[INTERVISTA] Fabio Raffaeli: lo streetwear di Hannibal da Torino a Los Angeles

Lo storico negozio di streetwear sabaudo approda negli States e per l’occasione festeggia sull’asse Torino/Los Angeles con un doppio party  all’insegna delle sonorità West Coast. L’appuntamento è per sabato 11 maggio, a partire dalle ore 15. Scopri tutti i dettagli e leggi la nostra intervista al patron-fondatore dello store, Fabio Raffaeli. 


_di Lorenzo Giannetti

Hannibal Store, noto negozio di abbigliamento streetwear torinese, è pronto per sbarcare oltreoceano e più precisamente a Los Angeles, a pochi metri dai gettonatissimi Supreme, Flight Club, The Hundreds, Huf, Diamond, Golfwang. Il nuovo negozio sarà situato a Rosewood Avenue e verrà inaugurato Sabato 11 Maggio alle ore 15.00 con un grande evento a cui parteciperanno Cam Girl, DJ Alexander Blaine e Komani Shakur, fratello di Tupac.

L’inaugurazione vedrà anche il lancio di un’esclusiva capsule collection denominata “IT WAS NOT ALL A DREAM”, che rende omaggio alla città dove tutto ebbe inizio e ai trent’anni di skateboarding, di Hip Hop e di Punk Hardcore dello store. Nelle otto settimane di apertura, inoltre, saranno rilasciate varie collaborazioni con brand come Fila, adidas Originals, Robe di Kappa, Nike, Australian, United Standard, Daily Paper e Wasted Paris.

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L’11 Maggio si festeggerà anche nel negozio di Torino, in Via Accademia delle Scienze 1, dove Dj Double S intratterrà i presenti con brani West Coast degli anni ’90 e 2000. In entrambi i continenti, ai primi trenta clienti verrà anche regalata la speciale t-shirt “Hannibal Goes To Hollywood”.
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Hannibal approda a Los Angeles. Mi viene spontaneo chiederti: cosa ricordi della tua primissima volta negli States? Diciamo dal punto di vista di shop e lifestyle in genere.

La prima volta per me negli States è stata nel 1991 quando sono arrivato prima a NYC e poi LA a 16 anni per finire il liceo. Era un mondo parallelo e la cosa figa è che si avvertiva che stava in qualche modo cambiando tutto, in ambito fashion, hip hop e punk rock. Erano i tempi di big pants small wheels oltre alle tensioni razziali a LA, le guerre fra gang e mille altre cose che in Italia erano per ovvi motivi distanti anni luce dal mondo a cui ero abituato.

In tal senso, a livello di mentalità imprenditoriale, qual è la cosa che può senti di aver assorbito e provato a portare qui dall’America?

Ho avuto la fortuna fin da piccolo di conoscere gente qui in America che operasse nel mondo dello streetwear, dello skate e dello snowboard. Da loro ho imparato che non servono soldi per buoni imprenditori ma piuttosto creatività, ingegno e tenacia. In America non ci sono ferie, weekend, il mese di agosto. Si lavora sempre ed il lavoro diventa la tua vita e viceversa. Direi che non mi sono allontanato troppo da questi concetti-ideali.

Facciamo però un po’ di passi indietro: quando hai capito di volerti dedicare a questo settore nello specifico?

Finita l’università in marketing in Inghilterra mi sono reso conto come lo streetwear avesse un potenziale incredibile e mettendo insieme la mia vita da strada e i miei studi ho dato vita ad un mio primo marchio di abbigliamento che si chiamava EBLOOD che nell’arco di un paio di anni è diventato bello spesso vendendo in quasi 300 punti vendita. Ho vissuto quasi due anni in macchina per vendere i miei campionari in giro per l’Europa e li ricordo ad oggi come i giorni più felici e liberi della mia vita.

A proposito, questo nome come è nato?

Sono sempre stato affascinato dalla figura storica di Annibale che con i suoi elefanti ha scavalcato le Alpi in una delle mosse strategico militari più incredibili della storia. Volevo essere un moderno Annibale che da Torino cercava di conquistare il suo impero.

Su questa apertura a L.A… cosa puoi anticiparci? Cosa si deve aspettare il pubblico? Come avete intercettato gli ospiti musicali?

