Bastien Vivès e le scarpette di Polina

Ispirato alla vera storia dell’etoile Polina Semionova, il graphic novel di Bastien Vivès edito da Bao Publishing ha a sua volta ispirato l’omonimo film con Juliette Binoche, presentato alla Mostra del cinema di Venezia lo scorso anno.

di Lorenza Carannante  –  Polina, più che un albo, è un bellissimo libro. Da leggere a tutte le età, perché racchiude in sé una grande varietà di ideali imprescindibili per l’essere umano, e la Bao Publishing, proponendone una nuova edizione brossurata pubblicata a fine gennaio, non ha fatto altro che regalarci un vero e proprio romanzo.

Dal classico al contemporaneo è un attimo. Polina Oulinov è una bambina e sua madre sogna per lei un futuro già scritto nella sua conformazione fisica e nella sua sensibilità. Il fumetto si apre infatti con la donna che accompagna sua figlia alle audizioni per essere ammessa in una delle scuole di danza più prestigiose della Russia, quella del maestro Bojinski, che sarà uno dei punti cardine sia per l’evoluzione dell’albo che per la vita della protagonista. Sono i primi anni Novanta e Polina non immagina neanche lontanamente che ha di fronte a sé il suo destino. Tra Mosca, Berlino e infine Parigi, il fumetto ripercorre la crescita di una ballerina in bilico tra diversi modi di intendere la danza, fino ad approdare all’età adulta, momento di presa di coscienza anche e soprattutto delle proprie capacità.

«Vivès si distingue per un tratto quasi trascurato, abbozzato, e forse per questo maggiormente affascinante, poiché anche il minimo segno, che potrebbe sembrare un errore, risulta invece necessario»

Bastien Vivès ha uno stile semplicissimo ma non per questo banale: piuttosto immediato ed essenziale. Alcune tavole sono date praticamente da una manciata di linee che, facendosi tratti più marcati, danno vita a scene che restano impresse per morbidezza di movimenti e momenti lineari. Vivès si distingue per un tratto quasi trascurato, abbozzato, e forse per questo maggiormente affascinante, poiché anche il minimo segno, che potrebbe sembrare un errore, risulta invece necessario. Il genio narrativo del fumettista parigino è palesato in ogni minimo dettaglio, laddove anche la scena del balletto più complesso o la prospettiva inserita tra i drappeggi di un teatro vengono ridotti all’essenzialità che contraddistingue il suo stile.

Intenso e sorprendentemente chiaro, non stanca mai, neppure quando la trama sembra infittirsi. La tenacia ma anche l’insicurezza di Polina, paradossalmente, vengono dati al lettore mediante una scelta grafica dal design minimalista che, nonostante questo, presenta un’espressività che non ha eguali. La scelta del bianco e nero, che quindi non prevede alcun grigio a mediare tra durezza dei due, risulta essere quasi una metafora del mondo della danza, notoriamente difficile e ricco di preconcetti che spaziano dalla concezione del fisico alla necessità di un determinato modo di pensare. Questo, però, non limiterà la protagonista, che si distinguerà fino alla fine per spontaneità e naturalezza, elementi caratterizzanti anche lo stile dell’autore.

Semplicemente, Polina è una ballerina. Attraverso i suoi occhi piccoli ma profondissimi riviviamo la danza come un’educazione, una disciplina, un ideale i cui principi le vengono imposti fin da bambina e che le caratterizzeranno l’esistenza, fino a farla diventare una delle interpreti più apprezzate al mondo. Un albo da custodire gelosamente poiché perfetto sia da un punto di vista estetico che da un punto di vista narrativo. 

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