[INTERVISTA] Buskercase: soluzioni per l’intrattenimento culturale e la rigenerazione urbana

Buskercase® è un’idea dell’Arch. Andrea Benedetti che si concretizza in impresa grazie all’Incubatore del Politecnico di Torino nel 2018, con l’intento di incentivare arte e musica come strumenti di rigenerazione urbana ed intrattenimento.

Le strutture progettate e prototipate insieme al designer Pierluigi Vona, Acustico.srl e Fab Lab Torino, offrono la possibilità unica al mondo di ottimizzare a livello acustico ed estetico qualsiasi performance musicale, semplificando la logistica grazie alla trasportabilità delle scenografie. Montando in maniera diversa i pannelli acustici che formano le strutture, si possono indirizzare le performance e limitare la diffusione sonora verso direzioni precise.

Insieme ai sistemi a batteria forniti dalla partnership tecnica di Bose è possibile allestire ovunque un booth musicale temporaneo per accogliere spettacoli e concerti senza la necessità di un allaccio alla corrente.

Ne parliamo direttamente con Andrea, a capo del progetto,  che sta lavorando per portare degli spettacoli itineranti e diffusi nei cortili delle nostre case, in questo periodo di difficile fruizione per gli eventi live.

A cura di Lorenzo Maccarrone

Da dove trae ispirazione il progetto? 

Buskercase prende sicuramente ispirazione dalla strada, dalla fruizione libera, diretta e gratuita della musica suonata negli spazi aperti, in un parco come in una piazza. Volevo realizzare qualcosa in grado di unire in un solo progetto la mia grande passione per la musica con il design e l’ingegneria. Mi sono guardato intorno, ho visto e fotografato sempre artisti di strada posizionati in spazi che spesso non rendevano giustizia ai loro talenti. Quindi Buskercase, inizialmente nato come “la custodia dell’artista di strada”, poneva l’attenzione solo ai busker. Poi mi sono accorto che il campo di applicazione doveva essere necessariamente esteso, perché c’era bisogno al mondo di una struttura temporanea, acustica e modulare che potesse prendersi cura di tutti gli artisti che si trovano a performare all’aperto, anche senza necessariamente essere busker. Per questo aspetto l’ispirazione maggiore mi è venuta dai Carri di Tespi. Veri e propri teatri ambulanti inventati alla fine dell’800 che venivano trasportati e montati in tutte le piazze d’Italia per avvicinare la popolazione meno abbiente alla Lirica e al Teatro di Prosa.

La vita all’aperto, la condivisione degli spazi pubblici -che è ciò che ci manca di più ora- è un bene da difendere e stimolare. L’arte fatta in piazza, nei giardini, in riva al mare è a mio parere quella più libera, potente e preziosa.

Trovo che in particolare per chi ha necessità di un palcoscenico rapido, per un’azienda o per un organizzatore di eventi, sia perfetto, perché dona volume alla performance dell’artista, oltre all’aspetto prettamente tecnico. Immaginate anche un’applicazione a larga scala? ad esempio una struttura più ampia.

La forza del progetto sta sicuramente nella sua modularità. Stiamo noleggiando strutture composte da 7/10 pannelli rendendo il tutto facilmente assemblabile in pochi minuti. In questo modo riusciamo a creare piccoli booth musicali anche posizionati relativamente vicini l’uno all’altro. A livello di impatto acustico Buskercase riduce l’intensità sonora fuori dal raggio di azione della struttura, evitando che una performance disturbi l’altra o che disturbi chi non vuol seguire lo spettacolo. Parallelamente si concentra il flusso sonoro verso il pubblico che sta fronte palco, costituendo anche una cassa armonica che aiuta l’artista a sentirsi meglio.

Il progetto nasce immaginando piccole performance proprio per assolvere nel modo più semplice e veloce alla necessità logistica di allestire una postazione acustica perfettamente funzionante in ogni contesto, senza bisogno di un allaccio elettrico. Maggiore è la scala maggiori sono i tempi di allestimento e quindi si perderebbe l’agilità e la temporaneità del nostro progetto. Detto ciò replicare le strutture, giocare con le molteplici forme ottenibili e assemblarne due o tre assieme, ci ha sempre stimolato. Abbiamo avuto modo di sviluppare nuove soluzioni per applicare il nostro progetto su una scala più larga e siamo pronti a metterle in pratica non appena questo periodo di stasi nel settore degli eventi finisca.

Lo studio di questo modulo proviene anche da famosi designer e progettisti che ti hanno influenzato?

Conoscere a fondo i vari artisti, designer e architetti che hanno trattato il tema del modulo è stata la chiave per disegnare un oggetto costituito da una totalità di elementi capaci di trasmettere equilibrio e dinamicità, un senso di ordine e disordine allo stesso tempo, soddisfando perfettamente le necessità tecniche ed acustiche del pannello. Lo studio preliminare al disegno di Buskercase ha toccato progettisti che si sono dedicati a declinare in diversi modi il pensiero scientifico-geometrico legato al concetto di modulo-tassello, definendo modalità, strategia e ruolo del progettista nei confronti dell’opera, del pubblico e del contesto. Attraverso i lavori di M.C. Escher, Alighiero Boetti, Nicola Carrino, Sol LeWitt e Olafur Eliasson ho appreso il valore concettuale dell’elemento mirato ad una sperimentazione in grado di riscattare la creatività dell’artista e dell’osservatore.

