La rivoluzione del dildo: il “Manifesto controsessuale” di Paul B. Preciado

Mediante un linguaggio e una serie di riflessioni arguti, approfonditi e provocatori, il filosofo e scrittore spagnolo promuove la nascita di una “società controsessuale”, basata sulla decostruzione dei ruoli e dei generi prescritti e sulla liberazione promossa dalla tecnologia del dildo.

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_di Roberta Scalise

«La controsessualità afferma che all’inizio c’era il dildo. Il dildo precede il pene. È l’origine del pene. La controsessualità ricorre al concetto di “supplemento” formulato da Jacques Derrida: identifica il dildo come il supplemento che produce quanto si ritiene che debba completare».

Può un libro essere un dildo e fungere da motore di analisi e liberazione sessuale? Se a redigerlo è Paul B. Preciado, sì. Il filosofo e scrittore spagnolo, tra i massimi esponenti delle riflessioni circa genders studies, biopolitica, sessualità, pornografia, architettura e teoria queer, è, infatti, l’autore de “Manifesto controsessuale”, testo ardito e irriverente e recentemente pubblicato, a venti anni dalla sua prima edizione e in una versione globalmente aggiornata, dai tipi di Fandango Libri.

Fil rouge della dissertazione: il dildo come espediente di rottura del “muro dell’oppressione sessuale e di genere”, nella cui cornice si tramuta in occasione di demolizione del binarismo propriamente eterocentrico e decostruzione dell’eterosessualità. Considerando gli organi sessuali alla stregua di meri strumenti tecnologici, appunto, Preciado si propone l’intento di tratteggiare i contorni di un “contro-protocollo”, mediante il quale giungere alla creazione di una forma di sapere – e di piacere – in grado di demistificare e denaturalizzare le pratiche imposte dal regime sessuale odierno e promuovere “l’equivalenza (e non l’uguaglianza) di tutti i corpi viventi”, intesi come singolarità dotate di “attrezzi” volti alla conquista di un godimento scevro di imperativi eteronormativi e di potere.

Un nuovo orizzonte di senso e di espressione, dunque, dove l’ano, in particolar modo, assurge al ruolo di “centro transitorio di decostruzione controsessuale”, in quanto: biocodice trascendentale che travalica i confini della distinzione di genere, fucina di eccitazione esterna alle fonti orgasmiche prescritte e “spazio di lavoro tecnologico” estraneo alla riproduzione e ai dettami sgorganti dal rapporto d’amore. Caratteristiche che divengono, così, le fondamenta di una rivoluzione progressiva e tellurica, la quale, insieme al dildo e a tutte le pratiche sessuali – come il BDSM – che elidono e desacralizzano l’acclamata “naturalità” del reame eterocentrico, risultano essere i nuclei focali del paradigma controsessuale.

Ma che cos’è la controsessualità e in quale modo il dildo può esserne il portavoce precipuo? Con le parole di Preciado, la prima si pone come “teoria del corpo che si situa fuori dalle opposizioni maschio/femmina, maschile/femminile, eterosessualità/omosessualità, trans/cis, definisce la sessualità come tecnologia e considera i diversi elementi del sistema sesso/genere […] come altrettante macchine”. In un territorio in cui le frontiere sessuali si perdono e le distinzioni di genere risultano vanificate, pertanto, il dildo – come accennato – si staglia al pari di una “tecnologia biopolitica – continua il filosofo –, cioè come un elemento in un sistema complesso di dispositivi regolatori che controllano la relazione tra corpi, strumenti, macchine, usi e utenti”, proclamando, quindi, “la fine del pene come fonte della differenza sessuale”. Il dildo, infatti, “aggiunge solo per sostituire” e, in quanto “apparente rappresentazione plastica di un organo naturale, produce retroattivamente il pene originale”, divenendo esso stesso una protesi che, imitando la forma da cui è plasmato, la oltrepassa e si rende autore di un affrancamento liberatorio dal binarismo e dalle stigmatizzazioni imperanti, divenendo un mezzo artificiale che “possiede” l’orgasmo e il corpo che circonda quest’ultimo e comportando una “perdita di sovranità sessuale” che consente di “raggiungere finalmente un godimento plastificato”.

Ne consegue, dunque, che “oltre il dildo, tutto diventa controsessuale” e che “di fronte a questo piccolo oggetto, tutto il sistema eterosessuale dei ruoli di genere non ha più senso”, dal momento che esso assume il ruolo di un’occasione transitoria di piacere, stimolazione e significato, dando luogo a quelli che Foucault definisce “i molteplici modi di fare sesso”, mediante i quali si delineano i corpi e le identità.

