Mudimbi: il rapper dietro al bimbo dell’adesivo…

Abbiamo parlato con “l’irresistibile bimbo” dell’adesivo che sta tappezzando mezza Italia: è un rapper, già notato da Radio Deejay grazie al singolo “Supercalifrigida”. Appena partito per il tour che porterà in giro il suo album di debutto Michel (uscito a fine marzo), Mudimbi ci ha raccontato dell’atipica campagna pubblicitaria del disco, del suo modo di fare hip hop, del rapporto con le donne (ricacciando alcune accuse di maschilismo) e di cosa aspettarci dai suoi live. 

Qualcuno ha pensato ad un manifesto affisso da una famiglia in cerca del figliolo smarrito, qualcun altro ad un’opera estemporanea di uno street artist, gli altri hanno vissuto nell’atroce dubbio per parecchio tempo: “Cos’è ‘sto adesivo!?”.
Poi grazie a Facebook si è risolto l’arcano: la foto di quel tenero bambino su sfondo azzurro, appiccicata su pali e muri delle città di mezza Italia, è la copertina di Michel, l’album di debutto di Mudimbi pubblicato a fine marzo 2017.

Abbiamo raggiunto il rapper, che dal primo aprile ha dato inizio al suo tour, per parlare della promozione del disco attraverso questo bizzarro guerilla marketing, del sound vario ed imprevedibile di Michel e di molto altro ancora: per conoscere meglio l’uomo che si cela dietro all’adesivo.

Eccolo, il piccolo Mudimbi

Due domande inevitabili sulla promozione del disco. In un’epoca in cui tutto è digitalizzato (soprattutto l’attività di un ufficio stampa di un artista) hai deciso di tappezzare l’Italia con dei misteriosi adesivi, creando un hype invidiabile. Non si tratta certamente di una novità in termini assoluti, ma come è partita l’idea di questa strategia nel tuo caso? E soprattutto, si è rivelata una scelta vincente?

“Partiamo dal presupposto, fondamentale, che non ho “deciso di tappezzare l’Italia” anche se, visto il risultato finale, mi sa che avrei dovuto. La scelta furba fatta a monte è stato solo quella di utilizzare la mia (irresistibile) foto da fanciullo come copertina del mio album, e successivamente di stampare un’infinità di adesivi e regalarli in ogni dove ai miei fans. Ritrovarli appesi ovunque è stata una sorpresa grossa per voi, figuratevi per me!
Ad ogni modo sì, la scelta ha sicuramente premiato perché, anche chi non mi conosceva come artista, nel momento in cui l’album è uscito, ha dovuto fare i conti col fatto che quella foto/copertina la vedeva da mesi nella propria città e, anche solo per curiosità, un’ascoltatina all’album deve avergliela data. Poi, da qui ad essere certo che l’album non gli abbia fatto schifo, ce ne passa (risate)”.

La foto di te bambino in copertina porta alla mente  Nothing was the same di Drake, ma anche un artwork di Nas ed altri grandi nella storia dell’hip hop. Perché, da rapper, ti sei esposto al pubblico attraverso un’immagine così personale, innocente e che fa tutto tranne che “brutto”? È un tributo agli artisti sopracitati?

“Degli artisti sopracitati mi interessa ben poco a dire la verità. Sì, stravedo per Drake da “If You Are Reading This Is Too Late“, ma di certo non così tanto da fare tributi.
Il vero motivo dietro all’utilizzo della mia foto è che non volevo creare alcun personaggio. Non voglio dovermi sforzare ad essere Mudimbi, le maschere pesano e più passa il tempo più tendono a scivolare via, e si fa sempre più fatica per tenerle su. Io non ho né la voglia né il tempo di fare questo. Sono orgoglioso della persona che sono prima ancora che dell’artista e, per quanto mi riguarda, queste due ipotetiche entità (come tutte le altre varie che posso avere), collimano in maniera così perfetta che se dovesse venirmi in mente di crearmi una maschera, solo per darla in pasto al pubblico o non so chi altro, vorrebbe dire che sono davvero un pirla.”

Entriamo nel merito della musica. Nella tua presentazione sui social dici che il tuo rap è sempre influenzato dagli ascolti più disparati. E’ stato così anche per Michel? Quali ascolti nel periodo della registrazione hanno portato al sound eterogeneo del disco?

“Non ne ho la più pallida idea (davvero!). Di musica ne ascolto tanta e sempre diversa, ma non posso sapere realmente cosa ha influenzato cosa. Faccio un esempio molto semplice, anni addietro mi sono approcciato fortemente a musica da “festa” (dancehall, d’n’b, dubstep, etc..) e su questi generi ho ascoltato molti artisti far rap. Poi crescendo ho iniziato ad ascoltare (anche) musica più acustica con sopra la voce di gente che sapeva davvero cantare. Oggi tutti questi input rifrullano in continuazione nella mia testa e concorrono alla creazione di praticamente tutto ciò che faccio. Di fatti, la canzone che scrivo oggi può trarre ispirazione da elementi sentiti 7 anni fa, mischiati a elementi ascoltati l’altro ieri. Non sto molto ad analizzare, scrivo e basta”.

Una cosa molto bella del tuo rap è lo scegliere una determinata tematica come argomento per un pezzo e spolparla fino in fondo, anziché riempire canzoni di punchline ad effetto ma senza creare un filo logico. Tra questi temi spesso compare, per dirla in soldoni, la figa o comunque il sesso. Che rapporto hai con la sfera femminile? È un affetto ricambiato?

