[INTERVISTA] CampoBase alla Sandretto: lavorare su pratiche collettive per l’Arte Contemporanea

Campo è il progetto di formazione ideato, sostenuto e diffuso dalla Fondazione Sandretto Rebaudengo. Ogni anno, accanto al corso istituzionale, si assiste alla nascita di uno o più gruppi curatoriali, che per un logico periodo di tempo interessa la città torinese. La classe dell’anno 2018/2019 ha trovato compimento nello spazio denominato CampoBase, luogo finalizzato alle pratiche e agli stimoli dell’arte contemporanea.

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_di Alessio Moitre

Ne abbiamo parlato con tre dei dieci elementi del collettivo: Irene Angenica, Bianca Buccioli, Stefano Volpato.

I gruppi curatoriali di Campo vengono sempre istituiti in modo particolare…

Stefano: “Involontario, espressione curiosa ma che rispecchia la situazione da cui è nato CampoBase. La sua costruzione e relative dinamiche sono il nostro tavolo di lavoro. La programmazione verte su questo. Per esempio, il nostro progetto/spazio non ha ancora un logo. Abbiamo deciso di affidarne la creazione a degli artisti, invitandoli a riflettere collettivamente sul processo in divenire che è CampoBase. Le pratiche collettive sono dunque sempre al centro del nostro operare. Da queste premesse muoveremo sui futuri eventi. Il progetto di CampoBase finirà a dicembre 2019, dunque un tempo ben specifico.

Nel vostro primo comunicato avete avanzato il proposito di affrontare varie idee curatoriali durante il vostro percorso come spazio.

Irene: “Più che idee forse pratiche. Il nostro è un progetto di ricerca e il proposito è lavorare sulle pratiche collettive e le loro tematiche, non solo in ambito curatoriale ma in modalità più trasversale. Cercheremo di interagire con collettivi artistici, di scrittura, di design, eccetera”.

Bianca: “Come ha detto Stefano, il progetto nasce dalla nostra esigenza biografica, di esserci ritrovati in Campo, però è anche un’occasione di studiare il collettivo davvero nelle sue dinamiche: come procede, come si promuove, come si mantiene. Ci saranno vari momenti di formazione e di restituzione al pubblico”.

«Siamo molto più interessati ai processi che non agli oggetti singoli»

Vi voglio sottoporre alcuni punti che mi paiono interessanti nel dibattito cittadino: il ruolo del curatore, visto sotto l’idea dell’intellettuale, l’oggetto d’arte rivisto come oggetto e non solo come estetica, la restituzione teorica del lavoro in forma di scritto, di proposta.

Stefano: “Premessa: tu hai uno sguardo molto torinese, noi siamo giunti qui da poco, nel nostro gruppo ci sono persone da tutta Italia. Sul ruolo del curatore come intellettuale, per me è un ruolo ambiguo, che mette insieme aspetti di elaborazione concettuale ma anche molto pratici. E comunque, a mio avviso ci sono molti modi di fare il curatore. L’accento forte che stiamo ponendo al concetto delle pratiche collettive, già risponde alla tua prima sollecitazione. Siamo molto più interessati ai processi che non agli oggetti singoli. In questo non penso che siamo dei pionieri, né a Torino né in Italia. La seconda questione, appunto, sull’oggetto, è alla base di un dibattito infinito, dalla sua speculazione al suo senso. C’è un confronto in corso, sicuramente, poi le operazioni interessanti o meno, dipendono dai casi singoli. Noi qui puntiamo ad un approccio più processuale”.

Ci sarà anche nel vostro percorso l’intenzione di esercitare dei momenti di critica d’arte?

Irene: “Si, ci saranno per esempio dei critici. Si tratta di momenti di incontro con artisti che presentano dei lavori o progetti ancora in corso d’opera, rispetto ai quali dialogare con il pubblico – e quindi anche esserne influenzati, magari fino a modificarli”.

E voi avete ricevuto delle critiche negative?

Stefano: “Sarebbe strano non riceverle. Però vediamo che c’è attenzione da parte della città, degli operatori e questo significa che è passato il messaggio che volevamo mandare. Ci sono delle responsabilità ma sono sereno e tranquillo su quello che rappresentiamo. L’accoglienza è stata buona”.

Una curiosità, a voi l’arte contemporanea di oggi piace, vi rappresenta?

Irene: “L’arte italiana non ha niente in meno rispetto al resto del mondo, l’unica pecca secondo me è che l’Italia ha poche strutture di supporto per i giovani artisti. Questo ci differenzia molto dall’estero. Qui ci si deve basare molto sulle proprie forze ed il giovane artista italiano deve metterci un forte impegno e determinazione per emergere”.

Bianca: “Facile cadere nelle generalizzazioni, ma quello che ha detto Irene è un dato di fatto, che di certo influenza la pratica degli artisti.  Noto che il giovane artista italiano spesso concentra lo sguardo su se stesso, sulla propria condizione. Si tratta forse di un’esigenza che si impone rispetto a quella del trattare temi più scottanti, di evidente interesse pubblico. Mi pare una tendenza esemplificativa  ed è interessante rifletterci su”.

Stefano: “Un giudizio generale è impossibile. Non credo però ai giudizi apocalittici sull’arte italiana, questo no”.

Mi viene spontaneo domandarmi e domandarvi, come sono i giovani artisti italiani?

Stefano: “Per mia esperienza ci sono molti bravi artisti. In generale, credo ci siano molti nomi buoni nell’arte giovane italiana. Mai come oggi è importante scegliere comunque. La proposta è vasta, va fatta dunque una scelta”.

Irene: “Per noi è essenziale il confronto con gli artisti, soprattutto giovani, sia per la pratica artistica che per quella curatoriale. Il curatore ha un ruolo vivo, deve rimanere a contatto del contemporaneo, rimanendone vicino, interessato”.

Prossimi eventi?

Bianca: “A fine aprile ci sarà la presentazione del logo realizzato da artisti, con i quali organizzeremo un momento di restituzione, che stiamo però ancora studiando”.

Irene: “Inoltre ripeteremo dei format come Meet&Crit, Meet&Focus e Meet&Screen”

Stasera in Sandretto si inaugurano ben 3 mostre, poi la notte prosegue sul dancefloor. Ecco tutti i dettagli: 

Opening Ludovica Carbotta, Capriccio 2000 e Tai Shani

Programma lunedì 15 aprile 2019
Dalle 19 alle 22, Inaugurazione delle mostre

MONOWE di Ludovica Carbotta
A cura di Irene Calderoni

CAPRICCIO 2000, mostra che conclude la residenza per giovani curatori. Artisti in mostra: Dafne Boggeri, Caterina De Nicola, Andrea De Stefani, Lorenza Longhi, Andrea Magnani, Michele Rizzo, Giuliana Rosso
A cura di Rosa Tyhurst, Jeppe Ugelvig, Hannah Zafiropoulos
Residenza a cura di Lucrezia Calabrò Visconti

DC: PSY CHIC ANEM ONE di Tai Shani
A cura di Valerio Del Baglivo
Michele Bertolino (Junior Curator)

THE TIME LAPS di Patrizia Mussa (area bookshop)

Dalle 22 alle 2, “Capriccio 2000 party: Non Lento Non Violento”

Dj set
22:00: Tzaziky & Crack (Tomboys Don’t Cry)
22:45: DJ Bancomat
23:30: Kate Call
00:15: DJ Balli
01:15: Federico Chiari
www.fsrr.org
#OccupySandretto