Nel lavoro dei Quasi Brick di Eliasson e Einar Thorsteinn è stato interessante indagare l’intento percettivo e coinvolgente dell’opera più incentrato sulla progettazione in sé dell’oggetto. Grazie invece ai lavori di Bruno Munari e Enzo Mari sono riuscito ad approfondire la scientificità progettuale nell’utilizzo della combinazione e della tassellatura come soluzioni per giungere alla produzione in serie di un oggetto. Inevitabile il passaggio tra i grandi dell’architettura che hanno saputo fare del modulo la crasi ideale del binomio forma e struttura, donando allo stesso tempo versatilità, leggerezza e solidità alle strutture progettate. Molti gli esempi dei grandi come Fuller, Mies Van Der Rohe, Foster, Frei in grado di coprire anche con strutture autoportanti ampie superfici in totale leggerezza, eludendo la noiosa ripetizione di un solo elemento.

Il percorso formativo tra i diversi approcci degli artisti dei designer e degli architetti studiati mi ha permesso di estrapolare con coscienza il disegno adatto al concetto e alla funzione di Buskercase. Da una tassellazione duale del piano sono riuscito ad isolare due forme geometriche in grado di definire i moduli base del progetto che ancora oggi costituiscono il logo della nostra Srl. 

Sarebbe anche interessante coinvolgere il pubblico in questo isolamento sonoro. Credete sia realizzabile?

L’aspetto del fonoisolamento e la crescente necessità degli ascoltatori di sentirsi protetti rispetto all’ambiente sonoro in cui si trovano, ci ha portato ad avvicinarci anche al mondo dei produttori di contenuti VR ad esempio. In ogni caso credo fermamente che Buskercase abbia come primo obiettivo quello di rendere possibile una performance ovunque in qualsiasi ambiente, dialogando attivamente con il contesto, senza escluderne la sua forte valenza scenografica. Siamo più propensi a lavorare ad una correzione acustica dello spazio che circonda Buskercase, limitandone la riverberazione. In questo modo si riesce sicuramente a rispettare il contesto senza imporre visivamente il nostro progetto.

Quali sono i materiali che avete utilizzato? state cercando di implementare questo lato più tecnico?

Nel nostro lavoro di prototipazione abbiamo testato diversi materiali in grado di essere performanti ed economici allo stesso tempo. La compresenza di questi due fattori è la chiave per la crescita di una startup come la nostra che ha bisogno di lavorare, soprattutto in fase di test, su piccole quantità. Siamo partiti dal cartone ondulato riuscendo a provare la sua efficienza acustica rispetto ad altri materiali in plastica, ma troppi erano gli aspetti negativi del suo utilizzo come l’eccessiva usura e onerosità delle tecnologie per renderlo ignifugo e idrorepellente. La resistenza al fuoco e all’acqua sono state due caratteristiche cardini della ricerca dei materiali. Insieme ad Acustico srl e Pierluigi Vona abbiamo definito una stratigrafia tale da poter assolvere con ottimi risultati alla funzione fonoisolante del pannello.

Scegliendo invece due diverse finiture superficiali abbiamo ottenuto due prototipi differenti per proprietà fonoriflettenti e fonoassorbenti, utili per diverse applicazioni acustiche. Il primo in pvc era in grado di lavorare con buoni risultati di guadagno sonoro davanti la struttura. Il secondo in tessuto è stato accoppiato al sistema di amplificazione che ci ha fornito direttamente Bose Italia, per riuscire a performare in ambienti in cui è presente rumore di fondo. Ad oggi stiamo sviluppando un terzo prototipo che è unione delle precedenti esperienze, capace di adattarsi perfettamente ad ogni esigenza e offrendo una superficie facilmente brandizzabile per chiunque abbia bisogno delle nostre strutture.

Per il periodo in cui siamo sicuramente il lato di eventi e concerti è molto indebolito, ma molti cercano soluzioni per consentire un ritorno rapido ad usufruire della musica dal vivo. Buskercase sta lavorando a qualcosa di questo genere?

Al momento ci stiamo muovendo molto sia nel progettare attività digitali, sia nell’immaginare nuove applicazioni della nostra struttura. Non riusciamo proprio a stare fermi. Dal punto di vista digitale stiamo facendo ciò che ci viene meglio, amplificare gli artisti e proporre al pubblico contenuti di arte e musica originali. C’è in cantiere un format insieme a due Associazioni di Torino, Amalgama e ZuEnde, in grado di riunire musicisti e videomaker da tutta Italia, per collaborare nella stesura di nuovi brani con un output video diverso dagli streaming frontali che stiamo vedendo in questi giorni. Cerchiamo di stimolare gli artisti per consolidare nuove sinergie in grado di sbocciare dopo questa crisi. Per quanto riguarda gli eventi è molto più difficile immaginare un poi. Inoltre le applicazioni di Buskercase testate ed immaginate finora sono strettamente dipendenti ai cosiddetti assembramenti: concerti, festival, eventi culturali, mercati, fiere, prevedono tutte un’affluenza di persone. Sicuramente una possibilità concreta sarà seguire lo spunto geniale di Gipo della Bandakadabra che immagina la musica consegnata a casa come fosse una pizza. Noi siamo nati proprio con questa idea, di arrivare al pubblico, di portare musica velocemente dove un palco non può essere montato. Sarebbe il modo giusto di ripartire quello di andare noi direttamente nei cortili, nelle piazze, sotto i terrazzi e le finestre, immaginando spettacoli itineranti nei condomini o in strada per far divertire la gente da casa in sicurezza e mantenere vivo il mondo musicale, teatrale e artistico in generale. Ad ogni modo tornerà il momento in cui potremo uscire all’aperto per goderci un concerto, finalmente vicini, liberi e felici. Noi saremo lì con voi, ve lo assicuriamo. Parola di Buskercase.