“O Disse a Te” al Teatro Gobetti: la Telemachia dell’oggi sul concetto di resilienza

O Disse a Te è il terzo spettacolo della rassegna “Il cielo su Torino” che andrà in scena domenica 14 e lunedì 15 aprile al Teatro Gobetti. Un’Odissea riletta non dalla parte dell’eroe, bensì da suo figlio, Telemaco. Il monologo di un figlio che rappresenta lo specchio del nostro tempo. Un antieroe resiliente che si ritrova ad affrontare problemi di vita quotidiana, cercando di adattarsi e di liberarsi da paure, limiti, insicurezze. Gli spettatori si troveranno davanti un Telemaco impegnato nel realizzare il movimento singolare di riconquista del proprio avvenire, della propria eredità. Un’eredità che Ulisse non ha saputo inventare per lui.


_di Elisabetta Galasso

Siamo stati tutti Telemaco. Abbiamo tutti almeno una volta nella vita, guardato il mare, aspettando che qualcuno o qualcosa da lì ritornasse. E come Telemaco a volte, ci siamo sentiti esausti nel fronteggiare sfide sempre nuove. Lo spettacolo realizzato da Municipale Teatro è la concretizzazione di questo stato d’animo. Abbiamo incontrato  le registe dello spettacolo, Chiara Lombardo e Giulia Bavelloni e l’attore che sarà Telemaco sul palco, Fabrizio Stasia, per scoprire i retroscena di un lungo viaggio che è partito dalla condivisione con la comunità.

Per cominciare, due parole sulla vostra Compagnia. 

Municipale Teatro è una compagnia cangiante. Portiamo in scena delle storie che rappresentano  il culmine dell’incontro tra territori e comunità. Ci definiamo  Residenza Teatrale Leggera perché il nostro teatro vuoole  abitare  luoghi diversi all’insegna della condivisione di obiettivi, possibilità, desideri. Il nostro viaggio inizia nel 2011 e il luogo di partenza è stata la Casa del Quartiere di San Salvario. In seguito, ci siamo stabiliti per un periodo in uno spazio sul fiume in Corso Moncalieri, sempre all’interno della Circoscrizione 8, infine abbiamo scelto di spostarci  per continuare il nostro viaggio,alla ricerca di nuova linfa in molti luoghi:  Cirié e la Valli di Lanzo, Chivasso, Ivrea, Rio Marina e l’isola  d’Elba, Bologna, Palermo.

Come è nato O Disse a Te?

Lo spettacolo è nato nel 2015 dopo un lungo periodo di ricerca. La Compagnia di San Paolo  aveva considerato valida e innovativa, la nostra idea di raccogliere delle interviste sul territorio di San Salvario e poi di estenderle alla città. Avevamo il desiderio di riscrivere un’Odissea fondata sul concetto di resilienza. Resilienza deriva dalla parola latina resalio e indica il gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalle forze del mare. E quale migliore personaggio se non quello di Ulisse? Lo consideravamo l’eroe resiliente per eccellenza. Abbiamo  dunque chiesto alle persone se e quando nella loro vita, si siano sentiti come Ulisse. Le risposte che sono arrivate però, ci hanno fatto riflettere, perché la maggior parte degli intervistati  non si immedesimava in Ulisse che definivano l’astuto, il vincitore assoluto aiutato dall’alto, bensì nel figlio Telemaco. C’è da  aggiungere  che la ricerca si è soffermata prevalentemente sulla fascia di età analoga alla nostra. E nel 2015 i trentenni si trovavano a navigare   su una barca precaria, in mezzo al mare. Una crisi generalizzata e  lavorativa e personale che molto poco si confaceva all’immagine invincibile di Ulisse. Quindi la nostra O Disse a si è trasformata in O Disse a Te. Telemaco ha portato quel valore aggiunto al viaggio condiviso nella contemporaneità, che avevamo in mente.

A Pensarci bene, i primi quattro libri dell’Odissea sono incentrati su Telemaco e non su Odisseo.

