[INTERVISTA] Elisa Occhini e il suo Erbario di Famiglia

Erbario di Famiglia è lo spettacolo teatrale portato in scena da Elisa Occhini, all’interno del cartellone di Casa Fools a Torino. È Il viaggio di una donna a ritroso nei momenti più significativi della sua vita. E in ogni tappa, la protagonista si accorge che un fiore diverso l’accompagna. Un monologo emozionante, dai risvolti comici che ben si confà alla delicatezza di Elisa che lanciando un piccolo seme, ha incantato il pubblico facendo fiorire bellezza attorno a sé.


_di Elisabetta Galasso

Erbario di Famiglia è stato presentato in anteprima a giugno a Santa Teresa di Gallura all’interno di Teatri Peregrini, un Festival all’aperto che ben sfrutta la bellezza naturalistica della Sardegna. Infatti Elisa ha recitato in una cornice suggestiva, di fronte al mare con alle spalle una maestosa roccia color ocra. Ma il debutto vero e proprio è stato il 16 novembre a Casa Fools a Torino.

Elisa Occhini, genovese di nascita, ma torinese di adozione, autrice, attrice e regista di questo spettacolo, si muove con disinvoltura e delicatezza come si muovono i petali dei fiori alle prime folate di vento. Per lei Erbario di famiglia altro non è che un diario per mettere in ordine i  ricordi, in cui ogni pagina corrisponde  a un fiore e i momenti vissuti “rifioriscono” e vengono rielaborati per far spazio a una pagina vergine, che nel caso della protagonista Teresa è la nascita di una nuova vita.

Un monologo di formazione sui generis, visto attraverso gli occhi di quattro generazioni di donne, le uniche in grado di creare e coltivare armonia. Nella narrazione si fa viva una costante ricerca delle radici, quelle che ti rammentano chi sei e da dove vieni, ma che rappresentano, allo stesso tempo, la spinta propulsiva per  guardare al futuro con coscienza e amore. Un progetto ben pensato quello di Erbario di Famiglia. Nella sua realizzazione si rivela spontaneo e delicato, ricordandoci che siamo venuti al mondo per diffondere bellezza e  pensare a quanto sarebbe bello se alla domanda di Teresa alla madre “Ma da dove vengo io?” anche le nostre madri ci avessero risposto con naturalezza  “Tu vieni da un fiore.”

 Come è nato il tuo percorso teatrale?

Ho iniziato a studiare teatro a 13 anni a Genova. Mia madre mi ha  sempre incoraggiata a studiare ed è lei che mi portò nella scuola di teatro storica di Genova, La Quinta Praticabile. L’ho frequentata per 5 anni fino alla fine del liceo. Poi è cominciato il lungo percorso di approfondimento. Ho frequentato un corso professionale sempre a Genova e lì ho arricchito il mio bagaglio teatrale prendendo parte a laboratori e conoscendo più da vicino registi che mi appassionavano come Mamadou Dioume, Serena Sinigaglia, Emma Dante. In seguito, sono arrivata a Torino per la specialistica  e qui ho conosciuto tantissime altre realtà come i  Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa e tra un viaggio e l’altro 6 anni fa, mi sono ritrasferita sotto la Mole.

E poi?

A Genova ho iniziato mettendo in scena opere riscritte da me, la prima è stata Rosencrantz e Guildenstern sono morti  di Tom Stoppard per 2 sole attrici. Dopo quell’esperienza da regista e autrice, sono ritornata sul palco con Mon amour mon mon amie insieme a Arianna D’Ambrini, uno spettacolo comico che nel 2012 vinse il premio Teatri Riflessi come miglior regia e miglior drammaturgia. Poi è arrivato Vogliamo ricordarlo così che era stato già sostenuto dal Teatro della Caduta dopo una residenza.  Lo spettacolo aveva come tema la morte che era stata affrontata in modo molto ironico,  è nel mio stile infatti a trattare sempre argomenti profondi intrecciandoli con il comico. E poi ancora, collaborazioni con Il Gruppo di Teatro Campestre, Officine Papage, Lunaria Teatro e la musica: mio marito ed io, abbiamo messo su un duo con lo spettacolo Tentativo di concerto per innamorati e non. Poi mi sono dovuta fermare per cause di forza maggiore: sono diventata mamma di due bambine.

Erbario di Famiglia quindi segna il tuo ritorno sulla scena. Di cosa parla?

Durante il tempo in cui mi sono fermata, ho collaborato con Teatro a Canone e Municipale Teatro dove ho conosciuto Chiara Lombardo che è stata il mio occhio esterno per lo spettacolo, ma non sono risalita sul palco con qualcosa di mio quindi, sì decisamente! Erbario di Famiglia rappresenta il mio ritorno  sia come autrice che come attrice. Erbario di Famiglia è il racconto di 4 generazioni di donne viste dagli occhi della protagonista, Teresa che è in dolce attesa. Teresa inizia un viaggio nei ricordi di famiglia attraverso le piante, infatti in ogni momento significativo  della sua vita che lei rivive, si rende conto che i fiori l’hanno sempre accompagnata. Queste quattro donne sono accomunate dalle stesse radici e dall’avere il potere di far nascere i fiori e quindi la bellezza.

Da cosa hai preso ispirazione?

Sono stata stuzzicata dal mondo delle piante perché 6 anni fa, mi è stato chiesto di scrivere uno spettacolo per un vivaio. Quindi mi sono dovuta documentare e per Erbario di Famiglia mi è stato d’ispirazione un saggio di Michael Polland che si chiama la Botanica del desiderio. L’autore ribalta la prospettiva affermando che le piante ci sono indispensabili. Ogni pianta infatti, soddisfa un nostro bisogno, ad esempio la mela soddisfa il nostro bisogno di dolcezza, il tulipano quello della bellezza. Ho attinto però anche dal quotidiano, dai ricordi, dai racconti di generazioni della mia famiglia perché la mia maggior fonte di ispirazione per me è la realtà.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Di sicuro Tom Stoppard, ma nel mio bagaglio ci sono delle immagini di registi che mi hanno comunicato tanto, ad esempio, amo lo stile di Gabriele Vacis  quello di Eimuntas Nekrošius dopo aver visto un suo Amleto e apprezzo i lavori di Giuliana Musso soprattutto negli spettacoli  Tanti Saluti e Nati in casa, in cui verità e fantasia si mescolano con identica leggerezza e profondità.

Cosa ne pensi della situazione teatrale  della città e qual è il rapporto che hai con i colleghi?

Sono attiva nei teatri off da sempre e Torino sia per  il teatro che per la musica è una realtà underground di tutto rispetto. Sono fermamente convinta del fatto che per fare bene e durevolmente questo mestiere, bisogna sentirsi sereni e lavorando in una realtà piccola, c’è il rischio di esserlo la maggior parte delle volte ed è più facile incontrare colleghi che arrichiscono il proprio percorso. Mi approccio alla realtà torinese facendo rete e per questo spettacolo ho spedito un  invito cartaceo, proprio con l’intenzione di affermare la mia concretezza, non ritenendomi un nome fra tanti. Nel mio piccolo, ho lanciato il seme di un laboratorio teatrale per over 50 creando una sorta di palestra dello spettatore portando il gruppo di partecipanti a vedere degli spettacoli che spesso non cadrebbero sotto i loro occhi, per esempio l’ultimo è stato Amleto take away di Berardi/Casolari al Concentrica, uno dei Festival off più prolifici della città.

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Tutte le foto sono di Serena Bascone