[INTERVISTA] Mecna: polaroid in rima

La poetica intimista e i beat elettronici intrisi di malinconia fanno di Mecna un’anomalia nel panorama rap italiano…

Il suo ultimo disco Laska è una raccolta di istantanee sulle relazioni sentimentali. Finite bene o finite male, comunque senza filtri. Parla di amore, passione e gelosia. Corrado Grilli AKA Mecna racconta se stesso, mette il cuore tra le rime, senza ostentare il celodurismo di molti rapper. In una maniera così intima da risultare spiazzante, a volte.

Anche musicalmente, questo atipico rapper che é anche graphic designer, coltiva un sound abbastanza lontano dagli stereotipi dell’hip hop, almeno quello italiano: ha affidato i beat ovattati del suo Laska a producer come Yakamoto Kotzuga e Pasta degli Amari; e ama le strumentali di gente come Aphex Twin (ha campionato la sua Avril 14th) e Shlomo, passando per tutta l’elettronica più algida in circolazione. Ah, a proposito di Algida: qualcuno di voi forse lo ricorderà per lo spot estivo della Sammontana ma sappiate che Mecna odia l’estate, scrive spesso quando piove e più che dal bagnasciuga sembra uscito da una baita di montagna.

Che lo consideriate il Drake italiano o un crooner con l’autotune, Mecna – con suo immaginario a metà strada tra Flying Lotus, Fargo dei fratelli Coen e un Apple Store – sembra aver trovato una sua personale via all’hip hop. “Funzionerà perché non faccio rap: scrivo” dice in Senza Paracadute.

Il 13 novembre Mecna si esibirà al CAP10100 in una data organizzata dalla crew di Ohhh C’mon. Lo abbiamo raggiunto via mail per parlare della vita in tour, Twitter e del meteo di Torino. Fanculo l’estate.


“Taxi” è la seconda trance del tour in cui porti in giro Laska. Come é andata la prima? C’é una differenza di impostazione tra la prima parte del tour e questa seconda parte? In generale come ti vivi questa cosa del girare come una trottola di città in città?
Da un lato sembri un lupo solitario, il Mecna che si ritira in Norvegia per scrivere musica. Dall’altra le tue canzoni spesso sembrano diari di viaggio: ci sono tante istantanee di momenti passati in questa o quella città, tra concerti, shopping e camere d’albergo…


“Il tour sta andando bene, benissimo. Nonostante ci sia stata l’estate di mezzo, per me, il tour non si è mai chiuso perché è la mia prima esperienza al fianco di Iamseife e Alessandro Cianci, ed è una continua ricerca della perfezione sul palco. Da quando abbiamo iniziato abbiamo cambiato numerose variabili nel concerto, e in questo Taxi Tour forse si sente ancora di più. A parte la scaletta e l’energia sul palco, abbiamo proprio riaperto alcuni progetti di beat e cambiati totalmente insieme. E’ una di quelle cose che ho sempre voluto fare. Il fatto di girare così tanto non mi dispiace, però sì, deve essere limitato ad un periodo. Non riuscirei a stare un anno intero in giro. Ho comunque bisogno di farmi i cazzi miei, i miei viaggi e le mie serate, come tutti.”

Hai una particolare attenzione per l’immaginario visivo, il contesto, il contorno della tua musica. Senza che questo ti faccia perdere di vista la musica. E questo di traduce sia in artworks curati che nello scegliere “contenitori” particolarmente adatti per i tuoi live. 

“Sono un grafico, quindi sono innamorato delle immagini e delle cose belle. Sono uno di quelli che odora la carta dei booklet dei cd. Cerco da sempre di “educare” il mio pubblico ad una qualità che non tralasci nessun aspetto. C’è chi dice che la musica è musica e il resto non conta. E’ vero, se non hai voglia di sbatterti. Ma ecco, io non sono così, ho sempre fatto tutte queste cose da solo perché ne sono innamorato ed è sempre stato molto importante per me raccontare anche attraverso le immagini quella che è la mia idea di arte.”

Ti sei formato musicalmente tra Milano e Roma, ma personalmente ho sempre pensato che Torino con la sua scala di grigi fosse la città più congeniale per la tua musica. Inoltre suonerai in questo magnifico locale che è il CAP10100 che praticamente si affaccia sul Po…

“Torino è stata una città molto importante per me. Molti dei pezzi di “Disco inverno” sono stati concepiti in un treno tra Torino e Roma o tra Torino e Milano. Ci ho suonato solo un paio di volte, ma ho dei ricordi super. Non vedo l’ora di tornarci con questo disco.”