Sì, nella Telemachia però, il personaggio che ne viene fuori è quello di una figura mitica sfortunata, molto poco legata al mondo degli dei e alle profezie, al contrario del padre. Telemaco fonda il suo essere sull’amore filiale e coi suoi occhi scruta l’orizzonte, aspetta il ritorno del padre e proclama con tutto sé stesso il diritto di sperare e il bisogno di essere amato. E su questa figura antieroica, abbiamo costruito un monologo, l’abbiamo esasperata e ci abbiamo anche ironizzato sopra.

Se gli uomini potessero scegliere ogni cosa da soli,

per prima cosa vorrei il ritorno del padre.

Omero, Odissea, XVI

Si può dire che nello spettacolo, Telemaco arrivi al pubblico come personaggio positivo?

E’ sempre molto  difficile incasellare un personaggio. E le definizioni di positivo e negativo sono spesse volte semplicistiche. Certamente non è un personaggio cattivo. Si può definire positivo in un certo senso, ma non perché riesca dove gli altri non riescono. Come abbiamo detto prima, è un antieroe, un inconcludente, non porta a termine grandi imprese e anzi, lui ci non starebbe nemmeno su quella  barca  in mezzo al mare; si perde in un bicchiere d’acqua e ci si affoga, nonostante abbia un enorme salvagente blu a cingergli la vita. Il nostro Telemaco esplicita una  fragilità e la porta in scena davanti a tutti, se sia positiva o meno, non si può dirlo con certezza, certamente è una fragilità umana e il pubblico può immedesimarcisi.

La scelta di avere solo un attore in scena senza interlocutori diretti, era presente anche prima di focalizzarsi sul personaggio di Telemaco?

Sì, già dall’inizio la scelta è sempre stata quella di realizzare un monologo sia per rimanere nella tipicità della nostra compagnia, Residenza Teatrale Leggera, dove in questo caso,  la componente leggera è nella duttilità di avere uno spettacolo che può essere portato in giro e che allo stesso tempo, abbia una regia robusta che gli permetta di vivere di vita propria. Nonostante ciò, c’è un interlocutore anche se invisibile, ed è Argo, il fedele cane che rappresenta  l’unica traccia dell’ esistenza di Ulisse; è tutto ciò che è rimasto a Telemaco e concretizza l’idea del padre, peccato che anche Argo sia scappato e stia andando al largo quasi quanto Ulisse.

Avete nel cassetto progetti futuri legati a questo spettacolo?

Lo spettacolo nasce con due formule. Una che chiamiamo deluxe e una più spoglia, ma sempre d’impatto. Al Gobetti porteremo la versione deluxe. Ci saranno due dj in scena che suoneranno dal vivo e in regia un vj che mapperà gli spazi e realizzerà delle videoproiezioni che interagiranno con la scena e ingloberanno il personaggio di Telemaco. Nell’ordine, la collaborazione è con Minus and Plus per la sonorizzazione e MyBossWas per le videoproiezioni. Con la formula deluxe è difficile far circuitare lo spettacolo, soprattutto per una questione di costi, mentre in quella con  al centro solamente il nostro protagonista è possibile viaggiare e dare vita allo spettacolo dappertutto.   Essere arrivati nel cartellone del Teatro Stabile è una bellissima tappa e ci auguriamo che il Gobetti agirà come cassa di risonanza. D’altro canto, lo spettacolo ha compiuto da poco 4 anni ed è forte in, noi il desiderio di ripartire con altri progetti.

Per concludere, si può affermare che drammaturgicamente parlando O Disse a Te attesti, per voi, il passaggio dall’Iliade all’Odissea?

Sì. Nello spettacolo precedente a questa Odissea teatrale, R.I.P. il fulco era la devastazione. Al centro vi erano due donne, disposte a giocare con la morte e a scegliere cosa portare con sè dopo un’ipotetica distruzione post atomica. Il mare di cui parlavamo, era un mare di scarti e macerie. Con O Disse a Te abbiamo immaginato di lasciarci alle spalle la città, assediata sotto la pioggia e che le prime gocce cadute in mare, provocassero un suono sottilissimo, quello della lira che permette  il passaggio dal canto dell’Iliade al canto dell’Odissea.

Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All’orlo della pioggia, una vela.

Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un’intera razza.

La guerra dei dieci anni è finita.
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.

Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia
e pizzica il primo verso dell’Odissea.

D.Walcott,  Arcipelaghi