“Oh! Finalmente qualcuno che mi dà la possibilità di parlare di questa cosa! Mi riferisco alla prima parte della domanda: nessuno scrive o parla più di un ca**o oggi giorno nel rap. La maggior parte delle canzoni le ascolti, le impari a memoria, ce l’hai in loop nel cervello per settimane, ma se qualcuno ti chiede di cosa parlano, non sai cosa dirgli se non “Bé si…parla un po’ di questo…un po’ di quest’altro…”. Pensa al testo di una qualsiasi canzone rap recente (il 95%) e sono pronto a scommettere che il senso del testo sarà “i soldi, lo spaccare, la donna, la mamma, le difficoltà della vita, lo swag … tutto insieme ovviamente” …vabbè…
Tornando alla domanda sulla figa, ho un ottimo rapporto con l’altro sesso (almeno secondo me ahahah). Sono stato cresciuto solo da mia madre, so di cosa è realmente capace una donna e di che forza riesca a tirare fuori. A volte do la parvenza di essere un maschilista da quello che scrivo. La realtà dei fatti è che sono solo un uomo in una società maschilista e, essendo il mio compito (che mi sono dato da solo tra l’altro) quello di scrivere e di riportare le cose che vedo, va da sé che non posso fare altro che parlare/scrivere in base a quello che vedo/vivo. Mi affido all’acume dell’ascoltatore che dovrà riuscire a capire, o per lo meno a chiedersi: Ma le cose che dice le dice perché le vede o le dice perché le pensa?”.

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Prima dell’adesivo, avevi attirato l’attenzione su di te con l’articolato testo di Supercalifrigida, il cui flow serrato e frenetico aveva conquistato anche Albertino a Radio Deejay. Questo “stile” riconoscibile è alla base anche della maggior parte dei pezzi di Michel. Nonostante ti abbia reso famoso e sia una preziosa particolarità, non hai paura di rimanere cristallizzato in questo modo personale di rappare?

“Assolutamente no. Mi stupisce tu mi ponga una domanda del genere. Voglio dire, hai ascoltato “Michel” e quindi hai ascoltato anche “Chi” e “Giostre” per esempio, quindi di certo sai che sono capace anche di “scalare” le marce. Di certo non sono così stupido da rinunciare ad un mio punto di forza solo per paura di restarci ancorato a vita e venire etichettato come “quello che”. Ma per mia fortuna non sono neanche così stupido da battere continuamente su, uno, dei miei punti di forza, solo perché è quello che “funziona”. Mi piace cambiare e provare cose nuove. Mi annoio molto facilmente a fare le stesse cose e sono certo che questo mi terrà sempre a galla”.

Dal primo aprile è partito il tuo tour e parecchia gente avrà modo di vederti live per la prima volta. Molti rapper italiani non sembrano avere l’obiettivo di suonare dal vivo, sia perché prediligono il produrre musica in studio, sia perchè semplicemente non hanno presenza scenica. Tu ti definiresti un animale da palcoscenico? Come te la vivi la situazione tour?

“Io mi definisco un animale e basta (risate). Me la vivo molto bene questa situazione “tour”. Non dico che è quello che voglio fare nella vita per tutta la vita, ma è divertente, mi dà modo di mettermi in gioco e di rischiare diversamente da come si rischia nel registrare e far uscire una canzone. In tour le persone ce l’hai di fronte e, se fai pena, non c’è filtro o social che riesca a mascherarlo. Non dico di essere uno alla perenne ricerca del brivido, ma mi piace mettermi alla prova il più possibile, e creare un tour capace di girare l’Italia e non lasciare dietro di sé gente delusa è una sfida che raccolgo volentieri. E poi, diciamoci la verità, sul palco sono davvero una cannonata! Sono certo di riuscire ad offrire a chi mi guarda un’esperienza, che penso sia l’offerta migliore che qualcuno possa farti. La prospettiva che le persone, andandosene dal mio live, si portino via qualcosa di più della semplice musica, ma un sorriso, una risata o semplicemente una sudata (per aver ballato, non per l’aria condizionata), mi fa stare bene.
Ah, ti dico questo! Una volta mi sono rivisto live dall’Instagram di un mio fan che mi filmava durante il concerto. Io sono molto critico nei miei confronti eppure, in quel breve filmato, avevo una tale presenza sul palco che ho pensato: “Ma guarda tu che figata!”

Che obiettivo ti sei prefissato con questo album + tour? Arrivare a suonare in un club o festival in cui hai sempre sognato di esibirti, ottenere “soldi successo e potere”, o semplicemente arrivare al meglio della condizione per la creazione del secondo album?

“Anche se è la risposta sbagliata: non mi sono posto obiettivi. Sono molto presente al momento presente. Non sto a chiedermi cosa succederà o cosa vorrei. Quando ho scritto le canzoni dell’album non lo pensavo, pensavo solo a scriverle al meglio e, mentre parliamo, 5 tracce (quasi la metà dell’album) sono nella Top 50 Italy su Spotify. Quando ho creato il disco fisico non pensavo a cosa sarebbe successo. Ho solo cercato di creare qualcosa che intrattenesse le persone tanto quanto la musica che c’era dentro e questo ha prodotto il risultato che la gente ha invaso il mio sito (mudimbi.com) per andarsene ad aggiudicare una copia. Non sto pensando niente nemmeno riguardo questo tour. Stessa cosa riguardo la carriera e la vita in generale. So solo che devo fare sempre del mio meglio e spingere sempre al mio massimo. I risultati arrivano da soli”.

Non perderti i prossimi live di Mudimbi: clicca qui per date ed info

14/04/17 Beba Do Samba  – Roma

17/04/17 Detomalaluna – Cerignola, FG

22/04/17 The Flag – Biassono, MB

30/04/17 LIV –  Bassano Del Grappa, VI

05/05/17 Officine corsare – Torino

06/05/17 Capanno Black Out  – Prato