Attraverso un linguaggio tecnico rigoroso ma includente, parentesi ironiche e brillanti, originali dimostrazioni ed esercizi di “inversione controsessuale” – e un vero e proprio contratto impreziosito di date e firma –, digressioni storiche, approfondimenti tematici e riferimenti accurati a proposito di alcuni dei numi tutelari dello studio – quali Derrida, Butler, Deleuze, Haraway e Foucault –, Preciado costruisce, quindi, un trattato che, sebbene possa risultare inizialmente ostico ai non cultori della filosofia della sessualità, appare, tuttavia, strenuamente arguto, visionario e illuminante. I cui contenuti, inoltre, richiedono di essere letti, elaborati e interiorizzati con meticolosità e parsimonia, al fine di favorire un mutamento lento e graduale nelle modalità con cui si fronteggia il fenomeno queer e la necessità – da questo conseguente – di eradicare la distinzione binaria uomo/donna e di lasciare i corpi liberi di esprimersi per mezzo dei codici da questi prediletti.

E per consentire, anche a noi stessi, di godere oltre i pregiudizi, i ruoli e gli intrichi di aspettative culturalmente e politicamente imposti.

Qui di seguito, alcuni degli estratti più interessanti dei tredici articoli del manifesto, in base al quale la società controsessuale si premurerà di:

Articolo 1: “Decretare l’abolizione delle denominazioni maschile e femminile corrispondenti a categorie biologiche sulla carta di identità e nell’ambito di tutte le procedure amministrative e legali;

Articolo 2: “Evitare la riappropriazione dei corpi nel sistema sociale in quanto femminili o maschili”, permettendo a “ogni nuovo corpo (cioè ogni nuovo contraente) di portare un nuovo nome che sfugge alle marche di genere, qualunque sia la lingua impiegata”;

Articolo 3: “Invalidare il sistema di riproduzione eterocentrica”, insistendo su: “l’abolizione del contratto matrimoniale, eterosessuale e omosessuale, e di tutti i suoi sostituti statali”; “la destituzione dei privilegi sociali ed economici derivati dalla condizione maschile o femminile”; e “l’abolizione dei sistemi di trasmissione ereditaria dei privilegi patrimoniali ed economici”;

Articolo 4: “Mettere in atto nel sociale una pluralità di pratiche controsessuali per realizzare il sistema controsessuale, come: ri-sessualizzare l’ano; diffondere, distribuire e far circolare pratiche di reiterazione sovversiva dei biocodici, e delle categorie della mascolinità e della femminilità naturalizzate nel quadro del sistema eterocentrico; parodiare e simulare in modo sistematico gli effetti abitualmente associati all’orgasmo, in modo da sovvertire e trasformare una reazione naturale costruita ideologicamente”;

Articolo 5: Istituire, per ogni relazione controsessuale, “un contratto controsensuale firmato da chiunque vi partecipi”;

Articolo 6: “Dichiarare e separare in maniera netta e assoluta le attività sessuali da quelle riproduttive”;

Articolo 7: “Denunciare le politiche psichiatriche, mediche e giuridiche attuali e la loro definizione di malattia/salute e disabilità/abilità, così come le procedure amministrative che riguardano il cambiamento di sesso”;

Articolo 8: “Queerizzare la natura. Le sostanze cosiddette “naturali”, gli organi e le reazioni fisiologiche dovranno essere considerati “metafore politiche viventi”, la cui definizione e il cui controllo non possono essere lasciati nelle mani dello stato o delle corporazioni neoliberiste, siano esse istituzioni mediche o compagnie farmaceutiche”;

Articolo 9: “Decretare che le attività controsessuali siano considerate un lavoro sociale oltre che un diritto-dovere di tutti i corpi, e che queste attività siano praticate regolarmente per un certo numero di ore al giorno a seconda delle circostanze”;

Articolo 10: “Decretare l’abolizione del nucleo familiare in quanto cellula di produzione, riproduzione e consumo oltre che unità per la distruzione del pianeta”;

Articolo 11: “Stabilire i principi di un’architettura controsessuale, ricostruendo e ri-negoziando i confini tra sfera pubblica e privata”;

Articolo 12: “Favorire lo sviluppo di tutti i saperi e di tutte le tecnologie volte a una trasformazione radicale dei corpi e all’interruzione della storia dell’umanità in quanto fonte di oppressione naturalizzata”;

Articolo 13: “Considerare, infine, tutti gli atti controsessuali come lavoro potenziale, e quindi riconoscere la prostituzione come forma legittima di sex work”.