Un tuffo nel colore puro: Monet, dalle collezioni del Musée d’Orsay alla GAM

Quaranta capolavori di Monet in mostra alla GAM in un viaggio alla scoperta della potenzialità della luce.

di Chiara Dalmasso     Il cielo grigio dell’autunno torinese si tinge di blu, e il panorama di iniziative culturali promosse dal capoluogo piemontese allarga i suoi orizzonti: proseguendo sulla scia del passato – tracciata dal grande successo delle due mostre dedicate rispettivamente a Degas (2012) e a Renoir (2013) – la GAM inaugura la sua stagione invernale con una straordinaria esposizione di tele di uno dei maestri dell’Impressionismo, Oscar-Claude Monet. A rendere possibile la mostra è unapartnership istituzionale tra la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino – Fondazione Torino Musei e il Musée d’Orsay di Parigi, che vede impegnati nella curatela Guy Cogeval, Presidente del Musée d’Orsay e del Musée de l’Orangerie, Xavier Rey, Conservatore presso il Musée d’Orsay ed esperto di Monet, e Virginia Bertone, Conservatrice della GAM di Torino e specialista di pittura del XIX secolo.

Attraverso l’ausilio di una scena modesta, che, in linea con il principio tipicamente impressionista della semplicità della rappresentazione, si serve di elementi decorativi basilari come colore, luce e grafica, lo spazio espositivo della GAM ospita, dal 2 ottobre 2015 al 31 gennaio 2016, circa quaranta capolavori di Monet, per dare vita a una speciale rassegna che documenta l’attività del maestro e che testimonia alcuni dei momenti più significativi del suo lungo e complesso percorso artistico.

monet locandina

Le opere prestate dal Musée d’Orsay sono state disposte entro nicchie visive successive, e risaltano sulle pareti color salvia grazie a lampade a led puntate sulla tela in modo da ricrearne i medesimi effetti ottici, riportando il visitatore ad un’atmosfera non molto diversa da quella del museo parigino. Lacollaborazione Italia-Francia dà vita ad un percorso espositivo dinamico ma nel contempo coerente: i pannelli informativi situati nelle diverse sale aiutano il visitatore ad orientarsi tra le opere e, tenendo in considerazione alcuni eventi topici dell’esistenza di Monet, permettono di non perdere mai di vista il filo rosso che collega imprescindibilmente la produzione di un artista alla sua biografia.

«Monet ha rivelato le infinite potenzialità del colore nella rappresentazione della realtà, diventando uno dei padri indiscussi della pittura moderna»

Il realismo courbettiano degli esordi ben presto lascia spazio a nuove sperimentazioni: i colori, stesi a pennellate spesse, si ribellano alle costrizioni della linea; le regole della pittura tradizionale vengono infrante; l’innovazione si apre faticosamente un varco nel rigido accademismo imperante. Il protagonismo di Monet nello svecchiamento dei canoni dell’arte europea ottocentesca è ottenuto a prezzo di una fama che tarda ad arrivare: tanto l’artista quanto il suo modo di dipingere furono bersaglio di innumerevoli critiche da parte del conservatorismo fine ottocentesco, e, come spesso accade, l’eredità di Monet sarà accolta soltanto ex post, quando gli si riconoscerà il merito di aver rivelato le infinite potenzialità del colore nella rappresentazione della realtà, e diverrà uno dei padri indiscussi della pittura moderna.