LA è diventata la mecca dello streetwear e quando mi è stata data la possibilità di prendere in affitto il vecchio negozio di The Hundreds su Fairfax non ho resistito. A Los Angeles venderemo una nostra capsule che si chiamerà IT WAS NOT ALL A DREAM come riferimento a Biggie/Pac.
Come DJ ci sarà Alexander Blaine che è lo store manager di Commonwealth, un negozio consortium di downtown conosciuto nel mio ultimo viaggio a LA quando sono stato ospite di Complexcon. Poi grazie al nostro store manager Marc abbiamo contattato Camgirl, che ha un suo show su No Jumper, forse il podcast hip hop più famoso al mondo.

Lo streetwear ora è di moda: non solo, è proprio di alta moda, nel senso che ormai anche i brand più prestigiosi hanno inglobato la cultura streetwear. Tu che in questo senso sei in prima linea “before it was cool”, come vivi/leggi questo fenomeno e questo momento a livello di “fashion”?

Le grandi aziende cercano di monetizzare in qualunque modo ed era ovvio ad un certo punto che si voltassero dalla nostra parte. Virgil, Kanye ecc hanno dato un contributo pazzesco a legare un gap che prima sembrava insormontabile. Io sono contento che ci sia attenzione allo streetwear per i riferimenti sotto culturali a cui i ragazzi più giovani devono fare attenzione. Virgil spesso viene visto con T-shirt droors ed il suo stesso brand sembra un rip off di H-Street. Questo è tutto quello con cui sono cresciuto ed in cui mi identifico. Un giorno l’alta moda sfrutterà altro ma per ora abbiamo possibilità di dare voce a chi siamo e da dove veniamo, e questo direi che fa solo bene a tutti.

La “poetica” a cui fate riferimento è da sempre in bilico tra punk, skate e hip hop. In tal senso, ora come ora, le carte sono quanto mai mischiate. Tu all’inizio però come vivevi questo melting pot? Sia da commerciale che da “utente”. 

All’inizio lo skate era legato a punk e hip hop e da alcuni elementi ti accorgevi subito se uno leggesse Thrasher piuttosto che Transworld, se seguisse Jamie Thomas o Chad Muska. Io sono cresciuto respirando hardcore a piene mani per anni e anni ma comunque ho sempre ascoltato hip hop anni 90. Wu tang, Mobb Deep e Nas sono sempre nella mia playlist.

Cambiando discorso, domanda difficile: le “serie speciali” migliori che ricordi nel corso di questi ultimi 20 anni.

Io sono affezionato alla nostra “GRATITUDE COLLECTION”, collezione fatta a Natale di 2 anni fa. Oltre ad abbigliamento abbiamo realizzato anche dei nostri incensi. Per me questo è streetwear 2.0. 

Come e quanto i social network hanno cambiato il tuo/vostro lavoro?

Hanno stravolto tutto e tutti, appiattendo tanto ma contribuendo comunque a generare fenomeni senza i quali ora non potremmo vivere. Le nostre storie sono viste da circa 10k persone ogni giorno. Sarebbe impensabile fare questi numeri senza i social quindi si, io gli do supporto pieno, se ne viene fatto uso consapevole. Ora sono seduto in veranda a Venice Beach e sto seguendo i post di Hannibal da qui. Sarebbe stata fantascienza anche solo 5 anni fa.

Torino: le peculiarità di questa piazza. Il tuo rapporto cona città. La recente apertura alle Gru.

A Torino devo tutto. Mi ha fatto nascere ed esplodere. I suoi musicisti, i suoi skater, piazza castello, abbiamo vissuto quasi 20 anni di storia in città incredibile. Le Gru è l’unico shopping center in cui avrei aperto nel mondo, proprio per quello che rappresenta per i torinesi. Hannibal è distantissimo come concept da un qualsiasi centro commerciale ma a modo nostro abbiamo voluto portare un po’ di poesia e cultura street anche lì.

Ricordo l’impegno di un brand come Eblood sul fronte “vegan”: tu come vedi un ipotetico “futuro etico” dello streetwear e della moda in generale? È possibile?

Credo di sì. In italia siamo ancora distanti ma in ogni meeting in nord europa l’elemento sostenibilità è diventato fondamentale. Noi ci metteremo un po’ ma ci arriveremo, ne sono sicuro.

Chiudiamo con un giochino: 5 canzoni che ami e che rispecchiano il tuo percorso di lavoro/vita.

“MAKE A CHANGE” – YOUTH OF TODAY
“FIRESTORM” – EARTH CRISIS
“HATE ME NOW” – NAS
“POINT OF NO RETURN” – IMMORTAL TECHNIQUE
“APPRECIATION” – SHELTER

+ “MAHA MANTRA” – HARE KRISHNA