“In nome dell’amore”: cinque libri di cui innamorarsi

In occasione della rassegna “In nome dell’amore” al Circolo dei lettori, abbiamo selezionato alcune delle nostre “love story su carta” preferite: cinque diverse declinazioni dell’amore, da Ovidio a Fitzgerald.

_ di Mattia Nesto 

Si fa presto a dire “Amore”. Nel corso dei secoli, l’Amore (lo scriviamo con la a maiuscola giusto per personalizzarlo e pensarlo come un nostro conoscente, se non proprio un amico uno che vediamo alla stessa fermata della metro da un sacco di anni) è stato declinato in moltissimi modi e, diremmo noi moderni, su moltissimi media diversi. 

Ecco perché di seguito vi proponiamo cinque libri cinque che vi permetteranno di esplorare cinque differenti declinazioni dell’amore. E no, tranquilli, alla fine del giro niente cioccolatini ma al limite una birretta scura doppio malto.

“Piramo e Tisbe”, da “Le Metamorfosi” di Ovidio

Magari Amore e Psiche anche no. Non tanto perché inflazionato, inflazionatissimo (praticamente chiunque di noi ha almeno trenta loro amiche, ma anche amici, che hanno pubblicato almeno un post sul tema), quanto perché in quella meraviglia assoluta che sono “Le Metamorfosi” di Publio Ovidio Nasone (ricordatevi sempre i tria nomina dell’autore, vi potrebbe risolvere più di una conversazione all’ora dell’aperitivo) c’è anche, e forse soprattutto altro, come Piramo e Tisbe. Piramo e Tisbe sono due giovani che si amano ma le famiglie dei due sono nettamente contrarie (da cui alla young fiction adult il passo non è breve, rasserenatevi). Allora i ragazzi optano per una fuga d’amore alla Moonrise Kingdom: il luogo dell’appuntamento è un gelso.
Tisbe arriva prima ma ecco che una tigre si trova proprio nei pressi del gelso: fortunosamente la ragazza se ne esce illesa. Perde solo lo scialle, macchiato dal sangue della belva stessa. Sopraggiunge Piramo (in ritardo probabilmente per aver tirato con gli amici al bar) e vedendo lo scialle impregnato di sangue impazzisce e per il dolore si getta sulla spada. Tisbe torna nel luogo dell’incontro e vede Piramo morente: fa tempo soltanto a sussurrargli il proprio nome e poi il giovane spira. Per il dolore anche Tisbe si getta sulla spada dell’amato. Questo è l’amore epico: gli dei infatti impietositosi che trasformano i frutti del gelso, da bianchi che erano, in rosso vermiglio, proprio lo stesso colore del sangue degli amati.

“La prigioniera”, da “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust

A ridanghete con i classici ok, ma in fondo quando si tratta d’Amore fare un po’ gli antiquati ha sempre il suo perché. Veniamo quindi al quinto volume della colossale opera di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto”. Questo capitolo, neppure fossimo in una serie stile “Mad Man”, neanche a farlo apposta, è forse quello più oscuro e meno conosciuto, perché è come intriso di un’aurea malata e vagamente da stalker d’altri tempi. Infatti il tema centrale è la gelosia, l’abissale gelosia che coglie il protagonista del romanzo nei confronti di Albertine, la sua amata. Egli infatti non prova una normale forma di gelosia, quindi proiettata nel possibile presente e in un eventuale futuro per le cose che potrà, nel caso, fare l’amata, quanto per ciò che fatto. Infatti il narratore è geloso, gelosissimo del passato libertino di Albertine, che quando era più giovane si era beatamente divertita nella località di villeggiatura di Balbec.
Ovviamente, come potete capire da soli, la gelosia retroattiva è impossibile da stanare o da eliminare, dato che è figlia naturale della volontà di possedere totalmente la vita della persona. Proprio per questo, malato, motivo il protagonista finirà per recludere in casa Albertine, impedendole financo di uscire.
Questo romanzo è utilissimo per comprendere certi amori malati di cui leggiamo tutti i giorni: e la scrittura soavemente raffinata di Proust fa sì che non si cada mai nella volgarità, ma si voli sempre alto, altissimo.

