Romeo e Giulietta al Teatro Regio: l’eterna magia nella versione di MacMillan

La magia di Romeo e Giulietta, nonostante conosciamo tutti fin troppo bene il suo tragico epilogo, è la sua capacità eterna di rendere struggente e ipnotica la storia più stupida del mondo, piena di equivoci che potrebbero essere evitati e, proprio per questo, così reale.

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_di Elena Fassio

È il 1935 quando Sergej Prokof’ev termina Romeo e Giulietta, ispirato alla tragedia di William Shakespeare. Il balletto va in scena per la prima volta a Brno, in Cecoslovacchia, nel 1938 e soltanto nel 1940 vede la luce al Teatro Kirov di Leningrado coreografato da Leonid Lavrovskij.

L’affascinante musica di Prokof’ev, potente e chiara, che risuona nella memoria di tutti, e la struggente storia di amore e morte più famosa di sempre diventano subito un punto di riferimento anche per i grandi coreografi europei occidentali del dopoguerra. Lo scozzese Kenneth MacMillan, uno dei massimi maestri della scena britannica del secondo ’900, allestisce questa versione nel 1965 con Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, la dream couple della danza di quegli anni.

Kenneth MacMillan

Nato in Scozia nel 1929 e persa subito la madre, un po’ come Billy Elliot lottò per convincere il padre – veterano di guerra – a farlo partecipare all’audizione per la Sadler’s Wells Ballet School. Come coreografo toccò, con più di 60 titoli, tutti i generi del balletto, ma quello che meglio esprimeva la sua sensibilità era il “balletto drammatico”, dove far affiorare i tratti psicologici dei personaggi.

I duetti appassionati su cui MacMillan pone l’accento, sotto il balcone e nella camera da letto, si inseriscono nella faida tra Capuleti e Montecchi, con sanguinose battaglie e scene di feste popolari.

Il titolo entra nel 2013 nel repertorio del Balletto dell’Opera di Perm, importante metropoli degli Urali, al confine con la sterminata Siberia e con una popolazione di quasi un milione di abitanti, che ha un teatro d’opera e di balletto sin dal 1870. A Perm trascorse la sua infanzia Sergej Djagilev, il fondatore dei Ballets Russes, e lì fu trasferito negli anni della Seconda guerra mondiale il Balletto Kirov di Leningrado, oggi Mariinskij di San Pietroburgo.

Sergej Prokof’ev

Nato in Russia nel 1891, il compositore visse fino agli anni 30’ tra Parigi, Londra, Chicago e San Francisco. La sua musica in bilico tra lirismo, violenza e melodiosità lo portò però a scontrarsi con gli avanguardisti europei, che lo considerarono troppo legato all’estetica ottocentesca. Tornato in Urss, negli anni ’40 la sua musica fu boicottata e controllata, ma questo fu comunque il suo periodo più fecondo. Ne è l’esempio proprio Romeo e Giulietta, nel quale, più che arie, scorrono sequenze cinematografiche in cui ogni accento si lega indissolubilmente al movimento del corpo di ballo e alla memoria dello spettatore.

Il Romeo e Giulietta in scena al teatro Regio – da venerdì 3 a mercoledì 8 maggio – non ha quindi smentito il livello sempre apprezzabile della compagnia di Perm, diretta da Aleksej Mirošničenko, ex danzatore del Mariinskij.

La difficoltà del balletto, per gli interpreti, sta proprio nella costruzione shakespeariana dei personaggi: due ragazzini giocosi, che scherzano allegri con la nutrice o con gli amici, e poi d’improvviso due amanti appassionati, uniti in estatici pas de deux. Mentre in Romeo, interpretato da Gabriel Lopes, si nota la preferenza per i passi a due piuttosto che per gli allegri, in Giulietta (Polina Buldakova) il character developement scorre fluido, etereo, impeccabile come la tecnica della ballerina.

Sette repliche, tutte quasi sold-out, con l’orchestra del Regio, per l’occasione diretta da Artëm Abašev, sempre impeccabile, e la scenografia monumentale e cangiante di Mauro Carosi.

Le Giuliette di MacMillan

Il nuovo Romeo and Juliet di MacMillan fu visto nel ’65 come veicolo per far brillare la coppia Nurayev-Fonteyn, ma il coreografo l’aveva in origine pensato su misura per la sua coppia favorita – più vicina alla sua sensibilità perché più ricca di qualità attoriali – Lynn Seymour e Christofer Gable. Il suo intento era mettere in scena una Giulietta intraprendente e un Romeo tenero, mentre l’imposizione del cambio di interpreti (Nurayev molto più irruento e Fonteyn molto più delicata) fu una delle cause della sua partenza da Londra verso Berlino. Le sue Giuliette sono state comunque tutte eccellenti: tra le altre Natalja Makarova, Gelsey Kirkland, Merle Park con Michail Barišnikov, Alessandra Ferri nello spettacolo portato al regio nel 1996.