[INTERVISTA] Filippo Arlia: il giovane talento italiano che porta la musica classica in giro per il mondo

Il giovane Direttore d’Orchestra Filippo Arlia, considerato dalla critica internazionale uno dei più brillanti e versatili musicisti italiani della sua generazione, sarà in concerto ad Alba il 25 maggio alle 21  all’interno dell’Alba Music Festival (uno dei più attesi riferimenti culturali della stagione, con oltre 20.000 presenze di pubblico ogni anno), con Duettango Feat Camorra. In vista del concerto , abbiamo scambiato due parole con Filippo Arlia dagli inizi, ai palchi internazionali, dal suo ruolo di insegnante fino alla grande passione per la musica jazz.

_di Elisabetta Galasso

In vista dell’imminente data del 25 maggio all’Alba Music Festival, mi può parlare del progetto Duettango? Come è nato? Quali obiettivi si pone?

Duettango è nato nel 2008 quasi per caso: dovevamo inaugurare l’Auditorium del Conservatorio “Tchaikovsky” di Nocera Terinese e decidemmo di chiudere il concerto con il Libertango di Astor Piazzolla. L’obiettivo del progetto è divulgare il repertorio di Piazzolla in Italia, perché nel nostro paese il compositore argentino è noto al grande pubblico solo per le sue musiche più “commerciali”: la maggior parte del suo catalogo è praticamente sconosciuto.

Come si è avvicinato alla musica di Piazzolla?

La musica di Piazzolla riesce a darmi un senso di libertà che la classica, per forza di cose, non può avere. Come musicista classico sono un outsider, perche amo trascendere parecchio dalle barriere dello spartito, perciò Piazzolla riesce a farmi esprimere quel desiderio di improvvisazione che una Sinfonia di Beethoven non può darmi.

Tornando a ritroso nel tempo, vorrei sapere non tanto come si è avvicinato alla musica in generale, ma proprio quando ha capito che la bacchetta sarebbe diventata la sua compagna inseparabile…

Credo che tenere la bacchetta in mano è una cosa piuttosto naturale o innaturale, nel senso che direttori si nasce e non si diventa. Sin da quando studiavo composizione e contrappunto, ho sempre desiderato dirigere, e ho iniziato proprio dirigendo Piazzolla con un piccolo gruppo di archi: ho subito capito che quella poteva essere la mia strada.

Come si è sentito durante la sua prima volta sul palcoscenico? L’emozione di salire sul palco dopo tanti anni è sempre la stessa? Ha un gesto scaramantico che fa prima di entrare in scena?

Mi sono sentito strano, perché il giorno prima godevo della mia musica in una stanza, e il giorno dopo dovevo condividerla con tutti gli altri e mi sono posto un grande problema: quello che facevo doveva in un certo senso piacere anche a chi mi ascoltava. Questo ha cambiato assolutamente il mio modo di vedere la musica, che da intimo è diventato all’improvviso “spettacolare”. L’emozione, anche dopo tanti anni, c’è sempre anche se si avverte in maniera diversa. Non ho un gesto scaramantico in particolare, ma amo vivere la performance in modo molto easy: secondo me questo è il segreto per vivere di concerti.

Tecnicamente, i gesti della mano tramite i quali è possibile dirigere un’orchestra sono semplici, ma è come dire che basta passare l’esame della patente per vincere la Formula Uno… Sguardo, ascolto, energia, sensibilità, quali sono gli ingredienti che secondo lei non dovrebbero mai mancare a un buon direttore d’orchestra?

L’energia è secondo me l’ingrediente più importante: quando sali sul podio, se vuoi lasciare il segno, le note devono trascendere dalle barriere del rigo musicale, e per farlo c’è bisogno di tantissima energia.

Mi sono sempre chiesta come faccia il direttore d’orchestra a tenere a memoria l’intera partitura, sembra facile, ma immagino ci sia tantissimo lavoro dietro, ricordando che un musicista può sapere perfettamente la sua parte, ma di certo non conosce a menadito quella degli altri e non ha quella visione d’insieme che il direttore possiede.