Ormai é cosa nota che tu non sia proprio un amante di un immaginario soleggiato e afoso: Disco Inverno, Laska, la neve (anche quella nella barba delle immagini promozionali), la pioggia, la giacca a vento. Io sono abbastanza meteoropatico…

“Sono profondamente irritato dalla convenzione per cui quando c’è il sole tutti sono felici e quando ci sono le nuvole no. Quando mi capita di guardare il tg, spesso iniziano a parlare del meteo con frasi del tipo “E dopo quest’ondata di maltempo, FINALMENTE questo weekend ci sarà il sole”. Finalmente? Finalmente per chi? Per te, cronista del cazzo. Se non esprimi un giudizio sui chi secondo te ha ammazzato chi, perché devi esprimere un giudizio sul fatto che preferisci il sole? Che palle, ora sono nervoso, anche perché questo weekend ci sarà il sole. Dannazione!”

Quando ho visto la tua session acustica su youtube ho pensato che sarebbe stata perfetta per una situazione creata qui a Torino, sempre con la crew di Ohhh C’mon. Praticamente un format che sia chiama Sleeping Live (ci si é esibito anche il tuo amico Yakamoto Kotzuga, che ha messo delle bellissime cose nel tuo ultimo disco): contesto intimo e raccolto, un parterre ricoperto da un manto erboso sintetico, tutti seduti o direttamente staccati su cuscini, illuminazione affidata a poche ghirlande luminose. Il punto era che mai come in quel caso “sleeping” volesse dire non certo dormire o annoiarsi, ma concentrarsi e sognare, lasciandosi trasportare dalla musica.

“E’ una delle cose che più mi piace della musica. Questa sua dimensione intima, il fatto di poter raccontare anche con pochissimi suoni degli stati d’animo. C’è chi le chiama “frociate”, per me sono la figa più bella che c’è.”




C’è chi ti accosta a Marracash per il coraggio nelle produzioni e un atteggiamento che se ne sbatte di quelli che sono i dogmi di un genere. Un “realismo” molto diverso il vostro, ma il paragone, anche in antitesi, secondo me ci sta. Concettualmente, negli ultimi dischi Marra é stato abbastanza ossessionato dal fatto che nel tempo, a correnti alterne, il personaggio Marracash stesse “uccidendo” la persona Fabio. Ti poni mai questo problema? Nelle tue canzoni Mecna è messo completamente a nudo: è sempre Corrado Grilli e viceversa. 

“Non mi pongo troppo il problema, a dirtela tutta a me fa piuttosto ridere questa cosa di parlare della stessa persona chiamandola con due nomi diversi. Di sicuro l’altro ieri quando un tipo mi ha mandato un direct di Instagram con la foto di io che tornavo a casa con le buste della spesa nessuno si è chiesto se quello era Corrado o Mecna. Diciamo che da sempre sono la stessa persona, faccio la musica e faccio la spesa.”

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Il nostro ritratto di Mecna formato da Andy McFly.

 

Nella traccia Nessun Altro dici:

Credevo fosse un paese quasi solo per vecchi che tagliano i fondi
ma anche i ragazzini tagliano i concetti
Credevo al tempo che scorresse veloce e che mi lasciasse indietro
però chi ha idee può inventarsi il metro
e disegnarsi un futuro senza uno studio, atleta
dove le strade sterrate sono una biblioteca
dove sei tu il tuo superiore e se non hai passione prega
congeda il personale e chiudi bottega


Fa un po’ più male del pessimismo generalista che vende tantissimo ultimamente (di pari passo con l’ottimismo generalista, tra l’altro) per cui è sempre colpa di qualcun’altro…  Però è passato un po’ da quando hai scritto questo pezzo, adesso la vedi allo stesso modo?

“La vedo pure peggio. Sono costantemente a contatto con giovani che non ce la fanno. E per “farcela” non intendo vendere i dischi ma non saper gestire la propria creatività. Se parliamo del rap italiano o della musica in generale, chi ha reale attenzione nei proprio confronti, si comporta come una femminuccia davanti alla possibilità di creare qualcosa di figo. I giovani dalla loro hanno la testa, l’energia, le idee. Un giovane che va a Sanremo o da Maria de Filippi, aderisce automaticamente alla tristissima conclusione che ha bisogno di quei “vecchi” per fare qualcosa della propria arte.”

In Aeroplani invece dici “Per mancarti qualcosa avresti dovuto averlo”.  Ora che sei in ascesa, (so che) hai messo in stand by il lavoro di grafico e ti stai dedicando a 360 alla carriera musicale: qual é la cosa o quali sono le cose che avevi prima e che senti aver perso e cosa invece credi ti abbia dato in più la situazione che vivi adesso?

“Ho abbandonato il mio lavoro da dipendente, ma come grafico sono attivo più che mai come freelance. Quindi diciamo che non poteva andare meglio, ho più tempo per la mia musica ma continuo a fare quello che mi piace prendendo un sacco di soldi. Tra l’altro, vado molto forte anche su Twitter.”

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