“Nella foresta”: un percorso a ritroso con Jean Hegland, dalla civiltà allo stato di natura

Con cautela, delicatezza e suspence, Jean Hegland narra, attraverso le parole delle due sorelle protagoniste, la graduale scomparsa delle “comodità contemporanee” – dall’elettricità alla linea telefonica, fino al cibo e ai beni superflui –, intrecciando una storia intrisa di sgomento, paure e ritorni alle abitudini primordiali.

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_di Roberta Scalise

«All’esterno i germogli fioriscono sulle estremità dei rami. Dentro, Eva danza e io provo a studiare, immergendomi nella lettura della lettera “L”. Il fuoco basso per la legna umida. Nella dispensa, i sacchi si appiattiscono, le lattine scompaiono, i vasetti si svuotano. Credo che sarà così per sempre»

Che cosa succederebbe se, a poco a poco, la corrente elettrica dovesse scomparire, le linee telefoniche smettessero di condurre parole di raccomandazione, amore e rabbia, il carburante dovesse scarseggiare fino a richiedere di essere centellinato e il cibo iniziasse a imputridirsi, a causa dello scarso refrigerio e della mancanza di un’adeguata conservazione? Che cosa succederebbe se, attraverso un processo lento, graduale e inesorabile, le nostre abitudini si vedessero rivoluzionate, la scala delle priorità riversa e i nostri desideri atrofizzati? E, ancora, che cosa succederebbe se, all’improvviso, tutte le nozioni a proposito dello scibile umano dovessero appiattirsi, rivelando un orizzonte vacuo e intriso di spaesamento e inquietudine?

Lo racconta con delicatezza, sospiro e dovizia di particolari “Nella foresta”, sconcertante esordio letterario di Jean Hegland pubblicato nel 1997 – e fonte d’ispirazione del film omonimo diretto da Patricia Razema nel 2015, con Ellen Page ed Evan Rachel Wood – ed edito recentemente dai tipi di Fandango Playground, che, attraverso la vita e le vicissitudini di due sorelle adolescenti, Nell ed Eva, ripercorre la sconcertante scomparsa della civiltà riguardante la costa ovest e, dunque, la piccola cittadina di Redwood e il lembo di terra in cui le protagoniste risiedono, sito a pochi passi dalla fitta foresta californiana.

Di cui espone gli episodi e i fatti critici proprio la prima, affidando ricordi e parole sofferte al suo diario personale, residuo di un’umanità ormai lontana e dai contorni sbiaditi ma unica roccaforte al quale confidare pensieri, angosce e desideri. Mediante il resoconto della sedicenne Nell, infatti, il lettore scopre, attraverso una narrazione dilatata e scevra di precisazioni temporali, le peculiarità dell’esistenza di due ragazze affiatate e cresciute sotto l’egida della curiosità, della libertà e di un’armonia con la natura spontanea e giocosa, poi sfociate nella totalizzante passione per la danza di Eva e nella fame di conoscenza della stessa Nell, studiosa e diligente.

Un rigore che, nel dispiegarsi dell’ineffabile declino apocalittico, si rivelerà essenziale, soprattutto in seguito alla morte prematura della madre e alla dipartita inaspettata del padre: disgrazie che condurranno l’oratrice a risvegliare il proprio sopito istinto di sopravvivenza e a salvaguardare il destino della sorella orfana, acuendo la resilienza e la sagacia delle sue intuizioni. E ritrovando, nella foresta, un limbo sospeso dalle molteplici sfaccettature, che, con lei, muta le sembianze e i ruoli assunti: da nido di spensieratezza e oblio a intrico minaccioso e lugubre, per poi tramutare, nel corso della sua conoscenza, in rifugio di speranze ed emblema di rinascita.

La medesima che, dunque, la Hegland esplica in un romanzo che reca, tra le pagine che lo infoltiscono, una moltitudine di volti e interpretazioni, coniugando, nel suo ventre, flussi di coscienza vividi e particolareggiati con un percorso di formazione e consapevolezza che, evolvendo, genera al contempo sgomento e stupore, e persegue una incessante e involontaria scoperta dei meandri interiori ed esteriori.

Descrivendo, tra una definizione tratta dall’enciclopedia – cui Nell si rivolge assiduamente per non perdere se stessa e il proprio microcosmo – e un nuovo metodo per essiccare e conservare i vegetali, un ritorno allo stato arcaico che desta gli istinti e la gestualità primordiale delle due giovani donne, restituendo, attraverso una prosa elegante, metaforica e autentica, le origini profonde dell’esistenza di ciascun individuo, la cui anima è tanto grande quanto è piccola la sua statura nei confronti del libro della natura.