[INTERVISTA] Oggetti introvabili e traduzioni possibili con Marco Lapenna

“Il Catalogo degli oggetti introvabili” – prezioso testo edito dalla Vànvere Edizioni – ha riscosso un notevole interesse presso il pubblico in tutto il mondo e io non faccio eccezione: allora ho colto l’occasione per porre qualche domanda al traduttore, Marco Lapenna. 


_di Alessio Moitre

Prima di passare al testo in oggetto, mi farebbe molto piacere se presentassi, anche lungamente, la tua carriera da traduttore e i vari passaggi e lavori portati a termine.

Ho cominciato a tradurre saggistica nel 2012, prima di un incontro fortunato con Lorenzo Flabbi delL’orma editore che mi ha introdotto alla traduzione di letteratura. Poco dopo proprio L’orma mi ha affidato le Storie Assassine di Bernard Quiriny. Da allora ho lavorato quasi ininterrottamente come traduttore dal francese, sia da Roma che da Parigi. Tra i miei titoli preferiti ci sono Il Brady di Jacques Thorens, L’uomo che baciava le nuvole di Roland Garros e Autobiografia di mio padre di Pierre Pachet.

Come ti sei trovato con la traduzione de testo di Jacques Carelman?

Comincerei con il dire che Carelman non è un autore facile da tradurre, ma gli autori facili da tradurre non esistono. La lingua di Carelman, ad ogni modo, è particolarmente creativa, il che richiede un adeguato sforzo inventivo nella traduzione. Cercando di non perdere l’allusione continua dell’originale allo stile pubblicitario. Il Catalogo degli oggetti introvabili è sicuramente un libro denso dal punto di vista metalinguistico. Non è una caratteristica puramente decorativa e va conservata a qualunque costo.

Sei appassionato di Patafisica?

Proprio grazie a questa traduzione ho avuto modo di approfondire una conoscenza che, lo ammetto, era superficiale. Della Patafisica, il Catalogo comunica magnificamente lo spirito giocoso, la giocoleria intellettuale per così dire, che sfocia nella ricerca dell’inutile.

Da dove nasce il tuo interesse per questo testo?

Il Catalogo degli oggetti introvabili è un testo ben presente nella cultura francese del secondo Novecento, che meritava di essere traghettato in Italia. Quando Stefania Camilli, di Vànvere, mi ha proposto di cimentarmici, mi è sembrata subito una bella fortuna. È uno di quei testi di lunga vita che ancora per parecchio tempo sarò contento, e anche un tantino orgoglioso, di aver tradotto.

La grafica, l’impaginazione, ha un ruolo importante in questo scritto.

Certamente. La parte grafica del lavoro è stata fondamentale. Fondamentale e paziente, quando si è trattato di conciliare la cura filologica della facies grafica voluta dall’autore con le mie intemperanze di traduttore che soffre i limiti di spazio dei riquadri.

Quanto hanno ancora da dire questi oggetti improbabili, sulle nostre esigenze di consumatori compulsivi?

Molto. Gli oggetti introvabili, dietro il loro aspetto inoffensivo, conservano una carica politica da non sottovalutare. Non va dimenticato che Carelman è anche l’autore di una famosa illustrazione dal Maggio ’68 parigino: quella del celerino in nero con lo scudo rotondo e il manganello alzato.

Ci sarà una seconda uscita, sempre sul filo della precedente?

Sì, tra pochissimo sarà in libreria il secondo volume, che completa la versione italiana del Catalogo.

In generale, quali sono i tuoi prossimi progetti?

In questo momento sto lavorando a un bel libro, Le cicogne sono immortali di Alain Mabanckou. Tra le fortune del mestiere di traduttore c’è quella di venire trasportati spesso in mondi del tutto sconosciuti. Questa è la volta del Congo degli anni Settanta. Più in generale continuo una collaborazione assidua con L’orma editore e spero che ci sia presto occasione di tornare a lavorare con Vànvere.

La nostra recensione del libro, pubblicata tra i consigli letterari di marzo:

Jacques Carelman, Catalogo degli oggetti impossibili, traduzione di Marco Lapenna, Vanvere edizioni

Questo è un testo che strappa interesse alla sua prima visione. Niente da fare, ne rimani inebetito. Magnifica costruzione editoriale, sia grafica che d’impaginazione. Il testo è una pregevole traduzione di Marco Lapenna inerente agli oggetti impossibili dello scrittore francese Jacques Carelman, patafisico incallito, illustratore, pittore. Un catalogo in stile fine ottocento dell’impensabile, di manufatti fantasiosi e utili per ogni aspetto della nostra vita. Splendido. Per bibliofili, assolutamente.