La vita, Bologna e quel momento di giugno: vi raccontiamo il primo “Dallowday” italiano

La prima giornata italiana dedicata a Mrs Dalloway, probabilmente il più celebre romanzo di Virginia Woolf, prende il via con non poco entusiasmo. Lo scorso 15 di giugno, infatti, presso la Cappella Farnese, si è festeggiato il primo Dallowday tutto italiano, su iniziativa della Italian Virginia Woolf Society. Una festa per dar voce a quella Virginia che spesso viene messa in secondo piano, una donna scherzosa, passionale, che ama Londra e ama (la) Vita.


_di Valentina Borla

«...Ciò che lei amava; la vita; Londra; quel momento di Giugno”.  Mrs Dalloway, probabilmente il più celebre romanzo della Woolf, è ambientato in una calda giornata londinese di metà giugno. Per celebrare il giorno in cui Clarissa, la protagonista del romanzo, decide di uscire a comprare dei fiori per la festa che terrà a casa sua la sera stessa, ci spostiamo di oltre mille e cinquecento chilometri, nonché di novantasei anni. Per l’evento, organizzato dalla Italian Virginia Woolf Society, si sono radunate docenti e studiose di ogni angolo d’Italia.

La giornata si apre con il contributo di Liliana Rampello, che si sofferma sulla concezione del tempo e di realtà nel romanzo che, almeno per quest’occasione, è il protagonista assoluto. Si esaminano poi le epifanie del quotidiano, ovvero quei momenti in cui la vita ordinaria si carica di un significato straordinariamente nuovo, quasi religioso. Seguendo i passi della Signora Dalloway e il suo vestito verde, abbiamo modo di conoscere la routine di una classe benestante in una metropoli di inizio Novecento. Su questa linea, è risultato essenziale il commento di Nadia Fusini, celebre traduttrice italiana, che ha accompagnato le woolfiane in un viaggio alla scoperta della Londra di Clarissa, per poi soffermarsi sulle difficoltà incontrate nella traduzione di testi così squisitamente complessi.

L’incontro prosegue poi con i contributi di Elisa Bolchi e Sara Sullam, specialiste della Woolf. Cinema, arte, letteratura del nuovo millennio: la sfida è quella di esaminare come Mrs Dalloway sia stato ripensato e riadattato in altri linguaggi, in tempi diversi e luoghi diversi. Scopriamo così che la ricezione (e rielaborazione) del romanzo della Woolf non ha confini, tant’è che passando per Berlino, Londra, New York e Los Angeles, si respira un profumo di internazionalità, di libertà espressiva e di creatività. É grazie alla lettura di un suo lavoro che Federica Leuci, studentessa torinese, ci porta fino al mare greco di Itaca.

Quali fili legano Clarissa Dalloway e Penelope, la sposa di Ulisse? L’attesa come presagio di un qualcosa che sta per accadere; le ore a scandire un tempo circolare; l’atto domestico che certamente non è fine a se stesso: che sia l’allestire una festa o tessere una tela, queste due attività diventano parte integrante dell’identità del personaggio femminile.

La giornata si conclude poi con la presentazione della raccolta epistolare Scrivi sempre a mezzanotte. Lettere d’amore e desiderio, pubblicata nel marzo scorso da Donzelli editore, a cura di Elena Munafò. Il lettore, seguendo lo scambio epistolare tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West, riesce a individuare autonomamente il fil rouge della loro relazione, una relazione fisica, intellettuale, mentale, immaginifica, che si infiamma, prima di tutto, dalle parole. L’intento è quello di andare a colmare i vuoti nella corrispondenza della Woolf, vuoti che sono stati riempiti in modo nuovo, in un carteggio tradotto per la prima volta in Italia da due voci diverse.

Ma come nasce, più nel dettaglio, l’idea di pubblicare le lettere che si sono scambiate Virginia e Vita? «È stato interessante realizzare questo progetto con le colleghe. Ci siamo spartite le lettere con l’idea che questo carteggio potesse essere affrontato con due approcci diversi per le due diverse artiste» spiega Nadia Fusini che, per la traduzione, ha prestato la sua voce a Virginia.

Lettera dopo lettera, conosciamo il legame intellettuale e amoroso che lega le due scrittrici, e a disegnare i tratti di due caratteri diversi ma ben definiti: per mettere in risalto le loro diverse qualità, la lettura di alcuni passi è stata affidata a due diverse attrici, Nicole Guerzoni e Susanna Acchiardi. Ne deduciamo che Vita è una donna atletica, viaggia in giro per il mondo e ama sedurre, come una vera e propria femme fatale. Virginia invece è più sedentaria: si autodefinisce “sessualmente codarda”, tant’è che l’incontro con questa donna così seducente è per lei allo stesso tempo un
incontro con la sessualità.

«La Woolf ha avuto una vita passionale, una vita sensuale. Nonostante il rapporto di profondo affetto che la lega al marito, è a quarant’anni, quando conosce Vita, che scopre e abbraccia gioiosamente l’amore carnale» spiega Sara de Simone. «Ho nella mente una visione di te perfettamente romantica e senza dubbio falsa- sei nel Kent e pesti dei luppoli in un grande tino-nuda, bruna come un satiro, e bellissima» Virginia a Vita

Ecco prorompere una Virginia inedita rispetto a quella che spesso ci propone la critica, diversa dall’immagine sbiadita dalla malattia depressiva con cui ha dovuto convivere. L’epicentro di questa giornata, che ha permesso di rievocare personaggi e personalità e di intrecciare fili narrativi a quelli privati, è sicuramente la Virginia che scrive, crea, cogliendo quegli attimi in cui l’esistenza si riflette su se stessa e si rivela in un eterno istante. Quell’eterno istante che è ha saputo cogliere magistralmente nelle sue opere, facendo sì che potesse essere compreso universalmente, così che tutt’oggi possiamo dire «perché eccola – anche a Bologna – lei era lì».

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