Lawless, una gangster story a tempo di country

di Isabella Parodi – Virginia anni ’30: tempi duri per chi vuole farsi un drink. I tre Bondurant, i leggendari fratelli immortali, lo sanno bene, come sanno che non occorre un eccelso naso per gli affari per elevarsi a pusher d’alcool di un’intera contea.
L’australiano John Hillcoat dirige Lawless, ennesimo pezzo da aggiungere alla filmografia del proibizionismo americano, ma con qualcosa di diverso: Hillcoat mischia la teatralità del tradizionale western, fatto di paesaggi aridi, personaggi grezzi e senza scrupoli e luride taverne, con la tragica violenza del gangster movie, alleggerendo il tutto con una buona dose di ironia.
Ancora una volta a dargli una mano c’è Nick Cave, qui co-produttore e sceneggiatore nonché autore (insieme al collega violinista Warren Ellis) della mitica colonna sonora, forse una delle migliori dell’anno. Cave non può certo più definirsi un esordiente nel mondo del cinema, dopo anni di collaborazioni con Hillcoat e molti altri, per cui scrive, recita e compone. E lo stesso John Hillcoat aveva spiccato il volo a suo tempo da regista di videoclip musicali, lavorando con artisti come Depeche Mode, Placebo, Bush e ovviamente Nick Cave and The Bad Seeds. E’ chiaro che Lawless non poteva che venir fuori un piccolo gioiellino per gli occhi e per le orecchie.
Cave e Ellis (insieme ad altri ex compari drug addicted..) sono i The Bootleggers, squisita jam session country-bluegrass che si butta su un soundtrack tutto d’atmosfera, col chiaro obiettivo di rivisitare alcuni dei più grandi successi rock dei decenni passati in chiave moderna: tra le cover troneggia la nuova White Light, White Heat dei Velvet Underground cantata dall’ottantenne Ralph Stanley al banjo. Lo stessa raucedine di Stanley reinterpreta Sure ‘Nuff Yes I Do  di  Captain Beefheart & His Magic Band.Mentre la voce di Nick Cave fa capolino soltanto in Burnin’ Hell circondato dalle ruvidissime e inconfondibili corde di Warren Ellis, spicca su tutte la performance della cantautrice Emmylou Harris, in forma smagliante come se il tempo non fosse passato. Una voce limpida come un ruscello, quella che si sente in Fire in the Blood e Snake Song, ma soprattutto dolce e morbida come una carezza nella splendida Cosmonaut, uno dei pochi brani originali del film.Un soundtrack misto dove pezzi lenti e melodici si alternano a vivacissimi ritmi da “caccia al ladro”, sempre conservando un non so che di ruspante e casereccio, che rievoca con forte suggestione la campagna in cui il film è ambientato: la musica diventa lo strumento con cui Hillcoat e Cave vogliono sottolineare la particolarità di una gangster story lontana dalle umide strade delle grandi metropoli. Tutto è splendidamente fuori dal tempo, anche i personaggi (un cast stellare, elemento cardine della narrazione) che lontani dal chiasso della modernità, fondano la loro azione criminale su saldi principi forse un po’ ingenui, ma comunque per loro validi: il fratello maggiore Howard (Jason Clarke) e quello di mezzo Forrest (un grosso e adorabile Tom Hardy) sono il braccio della situazione, fermamente convinti che un pugno in faccia sia meglio di un civile scambio di opinioni. Invece il più piccolo e mingherlino Jack (la nuova stella Shia LaBeuf) è il cervello, che sente solo odore di soldi e sa pensare molto più lungo dei fratelli.
Tirando le somme, il contrabbando alcolico sarà anche tema trito e ritrito sullo schermo e di certoLawless non è sgombro di piccoli clichè disseminati qua e là, ma la capacità di fare un buon prodotto sta anche nell’andare oltre questi paletti e creare qualcosa di personale e innovativo. E se il resto proprio non ci convince, basterà l’incredibile colonna sonora a metterci tutti d’accordo.

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