I “Corpi di passaggio” piegati dal potere e dalla corruzione

Andrea Cedrola svela, in questo nuovo capitolo edito da Fandango Libri e dedicato alle indagini private di Gerardo Conforti, gli stretti legami presenti tra il caso Montesi – ossia il più grande “affare” mediatico del secondo dopoguerra – e gli abusi di autorità, tra omertà, perdizione e sconvolgimenti nazionali.

_ di Roberta Scalise

Tutto è cambiato, soprattutto in seguito al caso Montesi, che, nella primavera del 1953, ha sconvolto un’Italia pregna di speranza e volontà di rinascita e ha, così, causato l’inevitabile declino dell’età dell’innocenza. Un’epoca suggestionata e destabilizzata che emerge, con forza e veridicità, dalle pagine intense de “Corpi di passaggio”, il secondo volume, redatto da Andrea Cedrola ed edito recentemente da Fandango Libri, teso a delineare e ad approfondire alcune delle più influenti vicende di cronaca nera intercorse dal secondo dopoguerra a oggi.

«Si può dire che la mia carriera è finita così, neanche ricordo quando mi sono allenato l’ultima volta, ma non sono stato l’unico a vedere stravolta la propria vita da quell’incontro, al bar Miramare, in quell’estate del ‘53. Da quell’incontro, come sapete, è nato l’articolo che ha scatenato il finimondo, e niente è stato più come prima neanche per Gaetano e per Sonia, per la Benedetti-Gallo e per il marchese Sparagna, per Piero Piccioni e per suo padre Attilio, e, di conseguenza per il suo partito. Ed essendo quel partito alla guida del paese, anche nella storia del paese, secondo me, a causa di quell’incontro, tutto è cambiato».

 Protagonista della vicenda è, ancora una volta, Gerardo Conforti, contadino del Cilento qui residente a Roma a causa della fuga stimolata dalla furente ribellione rivolta contro l’assassino del padre Attilio, Augusto Trovatore: un uomo esecrabile e potente, artefice di traffici e illegalità e silenzioso manipolatore dei fatti critici di cui l’intreccio si compone.

Il quale, infatti, intercetta il suo nodo cruciale proprio nel ritrovamento del corpo di Ines Astarelli – nome prestato a Wilma Montesi: una “ragazza qualunque” – e, perciò, sempre sullo sfondo e poco indagata nelle sue caratteristiche – rinvenuta da un operaio, la mattina dell’11 aprile – a due giorni dalla sua scomparsa –, sulle rive di Torvaianica, a pochi passi dall’isolata riserva di Capocotta, luogo – come, poi, emerso dalle inchieste – di perdizione, festini, orge e fruizione di droga.

Aspetti emblematici, questi ultimi, di un Paese governato dalle copertine patinate del lusso, del denaro e del potere, funzionali pretesti di omertà e occultamento di verità operati da una classe dirigente non intenzionata a dirimere i dubbi correlati al caso, bensì intenta a perpetuare un mistero che fa, della corruzione, la sua omicida primaria.

Di cui l’autore svela, dunque, gli sviluppi e le conseguenze attraverso un’accurata ricostruzione storica e culturale dell’epoca, affiancando il lettore in un disvelamento centellinato dei particolari della vicenda e sagacemente intervallato da dense parentesi di introspezione psicologica e caratterizzazione attenta dei personaggi coinvolti. E nelle quali rientrano, inoltre, con il consueto alternarsi di attimi presenti e ricordi passati, le emozioni private e gli intimi flussi di coscienza dello stesso Conforti, maggiormente immerso nel susseguirsi dei fatti in quanto espediente letterario di congiunzione tra i vuoti temporali e conoscitivi del caso.

Un caso che rimane, tuttora, irrisolto, ma che è stato in grado di scuotere – anche attraverso l’ingente intervento delle testate giornalistiche, conduttrici di inchieste scomode e, talvolta, risolutrici – le fondamenta dell’allora trionfante comparto democristiano e le coscienze di individui amareggiati e affezionati alle avversità di una giovane adulta che, con la sua – apparente – semplicità, rappresentava lo sguardo rivolto verso un orizzonte di rinnovamento di un popolo piegato e ancora incerto, ma deciso a liberarsi del fardello della disgrazia.