[REPORT] Join the Army of Persistence Tour

Dopo aver sparso terrore per gran parte dell’Europa, il Persistence Tour è sbarcato lo scorso 26 gennaio al Live Club per la sua unica data italiana: tra veterani old school e kids di nuova generazione, i Suicidal Tendencies hanno guidato un esercito hardcore alla conquista di Trezzo sull’Adda.

Grazie all’intermediazione di Hub Music Factory, per questo inverno anche dalle nostre parti abbiamo avuto occasione di assistere al Persistence Tour, festival hardcore itinerante organizzato dalla EMP che dal 2005 porta in giro per l’Europa alcuni dei gruppi più violenti in circolazione, tra band più giovani e nomi storici della scena.
Dopo la sfilza dei gruppi d’apertura, ovvero Mizery, Burn, Down to Nothing e Walls of Jericho, esibitisi purtroppo in orari proibitivi per una data infrasettimanale, dalle 21 sul grande palco del Live Club si sono alternati pezzi grossi della musica “heavy” statunitense e non solo.

Come suggerisce l’omaggio al videogame GTA della locandina dell’evento, il Persistence sarà un gioco al massacro, con la giusta dose di irriverenza ed autoironia. 

Qualità che di certo non mancano ai Municipal Waste: tanto violenti e veloci quanto divertiti e divertenti. Correndo sulla sottile linea tra hardcore punk e thrash metal, la band guidata da Tony Foresta, simpatico frontman originario di Palermo, incinta continuamente il pubblico a fare festa con loro a suon di circle e moshpit. D’altronde chi meglio di loro conosce la nobile Art of Partying? Dopo aver dedicato i 17 secondi del brano “I Want to Kill the President” a Donald Trump (di cui probabilmente non condividono a pieno la linea politica…)  i Municipal Waste offrono le ultime scariche con “Sadistic Magician” e “Born to Party”. “Municipal Waste is gonna fuck you up”, intona a più riprese una folla già imbufalita nel rituale del pogo.
“Punk, metal, hardcore? Non ha importanza: vogliamo vedervi fare un gran casino!” sbraita Tony Foresta incitando il pubblico al circle pit e azzeccando forse il migliore degli slogan possibili per la serata.

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Vinnie Stigma degli Agnostic Front

A seguire, con una precisione quasi chirurgica nelle tempistiche, arriva sul palco un nome storico dell’hardcore punk newyorkese attivo dal 1982, gli Agnostic Front. Il leader effettivo di una band dalla storia travagliata, è l’unico membro fisso fin dall’inizio (insieme a Roger Miret), ovvero il chitarrista Vinnie Stigma, da poco autoproclamatosi primo punk di New York. In questa serata è parso in gran forma, pur essendo abbastanza lontano dal fiore dell’età, prestandosi ad un continuo flirt con il pubblico, tra pose e saluti. Il live scorre gradevole, veloce come un pezzo hardcore punk, e gli Agnostic Front pescano brani qua e là da una discografia trentennale: c’è spazio per i classici “Gotta Go”, cose più recenti come “For my Family” e, per chiudere il concerto, la celebrazione della storia musicale della Grande Mela con la cover di “Blitzkrieg Bop” dei Ramones.

E’ tempo per gli ultimi headliner della serata, il gruppo che dei tre qui elencati ha sicuramente avuto negli anni più successo commerciale e risonanza mediatica: i Suicidal Tendencies. E’ nei minuti prima del loro concerto che si percepisce realmente la quantità di gente che affolla il Live Club, con la calca asfissiante che si forma nelle prime file davanti al palco.
Negli anni in questa band si sono alternati musicisti di grande spessore, dal Robert Trujillo pre-Metallica a Stephen “Thundercat” Bruner. L’ultimo prestigioso ingresso nel gruppo, e di conseguenza highlight della serata, è l’acquisto di Dave Lombardo alla batteria che, dopo l’addio agli Slayer, a colpi di doppio pedale ora rimpolpa con maestria il sound funk metal che contraddistingue la band californiana.

Mike Miur ha ormai l’aspetto di un papà attempato (c’è anche famiglia e prole al lato del palco), ma regge molto bene il live, sebbene ne sia passata di acqua sotto i ponti dai tempi di “Suicidal Tendencies”, storico album dell’82. E’ ancora ben presente l’attitudine ribelle adolescenziale, la voglia di scherzare con i divertissement come l’inno “I saw your mommy…” e soprattutto la forte unione con la comunità globale degli skater, chiamati all’adunata per un’epica invasione di palco in occasione di “Possessed to Skate“.

Sono due le note negative in una serata che – senza tanti giri di parole – è stata una bomba per organizzazione impeccabile e atmosfera euforica. Forse Muir e soci sono stati un po’ troppo prolissi nel mandare avanti per minuti interminabili la coda di parecchi brani della scaletta (stiamo ancora aspettando la fine di You Can’t bring me Down) rendendo l’esibizione un po’ dispersiva. Ma ciò che lascia veramente l’amaro in bocca è la scomparsa dalla scaletta di “Instituzionalized“, uno dei testi più sentiti ed iconici del punk hardcore americano, e brano-simbolo del gruppo. Saranno stati annoiati di suonarla dopo tutto questo tempo? Può darsi, ma Ian Gillan, in un modo o nell’altro, la canta ancora Smoke on the Water.

Dopo “qualche risata e una scorpacciata di ultraviolenzasi torna a casa con l’adrenalina a mille e un ghigno sornione: proprio come dopo le più rocambolesche missioni completate a GTA.

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