e ci è sembrato naturale attingere da entrambi i formati per avere una programmazione più varia e soprattutto adatta a qualsivoglia palato cinefilo”.

«Il nostro sogno è quello di crescere al punto da poter avere più lavori e coinvolgere più sale del centro città, sul modello del Torino Film Festival»

Il festival ha voluto celebrare la figura del direttore della fotografia, trovate che questo ruolo sia in generale sottovalutato? 

“Nonostante entrambi i concorsi siano stati a tema libero abbiamo deciso di porre la lente su un mestiere del cinema che cambierà ogni anno. Abbiamo deciso di partire con il direttore della fotografia non perché crediamo sia un ruolo sottovalutato, piuttosto una figura ‘misteriosa’ per i non addetti ai lavori la cui domanda più frequente è: “Che cosa fa il direttore della fotografia?”

Tra i film festival italiani, il Piemonte in particolare è una regione che propone sicuramente rassegne molto interessanti. Ce n’è uno che vi ha ispirato più di altri?

“Sicuramente il Torino Film Festival è una delle realtà più interessanti e solide a livello nazionale e internazionale. Il nostro sogno è quello di crescere al punto da poter avere più lavori e coinvolgere più sale del centro città proprio sul modello del TFF”.

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Un fotogramma di “The summer is gone”, firmato Zhang Dalei:

Per un festival alla prima edizione il programma è stato molto ricco. Sono stati molti i film che avete dovuto selezionare?

“Sì, abbiamo ricevuto 180 film in totale, 138 corti e 42 lungometraggi attraverso la piattaforma Film Freeway. Un lavoro lungo, ma forse la parte più bella di tutta la preparazione del festival”.

Nel gruppone dei film che non sono arrivati alle sale del Teatro Comunale, ce ne sono stati alcuni che, in modo non esclusivamente positivo, vi hanno colpito in maniera particolare?

“La selezione non è stata per niente facile, purtroppo ci siamo visti costretti a non prendere lavori di tutto rispetto, ma dovevamo fare delle scelte e arrivati in fondo siamo soddisfatti del programma. Ricordo soprattutto un paio di documentari molto interessanti e alcuni corti molto divertenti. In ogni caso è stato piacevole guardare la maggior parte dei lavori iscritti che, seppur su livelli e con budget differenti, hanno cercato di portare una ventata di freschezza e impegno sociale attraverso il cinema”.

La partecipazione alle serate è stata molto buona. Come giudicate questo esordio?

“Siamo molto contenti di com’è andata questa prima edizione, abbiamo fatto dei buoni numeri a livello di partecipazione e ci pare che il pubblico sia stato sempre contento di quel che ha visto in sala. Questo è stato possibile anche grazie al prezioso lavoro di tutto lo staff e dei partner che ci hanno sostenuto”.

Ora comincia la strada alla prossima edizione. Avete già qualche idea in merito?

“Venerdì 17 marzo siamo stati ospiti di Colla Arredi a San Giuliano per un evento OFF del festival, adesso ci riposiamo un po’, ma al più presto riprenderemo a lavorare per rendere ancor più solido questa manifestazione. Qualcosa bolle in pentola, vivere questa edizione ci ha dato degli ottimi spunti per il futuro e ora non resta che definirli al meglio. Infine rimane da scegliere il mestiere del cinema da approfondire durante la seconda edizione di ALFF”.

Nell’immagine di copertina: il direttore della fotografia Luca Bigazzi insieme al regista Paolo Sorrentino