[INTERVISTA] “Ruins” di Ginevra: una voce per combattere la solitudine (o forse per abbracciarla)

“Ruins” di Ginevra è un album di esordio molto particolare, fatto di atmosfere eteree e quasi da racconto onirico. Una voce, quella di Ginevra, che si impone per la eleganza e per la sua forza, senza mai ostentare la tecnica ma solo attraverso l’ispirazione artistica. 

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_di Mattia Nesto

L’abbiamo raggiunta e ci siamo fatti dire quale sia il segreto “per vivere tra i boschi e i monti”.

Una delle cose che più mi hanno colpito del comunicato stampa che introduce il tuo album è la frase “Ruins non è solo il primo lavoro ufficiale di Ginevra ma rappresenta prima di tutto il suo percorso di crescita come donna che si racconta in un dialogo interiore confessato a chi ascolta”. Ecco partendo proprio da qui ti chiedo, idealmente, chi ti farebbe piacere ascoltasse questo disco. 

Ora che ci penso, m’immagino una persona attenta, curiosa di immergersi nel mondo di qualcun altro e abile nel riuscire a farlo suo. Cerco le anime affini alla mia.  Se poi riuscissi a conquistare anche qualcuno di molto diverso, sarebbe magico.  

Molti dei tuoi pezzi hanno un’atmosfera come sospesa, direi onirica quasi: questo è dovuto al fatto di ascolti che ti hanno in qualche maniera formato oppure a causa della tua stessa biografia, ovvero di essere cresciuta vicino a boschi e montagne (luoghi magici per forza di cose!).

Sicuramente in parte c’entrano gli ascolti, ma non solo. Quell’atmosfera è un riflesso della mia personalità, che si rispecchia in un range preciso di suoni e colori.  I luoghi in cui mi sento al sicuro sono qualcosa che cerco sempre nella mia musica, l’altro mio porto sicuro.

Cinque canzoni per un ep contraddistinte da un titolo secco, una parola e basta: dai l’impressionante di non amare troppo i barocchismi e di ricerca una forma di essenzialità piuttosto netta. È così, c’è una certa “voglia di minimalismo” nella tua musica?

Sì. Il titolo da una parola sola mi piace perché arriva dritto al punto. Con RUINS volevo, e dovevo, essere diretta, sia dal punto di vista testuale, che musicale. I brani hanno pochi elementi essenziali ma distintivi. Mi piace questa chiarezza e precisione. Rende più facile l’ascolto.

Se penso ad una canzone come “Sleep”, la canzone che conclude “Ruins”, non riesco ad intenderla se non per un ascolto “in solitaria”. Trovi che quanto scrivi e componi abbia una dimensione privata e solitaria molto forte? Era questo quello che volevi trasmettere? Te lo domando perché ho letto una tua dichiarazione, molto belle e struggente, in cui dici: “Spero che chiunque lo ascolti vi ritrovi i propri tormenti, e si senta meno solo”: ecco volevo capire meglio la questione…

Sì. La mia musica ha per natura una dimensione intima. Notturna. Ogni musica ha il proprio luogo ideale d’ascolto. Suppongo che il più adatto per assaporare la mia non sia dispersivo, ma raccolto, dove poterne cogliere tutti i dettagli.

Un dato molto interessato è il lavoro, praticamente parallelo, che hai condotto a livello musicale e iconografico. Quanto è stato decisivo il supporto di Francesco Fugazza lato produzione e di Tommaso Ottomano lato “grafico”?

Sono stati e sono essenziali. Sono i volti invisibili del mio progetto e sono davvero contenta che i loro nomi siano ricordati.  Fidarsi ciecamente di loro è un stato un processo automatico. So che qualsiasi cosa si debba fare assieme, sarà qualcosa di qualità.

Abbiamo notato come il tuo profilo Instagram sia molto ricco di piante e di elementi vegetali: è un caso oppure la “dimensione verde” per te ha un ruolo molto importante?

Inconsciamente, l’elemento naturale mi ha sempre accompagnata.  Anche a casa, mi piace avere fiori freschi e piante.  Mi donano serenità, sono un gesto d’amore e li trovo bellissimi. In qualche modo sono diventati un complemento della mia musica. È stata una cosa naturale, non programmata.

Venerdì 19 aprile ti esibirai all’Arci Ohibò di Milano, in una serata assieme a Jessica Einaudi: hai già pensato a che tipo di show sarà? Te lo chiediamo perché noi saremo sottopalco curiosi di ascoltarti dal vivo! 

Sarà una sorpresa, ma posso fare un paio di anticipazioni: sul palco saremo in tre e non ci saranno solo i brani di Ruins!