Amori ricuciti al Torino Fringe Festival

Un amore instabile, perverso eppure radicato, due protagonisti che si muovono in un cubo di legno, tra i tavolini del bar dell’Arteficio Showroom, tra spettatori che si versano vino e amari. Una storia montata in linea non cronologica, che lascia aperte diverse interpretazioni sulle motivazioni che spingono i due amanti, sul figlio mai nato, o morto in un tragico incidente.

_
_di Elena Fassio

Nelle ultime due settimane Torino è stata invasa, per il settimo anno consecutivo, dall’onda colorata e frizzante del Fringe Festival, il festival di teatro e arti performative diventato ormai un appuntamento imprescindibile per il pubblico e per i produttori teatrali alla ricerca di nuovi talenti su cui scommettere.

Sotto l’auspicio del dodo che spicca il volo, da sempre logo della manifestazione, il calendario degli appuntamenti in scena è stato ricchissimo: 230 repliche e 68 artisti e compagnie coinvolti tra conferenze, proiezioni di cinema sperimentale, concerti e le immancabili feste after Fringe.

Iniziative sparse in tutta la città, dall’Unione Culturale Franco Antonicelli al Museo Egizio, dal Caffè Basaglia ai Magazzino sul Po, passando per il Palazzo della Luce, piazza Foroni, la Galleria Umberto I e Le Musichall. Il tutto organizzato da un team che ha ben sette direttori artistici.

Fridom il titolo scelto per l’edizione 2019, sull’idea di libertà, ma anche di margine e bordo, come indica la parola fringe. «Abbiamo costruito un cartellone multidisciplinare libero di esprimersi anche ai margini della città, con nuove location – ha spiegato Cecilia Bozzolini di Fringe – nel segno della libertà ci apriamo anche ai luoghi meno convenzionali».

Anthony Nielson

Tante le sezioni incluse nel programma: performance di circo contemporaneo, richiami letterari con il Don Chisciotte e riflessioni su Paolo Borsellino, prosa, stand up comedy e impegno civile, concerti-spettacolo tra Brahms e Schumann, dialetti diversi, dal napoletano al calabrese, senza dimenticare ToStreet, le performance site specific in Barriera di Milano e Porta Palazzo. Uno sguardo attento all’oggi, sulla necessità di raccontare storie di identità, appartenenza, prospettive vive.

È in questo contesto che si sono inserite le sette repliche di “Amori ricuciti”, pièce adattata dal testo di Anthony Nielson e interpretata da Valentina Virando e Alessandro Federico, coppia sul palco e nella vita che abbiamo conosciuto dopo lo spettacolo ospitato dall’Arteficio Showroom, in via Bligny.

“Siamo attori, registi, microfonisti, tecnici audio, insegnanti, affrontiamo il teatro a 360 gradi”, spiegano i due. “Il Fringe Festival, oltre ad aver avuto un’ottima affluenza di pubblico per tutte le repliche, ci ha dato l’opportunità di far vedere il nostro lavoro a diversi produttori teatrali, e di farci conoscere meglio sulla scena torinese”.

Per loro è stata una dura prova, o forse una terapia, trasportare sul palcoscenico – che poi è più una scatola – i problemi di Abbie e Stu, coppia minata alle fondamenta dalle incomprensioni reciproche, dalle scelte sbagliate e dalle tragedie che ha dovuto sopportare, che vivono e rivivono le scene più segnanti della loro relazione senza possibilità di risolvere il dramma che li attende. Uno strappo in uno spazio vitale ristretto. Un tentativo e un desiderio di ricucire, di ricucirsi, di ricominciare.