[INTERVISTA] Urban Jam: un canale di comunicazione tra strada e performance

Abbiamo raggiunto gli organizzatori del progetto Urban Jam per comprendere meglio come, ancora una volta, Torino sia all’avanguardia per quanto concerne le arti diffuse nel suo tessuto urbano. Il tutto, tra l’altro, grazie ad una campagna di raccolta fondi piuttosto innovativa sulla piattaforma Eppela. 

_
_di Mattia Nesto

Come nasce l’iniziativa Urban Jam?

Urban Jam nasce dall’idea di poter creare un canale di comunicazione tra la strada e la performance. La strada è “teatro” della vita e delle passioni e molto spesso anche luogo di performance che nascono spontaneamente e si emancipano ad arte.Urban Jam vuole mettere in connessione questi due mondi, che molto spesso sono separati, ma lo vuole fare con un obiettivo educativo e sociale, generando connessioni tra il quartiere in cui si sviluppa, portando il palcoscenico a diventare luogo di incontro e contaminazione e la strada a dimostrare il suo valore nell’ambito dell’arte performativa.

Quali sono le direttive culturali e quelle sociali in merito a questo progetto?

Innanzitutto questo progetto parte da un target generazionale ben definito, quello dei ragazzi adolescenti, questo offre già di suo la possibilità di comprendere un obiettivo del progetto che è quello di orientare i giovanissimi verso la formazione e la performance che non è solo emulazione dei propri idoli attraverso i social network, ma anche e soprattutto competenza e contatto fisico. Inoltre il progetto si rivolge in maniera focalizzata agli adolescenti del quartiere affinché possano riversare in arte performativa tutta quell’energia e voglia di protagonismo che dimostrano ogni giorno in strada. Questo porta anche alla contaminazione tra ragazzi del quartiere e non, tra ragazzi italiani e di prima e seconda generazione, con estrazioni diverse, ma le stesse passioni. In sostanza il progetto prevede la realizzazione di cicli di corsi in ambito rap, hip hop, break dance, freestyle, beat making per i ragazzi affinché possano incontrarsi, sviluppare la propria passione ed esprimersi su un palco.

Come è nata la collaborazione con la piattaforma Eppela? E con Off Topic?

OffTopic è motore di questo progetto, grazie alla collaborazione con le associazioni residenti nel nostro HUB e le idee di Milo, Tiago, Debora, Zero, Edo, Carlo, Gio e tutti i ragazzi di Urban Jam insieme ai quali stiamo sviluppando questa iniziativa. Eppela è un’ottima risorsa, una piattaforma seria, che segue i propri utenti e propone percentuali oneste. Una piattaforma che ospita progetti di tantissime tipologie che grazie alla partnership con Fondazione CRT +risorse si è anche aggiudicata un primato a livello di innovazione nel fundraising per le organizzazioni culturali.

Se uno volesse partecipare e finanziare l’iniziativa?

Suggerirei di andare su Eppela e cercare Urban Jam, guardare il video e leggere le informazioni sul progetto. Si può contribuire direttamente attraverso la piattaforma tramite PayPal, Carta di credito, bonifico bancario. É possibile supportare il progetto con una donazione simbolica, oppure contribuire con una cifra più sostanziosa per regalare un corso ad un fratello minore o ai propri figli, permettendo così, grazie al proprio contributo, ai ragazzi del quartiere la partecipazione ai corsi e prendendo parte di questo bel progetto di inclusione sociale.

In quali luoghi/quartieri di Torino sono già previste delle attività?

Il quartiere su cui si focalizza il progetto è quello di Vanchiglia, Aurora e Vanchiglietta. I corsi saranno tutti sviluppati all’interno del CUBO di OffTopic, luogo dedicato tutto l’anno alla performance e alle residenze artistiche in ambito musicale, teatrale e letterario. Ci entusiasma l’idea che i più giovani possano entrare nel luogo simbolo della professionalità in ambito performativo senza sentirsi degli ospiti, anzi, mettendosi in gioco per aggiudicarsi il proprio posto.

A che punto siamo con la raccolta fondi?

La raccolta fondi è partita con le donazioni liberali da parte dei piccoli sostenitori, non siamo ancora vicini al traguardo, ma la differenza la faranno i genitori interessati ad iscrivere i propri figli ai corsi (parliamo di poco più di 100 € per un anno di corsi). Ovviamente ci rivolgiamo a quei genitori che vogliano valorizzare l’entusiasmo dei propri figli per trend quali il rap o la trap, per il ballo freestyle, ma che lo vogliano fare fuori dagli schermi e dagli schemi, facendo vivere ai ragazzi la reale performance che non si coltiva attraverso l’apparenza dei social network, ma è frutto di impegno, passione e dedizione e rappresenta un contesto multiculturale, senza discriminazioni e differenze di classe sociale.