Ash of Gods: Redemption ci insegna il potere delle scelte

Ash of Gods: Redemption, sviluppato da AurumDust, è in rpg tattico che, sulla scia di The Banner Saga, ci mette di fronte al peso e all’importanza che hanno le decisioni, o per meglio dire, le scelte nella nostra vita. E anche in quella dei personaggi del gioco, letteralmente.


_di Mattia Nesto

Parlare di un titolo come Ash of Gods – Redemption, disponibile su tutte le piattaforme, è al tempo stesso molto semplice ma anche decisamente arduo. Semplice perché il gioco sviluppato da AurumDust si presenta sin dalle prime battute come un classico rpg tattico nel quale potremo interpretare tre diversi personaggi principali, con tre differenti caratteri che porteranno ad una serie di scelte, approcci e finali l’uno molto differente dall’altro (saranno ben sette i finali a disposizione). E fin qui, con un’estetica che ricorda molto da vicino i meravigliosi The Banner of Saga pare tutto semplice, quasi elementare. Tuttavia non finisce qui. Già perché Ash of Gods – Redemption, al netto di qualche difetto di troppo, ci mette davanti ad un sistema di combattimento veramente molto particolare se non proprio unico nel suo genere.

Vogliamo parlare subito del sistema di combattimento perché, al netto di una trama non banale e con robusti ancoraggi al genere fantasy-medievale, è la cosa che, sinceramente, ci ha maggiormente stupito. Infatti durante i combattimenti la visuale, sempre isometrica, inquadrerà una sorta di scacchiera dove si posizioneranno i vari combattenti, ovvero il nostro party e i nemici. I combattenti hanno dalla loro la possibilità di effettuare due differenti tipologie di attacco: uno che si rivolge direttamente alla salute e l’altro all’energia. Quando la barra dell’energia si svuota completamente, i danni saranno doppi e non si potranno effettuare determinati tipi di abilità speciali.  Questo è solo un piccolo assaggio di un combat-system che, come avrete compreso, è davvero raffinato e che potrà permetterci, con un poco di abilità, a combinazioni veramente molto interessanti. Con la possibilità di avere dalla nostra combattenti molto differenti tra di loro, dai classici paladini passando per gli assassini, fino ai mazzieri, ai lancieri e ai maghi, le diverse meccaniche di combattimento sono praticamente (quasi) infinite.

Ma parlavo di tre protagonisti principali giusto che potremo impersonare? Bene i tre pg che impersoneremo sono l’uno il contrario dell’altro. Impersoneremo Hopper Rouley, un antico guerriero che ha conosciuto la Mietitura, la grande sciagura che incombe su tutta l’umanità, ottimo spadaccino nonché mago di altissimo rango, Thorn Brenin, cavaliere esperto e rotto ad ogni tipo di battaglia con al centro del proprio cuore la sua famiglia e, infine, l’enigmatico Lo Pheng, un guerriero addestrato da una misteriosa e inquietante setta che pratica l’assenza, o quasi, di ogni tipo di sentimento.  I tre protagonisti si muoveranno in un mondo di gioco che, seppur non sempre, è descritto con buona dovizia di particolari. Il mondo di Ash of Gods è piagato dalla grande minaccia della Mietitura ma, come se non bastasse, oltre a questa disgrazia c’è anche la guerra, le lotte intestine tra i diversi regni e le invidie e inimicizie tra parenti e consanguinei.

Vero e proprio cuore del titolo però è la già menzionata possibilità, anzi vera e propria, ricchezza di scelta. Infatti, come leggiamo dal comunicato stampa, il gioco presenta una storia basata sulla complessità e l’ambiguità della scelta morale in cui qualsiasi personaggio del gioco può morire. I benefici momentanei possono costare la vita a un personaggio, mentre alcuni sacrifici possono rendere più facili gli episodi successivi. Ecco, francamente, questa cosa ci ha abbastanza fatto impazzire. Ci è davvero piaciuta la scelta degli sviluppatori di essere assolutamente inclementi con i propri personaggi. Anche se alla nostra prima run abbiamo scelto un approccio molto umano e caritatevole, tentando di salvare ogni tipo di pg o companion, il gioco ci ha dimostrato tutta la sua asprezza: non sempre ma spesso fare i buoni non rende le cose più facili in Ash of Gods, anzi.

Così, dovendoci barcamenare tra la gestione delle risorse (quasi sempre molto esigue), la minaccia che avanzava con il tempo di gioco (e il prosieguo del viaggio) e la già citata scala di difficoltà che via via si faceva più ripida, Ash of Gods ci ha messo alla prova. Forse ci hanno un po’ affaticato i caricamenti troppo lunghi per un’avventura praticamente solo testuale e il numero dei personaggi è probabilmente troppo elevato perché tutti quanti potessero essere raccontati a dovere. Ma, a conti fatti, il titolo ci è piaciuto, anzi ci è piaciuto assai. Adesso non vediamo l’ora di riprendere in mano il pad e di fare una nuova run, magari seguendo l’antico detto “più cattivi dei cattivi”. Chissà che Ash of Gods non risulti più morbido con un approccio un po più badly? Mano alle spade e occhi verso l’orizzonte: il viaggio ri-comincia!