Il fiore all’occhiello della mostra è indubbiamente la presenza del frammento centrale di una delle opere più note e più discusse della corrente impressionistica, per la prima volta presentata in Italia: Le déjuner sur l’herbe (1865-1866), che campeggia nella sala centrale, nel mezzo del percorso espositivo, come se la sfida lanciata da Monet nei confronti dell’omonima opera del contemporaneo Manet potesse essere considerata da un lato il punto d’arrivo di una spasmodica ricerca d’innovazione, dall’altro il trampolino di lancio per la diffusione di una tecnica pittorica libera dai dettami della tradizione. Il dipinto en plein air ereditato dalla scuola di Barbizon consente a Monet di cogliere l’attimo fuggente dell’immagine reale, trasferita sulla tela direttamente attraverso l’uso della tavolozza.

monet 3

I curatori della mostra isolano in particolare due nuclei di dipinti a documentare i luoghi che accolsero le fasi decisive della ricerca di Monet: da una parte gli studi dei riflessi della luce sull’acqua ad Argenteuil, dall’altra gli esperimenti pittorici del soggiorno di Vétheuil, che riprendono nello studio della resa luminosa della neve il precoce motivo, di per sé già maturo, ne La gazza (1868), esposta in apertura.

gazza

Realtà corrisponde a mutevolezza, e l’elemento emblematico del cambiamento continuo e del flusso incessante, l’acqua, diviene il tema privilegiato da Monet per cimentarsi nella realizzazione di effetti luministici senza precedenti; la superficie placida del bacino di Argenteuil, il lento scorrere della Senna, il violento frangersi delle onde contro gli scogli di Belle-Ile: una climax che rende l’acqua metafora della vita. Alla GAM è in mostra l’estrema versatilità degna di un maestro, che non solo si esercita nella rappresentazione di memorabili paesaggi naturali, ma che correda la propria produzione pittorica di notevoli studi di figure umane: il colore diviene il tramite per comunicare allo spettatore uno stato d’animo, una sensazione, un modo d’essere.

Essai de figure en plein-air: Femme à l’ombrelle tournée vers la droite (1886) riassume il tentativo di Monet di realizzare quello che definisce «un vecchio sogno che lo assilla da sempre»: rendere al meglio delle figure all’aria aperta, colte nella loro naturalezza, come se fossero paesaggi, coniugando in un’unica rappresentazione due suoi grandi interessi.

ombrello

L’amore per la natura non esclude l’attenzione al paesaggio urbano in quanto luogo d’espressione di una società che sta acquisendo coscienza di sé; nella veduta di Rue Montorgueil a Parigi, l’artista, che dipinge dal vero, quasi in veste di reporter, fa vibrare i tre colori della Francia repubblicana, giustapponendoli a piccole pennellate secondo la tecnica impressionista: la folla in tumulto pare fuoriuscire dalla tela a reclamare energicamente i principi di una modernità pronta ad affermarsi.

La ricerca pittorica di Monet non si esaurisce qui, ma si spinge ancora oltre, abbraccia la realtà in toto; il colore predomina sul disegno anche laddove la logica ferrea della tradizione presupporrebbe il contrario: a mostrare l’abilità del maestro nel mettere la luce a servizio del volume sono sufficienti due esempi tratti dal celeberrimo ciclo dei trentuno dipinti che rappresentano la facciata della cattedrale di Rouen colta in differenti periodi dell’anno e orari della giornata. Poste in chiusura dell’esposizione, le due tele si accompagnano, come a ribadire l’eclettismo dell’artista parigino – che qui si appella ai paesaggisti inglesi e sfrutta le suggestioni provenienti dalle stampe giapponesi – alla magnifica resa del Parlamento inglese avvolto dalla nebbia.

cattedrale

L’accoglienza che la Galleria d’Arte Moderna torinese riserva a Monet è calorosa tanto quanto le tele dell’artista: cura impeccabile e nel contempo essenzialità dell’allestimento attribuiscono valore aggiunto ad un gruppo di opere straordinarie di per sé, e ci rendono gli ospiti d’onore di una parata di luci e colori. La lezione del maestro dell’Impressionismo si carica di nuovi significati; per cogliere i frutti del viaggio quasi extra-sensoriale tra i capolavori di Monet è necessario sospendere l’incredulità e tornare al mondo reale, ciascuno con nuove impressioni da raccontare.

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