[INTERVISTA] La passeggiata letteraria di Gian Luca Favetto per la rassegna “Ad alta voce”

Gian Luca Favetto, scrittore e giornalista, sarà il primo protagonista della rassegna estiva “Ad alta voce”, promossa da Produzioni Fuorivia e IL Idee al Lavoro: cinque passeggiate letterarie in altrettante Residenze Reali, tra giugno e luglio. 


_di Roberta Scalise

Parole calibrate scaturiscono consapevoli da una pacata profondità di spirito e delineano, con pennellate suggestive e immaginifiche, i contorni di una passione per il mestiere dello scrivere scevra di confini e pregiudizi. La scelta di introdurre la rassegna “Ad alta voce” non poteva non ricadere su Gian Luca Favetto, scrittore, giornalista, drammaturgo e poeta che, venerdì 7, inaugurerà, presso la Basilica di Superga, il ciclo di cinque passeggiate letterarie in programma tra giugno e luglio nella cornice della rassegna Palchi Reali. Intento dell’iniziativa, promossa da Produzioni Fuorivia e IL Idee al Lavoro – con il coordinamento di Piemonte dal Vivo – è, infatti, quello di coinvolgere gli astanti in una riscoperta delle Residenze Sabaude, accompagnandone gli itinerari attraverso le voci di cinque ospiti del panorama culturale prestate, per l’occasione, alla lettura di grandi classici della letteratura di significativo impatto. La prima delle quali, come accennato, sarà, dunque, condotta dal torinese Favetto e si incentrerà sulla figura dello scrittore e giornalista Osvaldo Soriano, cui sarà affiancato, inoltre, il ricordo degli “Invincibili del Grande Torino” ivi sepolti.

Qual è stata la tua reazione all’invito e qual è la tua opinione a proposito della rassegna “Ad alta voce”?

Quando mi è stato proposto di svolgere letture sportive in occasione della manifestazione “Ad alta voce” e, nello specifico, all’inaugurazione della stessa, presso la Basilica di Superga, il pensiero si è rivolto subitaneamente al giornalista e autore Osvaldo Soriano: una figura a me prossima – Favetto è stato portiere dell’Osvaldo Soriano Football Club, poi tramutatosi in Nazionale Scrittori, n.d.r. –, conosciuta attraverso il suo primo testo pubblicato in Italia, “Triste, solitario y final”, nell’edizione Tascabili Vallecchi – e non nella più nota Einaudi.

Una prima versione andata persa, ma alla quale sono molto legato: ventenne, effettuai, infatti, la mia prima intervista giornalistica allo scrittore piemontese Giovanni Arpino, e, nel corso del dialogo, venne fuori la passione comune per lo scrittore argentino – uno dei pochi italiani che lo aveva letto e intimamente conosciuto –, dando avvio, così, a una profonda amicizia.

Sono, dunque, felice di condurre una passeggiata di letture con Soriano, a Superga: un itinerario che prenderà abbrivio da alcune pagine dello stesso “Triste, solitario y final”, per poi proseguire con brani di natura calcistica e concludersi con l’epistolario Soriano-Arpino e un omaggio al Grande Torino, ivi sepolto.

Osvaldo Soriano

In questa prospettiva, qual è, quindi, il messaggio che intendi veicolare attraverso la lettura delle parole di Soriano?

Credo che il viaggiare e lo scrivere siano l’uno la metafora dell’altro, e, all’interno del viaggiare, lo siano il camminare e lo scrivere: nel corso di una passeggiata letteraria, le persone si fermano e ascoltano con accuratezza, e, mediante la lettura, si offre agli occhi la possibilità di ripercorrere i passi sul sentiero che l’autore ha scritto. La lettura, infatti, in base al volume sottoposto alla nostra attenzione, si tramuta spesso in tante scalate, in sentieri, in lunghi percorsi sulle spiagge o in montagna, e ciò che accadrà venerdì, dunque, è proprio questo: un materializzarsi dello spazio rappresentato dalle righe del racconto e declinato nelle immagini scaturite dalle sue parole, così vivificato dal cammino in corso e dalla voce del narratore, che, alla stregua dei cantori dell’antichità, restituisce agli auditori – ma smaterializzandole – le scene letterarie.

A proposito dello sport, invece, può essere, quest’ultimo, un motore culturale?

Lo sport, come tutti gli altri elementi della vita, è un fenomeno culturale, ma non nel senso nozionistico del termine: per esempio, il calcio racconta l’Italia, le bocce la Francia, il baseball e il basket delineano l’America più di molte analisi sociologiche e il ciclismo e i suoi giri ricompongono perfettamente la fisionomia di Spagna, Francia e Italia. Non si tratta, dunque, di “informazioni”, bensì di “formazioni”, perché lo sport forma la cultura di un paese ed è espressione di un determinato modo di essere: e se scaturisce dall’osservazione del contingente in cui esso è immerso, allora è possibile fare cultura, anche in senso “alto”.

Basilica di Superga

Per quanto concerne, infine, la tua attività di scrittore: di che cosa trattano i tuoi due ultimi volumi – “Qualcosa che s’impara” (NN Editore) e “Si chiama Andrea” (66thand2nd) – e come si conciliano gli universi letterari e giornalistici?

Il primo, “Qualcosa che s’impara”, pubblicato per i tipi di NN Editore, tratta dell’idea del perdono attraverso le parole della letteratura, mentre “Si chiama Andrea”, recentemente uscito per 66thand2nd, indaga le radici dell’identità e le molteplici personalità che la abitano. Proprio come il mestiere di scrivere, paragonabile a un bosco composto da una moltitudine di alberi: cambia il respiro, cambia il ritmo, cambia il modo in cui le parole vengono adagiate sulla pagina, ma non muta lo sguardo, sempre curioso e attento alle immagini cangianti del reale. 

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Uno sguardo che non solo gli scrittori, ma tutti gli individui dovrebbero mantenere vivo, per rendersi consapevoli delle scene in cui si muovono e della peculiarità che abitano.

Qui il programma completo delle passeggiate letterarie “Ad alta voce”

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti ma è d’obbligo un biglietto di 10,00 € per l’ingresso alle Residenze Reali.

La prenotazione è obbligatoria su www.eventbrite.it o via mail a altavoce19@gmail.com

Per ulteriori informazioni: 011/0814031 (dal lunedì al venerdì al mattino).