[INTERVISTA] Claudia D’angelo: poetry Slam, la poesia oltre la poesia

L’inchiostro è l’oro blu, la scrittura è la catarsi per antonomasia, scrivere è la zona franca dove, in teoria, non c’è giudizio alcuno: se la poesia scorre nelle vostre vene, il poetry slam è linfa per l’anima artistica celata in ognuno e a Roma, il Lunedì sera, va in scena la cultura di e per tutti. Claudia D’Angelo ci racconta come.

Portare del nuovo sulla scena della poesia: era il 1984 quando Marc Smith inizia ad organizzare degli incontri di lettura a voce alta in un jazz club di Chicago. Il signor Smith non era un poeta di professione. Era un operaio nei cantieri ma la poesia era in lui e quando nel 1986 incontra Dave Jemilo, proprietario del Green Mill (jazz club famoso anche come rifugio di Al Capone) l’intesa fra i due è immediata. Dave propone a Mark di organizzare ogni settimana, la domenica sera, una competizione di poesia: nasce ilpoetry slam. In Italia è stato importato dal poeta Lello Voce, fondatore della rivista Baldus e del Gruppo ’93.

Siamo nel 2016, il nostro non è un jazz pub ma un salotto d’incontro fra le arti nel cuore di Roma: il
Lettere Caffè a Trastevere, palcoscenico del poetry slam romano. Padrona di casa in questo caso è l’eclettica Claudia D’Angelo. Distrarsi, divertirsi, arricchirsi: sono queste le parole chiave della gara di poesie che da ben 11 anni il lunedì sera rinnova l’energia di un rito senza tempo.

“Il poetry è per molti una mamma. Si arriva, si cresce, si cambia e poi si torna senza smettere di scrivere poesie. Perché si scrive? Perché spesso non ci fila nessuno e la nostra esigenza d’espressione diventa così accessibile agli altri. Chi sia Claudia D’Angelo non lo sa bene ancora nessuno!”

Scherza con noi l’attrice romana. E continua:

“Faccio teatro da 11 anni e la mia carriera nasce parallelamente al poetry slam qui al Lettere Caffè. I primi tempi è stata dura, eravamo pochi ma in 11 anni questa realtà è cresciuta e ancora oggi non tradisce le aspettative di tutti coloro che partecipano.”

Da Chicago a Roma: il poetry slam in Italia come si è trasformato?

“Il poerty slam è una realtà nata in America e in una forma che io definirei stile “hip hop” più performativa. Qui a Roma, Enza di Lettere Caffè ha creato un concept diverso del poetry introducendo elementi come la votazione per alzata di mani e piedi. Negli ultimi tre anni si è formata la LIPS, lega italiana poetry slam con un’ idea del poetry stesso molto più istituzionalizzata, rigida e aderente alle origini: senza orpelli, nessuno strumento oltre la propria voce e con uno spazio dedicato a ciascuno di massimo 3 minuti. Quello che io ho cercato di introdurre qui a Roma è stato di unire il concetto di poetry slam, di poesia e di cultura, con l’intrattenimento perché il mio desiderio è di far fruire qualcosa di profondo unendolo a qualcosa di dissacrante. Perché la poesia è sacra ma a una certa rischi di farti due palle che non finiscono più! Se non vivi intensamente le emozioni che vengono esposte rischi di non sentire più nulla e non ti arriverà più nulla del poeta che legge. Ci siamo quindi staccati dallo modello standard senza tradire la sua origine.”

Esiste un ideale precursore del poetry slam secondo te?

“Secondo me non esiste un precursore nella poesia perché ogni poeta è un precursore della propria poesia. Un vero poeta scrive qualcosa che non assomiglia a niente altro. Posso dirti però che la beat generation ha dato alla poesia lo spettacolo, la performance, l’ha legata al viaggio ed arricchita di tanti contesti immaginari e stimolanti. Personalmente amo moltissimo Montale che non ha mai mosso il culo da casa sua eppure è secondo me emblema della vera intellettualità, quella dell’anima come potrebbe esserlo anche oggi Dario Fo.”

La vita è una meravigliosa occasione fugace da acciuffare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà -Dario Fo-

Punto di forza del vostro poetry slam?

“La fusione. Il poetry non ha età, non ha religioni, non ha credo politico, non ha sesso (un po’ de sesso ce l’ha), ed è incredibilmente affascinante vedere persone così diverse interagire perfettamente fra di loro. Ho visto infinite combinazioni, ho visto innamorarsi, persone sole trovare amici. Ho visto persone che non avevano mai visto una poesia cominciare a scrivere. Ecco, noi abbiamo dato un contributo culturale ma anche emozionale e spirituale a chiunque abbia partecipato. Io sono convinta che viviamo attualmente in un secondo medioevo dove tutto ciò che è profondo viene sistematicamente messo in centesimo piano perché dobbiamo pensare a sopravvivere, figuriamoci riuscire a dare spazio alla poesia! Non ci stiamo rendendo conto che tutto è abbastanza non interessante ed invece fra cinquant’anni in letteratura forse si parlerà del poetry slam e che oggi stiamo costruendo un pezzo di storia della poesia. Tutti si divertono e il poetry slam non è mai fine a se stesso: crea un piccolo seme dentro di te che ti stimola, ti provoca e ti seduce. La mia conduzione delle serate cerca di portare anche una forma di educazione rivolta ad un piccolo spicchio di mondo. Accogliete, ripeto a tutti coloro che partecipano. Non lasciamo che nessuno patisca l’esclusione da un contesto nuovo perché siamo un corpo unico. Noi siamo insieme.”

La poesia non è fatta per glorificare il poeta, essa esiste per celebrare la comunità; il punto dello slam non sono i punti, il punto è la poesia -Marc Smith-

Se tu potessi immaginare un poetry slam con ospiti d’eccellenza, chi vorresti?

“Interessante questa domanda. Immagino dei cantautori di qualche tempo fa come De Andrè, Guccini, Paolo Conte, De Gregori. Potrei dirti poi di grandi personalità come Paolo Poli, Dino Campana, Amelia Rosselli e Patrizia Cavalli.”

L’imperativo ultimo è quindi?

“Stare bene insieme. Nella sperimentazione sei pronto a sbagliare, essere accolto ed imparare ad ascoltare. Quello che muove tutto è comunque l’amore. La mia urgenza era di fare del bene a questo mondo facendo quello che è nelle mie possibilità. Non posso salvare il mondo ma posso regalare un paio d’ore il lunedì di dimenticanza da se stessi cercando di far felice chi amo: il mio pubblico.”

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