Certo. Il lavoro più grande è con la partitura in mano, nel senso che bisogna studiarla in modo certosino ed accurato. A volte servono anche dei mesi per interiorizzare bene tutto quello che gli altri dovranno suonare, quindi la tua vita viene assorbita dallo spartito.

Ci sono dei direttori d’orchestra del passato a cui si ispira? E oggi, ci sono suoi colleghi che stima?

Tra i direttori del passato, sicuramente mi ispiro a Gennady Rozhdestvensky ed Eugenij Mravinskij. Oggi, stimo in particolar modo Leonard Slatkin e Yuri Simonov. La scuola russa, secondo me, è la più bella al mondo, anche se in Italia è pressochè ignorata.

Iniziando con una tournée dedicata a Gershwin, quanto ha influito nel suo percorso la musica Jazz? E quale spazio occupa nella sua vita il jazz oggi?

Ha influito tantissimo, infatti ho una collezione di dischi molto nutrita e ascolto jazz quasi tutti i giorni. Oggi, anche attraverso Piazzolla, occupa uno spazio importante perché il repertorio del compositore argentino ha chiaramente dei tratti jazz e blues.

Parliamo ora dell’Orchestra Filarmonica della Calabria, da lei fondata e di cui ne è il direttore. Essendo a contatto con molti giovani, cosa si sente di dire alla gioventù che oggi studia per vivere di musica?

Penso che se la mia vita fosse una torta, la Filarmonica sarebbe sen’altro la fetta più dolce. Ogni volta che salgo sul podio penso che quella realtà è stata creata e voluta da me, e mi commuovo smisuratamente. Ai “miei” giovani dico di non andare via dalla Calabria perché la nostra è una terra che ha delle potenzialità inespresse che insieme possiamo mostrare al mondo.

Che periodo storico sta vivendo in Italia la musica classica?

Un perioro drammatico: le orchestre chiudono e ai giovani non rimane che insegnare nelle scuole, che però a breve saranno sature. Rimangono ancora ad alti livelli le realtà più blasonate, come “La Scala” a Milano o “Santa Cecilia” a Roma, ma l’Italia è anche Ancona, Cagliari, Palermo o Catanzaro: questo ancora non è chiaro a tutti coloro che ci governano.

Avendo lei calcato tantissimi palchi nazionali e internazionali, ha qualche aneddoto curioso da raccontare inerente al suo lavoro? Magari di un concerto oltreoceano o di incontri musicali che le hanno lasciato il segno.

Direi che ci sono stati dei personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella mia vita di uomo e di musicista. Tra questi senz’altro Michel Camilo nel 2015 e più recentemente Stefano Bollani. Michel Camilo mi disse che quando partì per New York la prima volta, uno dei suoi maestri gli suggerì di “stare a casa” perché il jazz e l’America non erano fatti per lui. È evidente che quel maestro non aveva molto intuito, perchè dopo 30 anni Michel è ancora a New York.

In conclusione, se dovesse dirmi come si sente in questo momento della sua carriera, quale musica, canzone ( che sia classica, pop, rock) sceglierebbe per farlo?

Ouverture to Candide di Leonard Bernstein.

Di seguito le date e il programma dei prossimi concerti diretti dal Maestro:

30 Maggio: Jerusalem Theatre – Jerusalem Symphony Orchestra

1 Giugno: Ashdod Performing Arts Center Gerusalemme – Jerusalem Symphony Orchestra

2 Giugno: Herzliya Performing Arts Center Gerusalemme – Jerusalem Symphony Orchestra

15 Giugno: l’Orchestra Filarmonica della Calabria sarà diretta da Filippo Arlia. Al pianoforte Danilo Rea; in programma: G. Gershwin Rhapsody in blue / G. Gershwin An American in Paris.