“Il Grande Gatsby”, Francis Scott Fitzgerald

Qualche dubbio su questo titolo ma sgombratevi dalla mente il sorriso d’autore di Leonardo Di Caprio in quella “cagata pazzesca” (cit.) che è stato l’omonimo e iper-kitsch film di Baz Luhrmann. Il romanzo originale non ha niente a che fare con quella roba lì ma è invece una storia molto malinconica di un uomo che, non volendo accettare il proprio destino, apparentemente segnato, si ingegna a più non posso per “elevarsi da sé”, cogliendo, in modo molto americano, le occasioni al volo. Occasioni che si possono anche chiamare Daisy Fay, ovvero la mejo ereditiera della Prima Guerra Mondiale. James Gatsby (il nome è uno pseudonimo ma è francamente troppo fico per poterlo cambiare) si innamora di Daisy: i sentimenti paiono essere ricambiati ma, neppure troppo sorprendentemente, alla fine la bella ereditiera si accasa con Tom Buchanan, ricchissimo sportivo appartenente ad una delle più influenti famiglie d’America. Gatsby non ci sta ed allora, con una cocciutaggine luterana, si mette in testa di riconquistare Daisy.
E qual è l’unica opzione per conquistare una tipa del genere? Ma è semplice: diventare
iper-miliardario (anche illegalmente eh, intesi), comprarsi un villone a West Egg a Long Island proprio davanti alla residenza dei Buchanan e dare una festa memorabile dopo l’altra: prima o poi Daisy o qualche conoscente della stessa capiterà a casa di Gatsby. Il piano di Gatsby non andrà proprio a buon fine: infatti questo è un romanzo sull’amore non corrisposto, o almeno non corrisposto pienamente. Ma in fondo se l’amore non è pienamente corrisposto, che amore è?

blank
The Great Gatsby ma nella versione cinematografica del ’74

“Benedizione”, Kent Haruf

Primo capitolo della cosiddetta “Trilogia della prateria”, Benedizione è stato un libro cult in Italia nel 2015, quando l’illuminata casa editrice NN Editore ha deciso di tradurlo e di portarlo da noi. Kent Haruf è un narratore di razza perché, tra le tante cose, coglie un sentimento come l’amore nel suo momento più intimo e delicato, ovvero nel momento del trapasso di una persona cara. La cura e l’amore per i dettagli, che elevano un episodio particolare ad un capitolo universale di un ideale saggio sul vivere umanamente, rendono Benedizione il libro ideale per comprendere meglio cosa sia l’amore casto, ovvero quello che, allontanatosi ormai fatalmente dalle furibonde pulsioni giovanili, è un sentimento che ci accompagna nel nostro letto, senza essere invasivo, ma essendo agglutinante, abbracciandoci dolcemente.
Vi rimando queste poche righe giusto per comprendere meglio la situazione: “
Lorraine andò in camera sua, Mary sollevò la coperta e si infilò nel letto accanto a Dad. Lui era sdraiato sulla schiena. Lei gli diede un colpetto sulla mano sotto la coperta e si sollevò per baciarlo. Sono qui. Non vado da nessuna parte, gli sussurrò. Tu fai ciò che devi fare. (…) Lo baciò di nuovo sulle labbra screpolate e si sdraiò sul suo fianco e rimase in silenzio, fissando nel buio dove la luce del granaio formava sagome scure e ombre e strane figure, e all’improvviso scoppiò a piangere.

Atti osceni in luogo privato, Marco Missiroli

In quest’ultimo caso, è bene evidenziarlo, si parla di amore carnale. Opera difficile quella di Marco Missiroli, ovvero intellettualizzare un sentimento, quasi un bisogno, per l’appunto così biologico e, al contempo, concretizzare un processo puramente letterario come il gioco di citazioni, di rimandi e di riferimenti dotti di cui è pieno zeppo il libro. Marco Missiroli, da buon romagnolo, quindi aduso ai piaceri della carne ma anche ai grandi ragionamenti (magari anche realizzati comodamente in un bar a Rivazzurra di Rimini), cuce assieme una vicenda che vede come protagonista Libero Marsell, uno dei pochissimi personaggi letterari degli anni recenti che, letteralmente, vediamo crescere assieme a noi pagina dopo pagina.
Ecco perché Atti osceni in luogo privato è anche e soprattutto un libro d’amore carnale giovane, perché soltanto con protagonista un dodicenne noi potremmo assaporare tutta la gamma delle ancora acerbe nuance di piacere che Libero ha nella scoperta dell’amore e del sesso. Un personaggio totale nella sua indeterminatezza e precarietà quindi, un
perfetto figuro per i nostri tempi liquidi e moderni. Marco Missiroli ha saputo così, sulla scia dei più grandi della letteratura, da Nabokov a Moravia, ha de-enfatizzare il più tabù e insieme ridicoli degli argomenti in un libro: ovvero il sesso.

E adesso potete pure sfondarvi di cioccolatini o di birra: qualche caloria l’avete certamente bruciata.