[INTERVISTA] La Yegros: la cumbia tra danza, divertimento e coscienza politica

L’artista argentina è una delle più vivaci e veraci esponenti della Nu Cumbia, genere musicale figlio della tradizione sudamericana, in bilico tra le pulsioni selvagge del dancefloor ed uno spirito guerrigliero. La Yegros sarà in Italia col suo “Suelta Tour” e venerdì 10 maggio farà tappa all’OFF TOPIC di Torino. 


_di Lorenzo Giannetti

L’abbiamo intervistata per parlare della sua formazione al confine tra tradizione e modernità, dell’apparato “scenografico” delle sue coloratissime performance e di quella volta che è finita in un mashup insieme ai Tre Allegri Ragazzi Morti.

Fai un uso molto particolare della voce, che rievoca la tradizione ancestrale del Sudamerica: ci racconti come ti sei avvicinata al canto e come poi hai imparato determinate tecniche? 

Ho cominciato studiando nel conservatorio di musica. In primo luogo ho fatto canto lirico, interpretavo opere in italiano con un registro molto alto; da lì ho imparato a controllare la mia voce e averne cura. Dopo ho deciso di voltarmi verso suoni più ancestrali che erano quelli che mi richiamavano di più. Di conseguenza ho seguito parecchi corsi e seminari di canti africani e dell’India. Penso che fu proprio in quel momento che ho trovato la mia identità, dopo una lunga ricerca, soprattutto interna.

Ricollegandosi nuovamente alla tradizione, possiamo dire che anche la presenza scenica e i costumi abbiano un ruolo importante nei tuoi show. In generale tutta la tua immagine si rifà ad una particolare iconografia. Ti va di raccontarci più nel dettaglio come gestisci questi aspetti? 

Sì, quello che si vede, ovvero i costumi, oltre a quello che si può sentire, è molto importante per me. È un altro mezzo per esprimere da dove veniamo, come ci sentiamo, chi siamo. Ho conseguito una laurea in design di moda ed è per questo che non si tratta soltanto di un piccolo dettaglio dei miei concerti. Quando ho il tempo per farlo, mi piace sviluppare un’idea e crearla con le mie mani. Per questo tour ho anche contattato una designer del sud della Francia chiamata Ada Zor, per la realizzazione del look dei musicisti. Quando cammino per le strade sto sempre attenta a qualsiasi cosa che potrebbe dare più personalità al palco e poter raccontare una storia.

Spostiamoci su un terreno più “seri”o: la cumbia è un genere certamente molto accattivante e ballabile, ma spesso ci si dimentica della sua forte componente politica-guerrigliera. Come ti sei avvicinata a questo genere e cosa ne pensi della componente più “impegnata” della cumbia? Ci consigli qualche altro artista contemporaneo interessante legato alla scena “Nu Cumbia”?

Alla cumbia mi sono avvicinata sin da bambina, attraverso la musica che ascoltavano i miei genitori. Sebbene all’inizio pensavo fosse soltanto un genero ballabile, gradualmente mi sono resa conto che dietro a tutti questi ritmi ci sono delle storie, dure, tristi e profonde, di una società che lotta. In certo modo mi sono identificata con questo stile che riesce contemporaneamente a trasmettere molta allegria e raccontare storie vere, storie che fanno male. Oggi ci sono molti artisti che, per fortuna, emergono e si interessano in mescolare questi ritmi con delle sonorità più moderne come King Coya, Denge Denge Denge, Chancha Via Circuito, Frikstailers etc.

Una curiosità: hai intitolato il tuo disco del 2016 “Magnetismo”. Come mai questa scelta? È un concetto che mi affascinano molto e vorrei sapere che cosa è per te “magnetico”. 

Ho deciso di chiamarlo così perché, dopo la bellissima e inaspettata accoglienza da parte del pubblico nei confronti del primo disco, ho sentito un certo magnetismo con loro. Quindi con quel secondo disco ho voluto manifestare la mia gratitudine, in un certo modo. Qualcosa di magnetico è qualcosa che attrae, ti seduce, ti “acchiappa”: è stata proprio questa sensazione che ho sentito in quel momento.

In Italia ti abbiamo conosciuta anche grazie ad un mashup della tua musica con quella del gruppo nostrano dei Tre Allegri Ragazzi Morti, sotto l’ala dell’Istituto Italiano di Cumbia. Con quali altri artisti – italiani o non – ti piacerebbe collaborare? 

Mi piacerebbe collaborare con Mayra Andrade, una cantante di Capo Verde, mi piace molto il suo lavoro e ha una voce splendida. Anche con Café Tacvba, un gruppo leggendario messicano che ammiro ormai da molti anni.