One Piece World Seeker: alla ricerca del Grande Blu con Cappello di Paglia

Il nuovo titolo di Bandai Namco al netto di qualche incertezza e di una profondità non sempre a fuoco, diverte e intrattiene: in fondo non chiedevamo molto di più no?

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_di Mattia Nesto

Nei mesi immediatamente precedenti l’uscita di One Piece- World Seeker i publisher avevamo davvero sottolineato a più riprese come si trattasse del “primo gioco su One Piece totalmente open-world”. È chiaro che una simile dichiarazione avesse fatto montare l’hype a dismisura in tutti gli appassionati della serie e non, soprattutto se si pensa a come, solitamente, le trasposizioni degli shonen contemporanei in ambito videoludico siano o dei picchiaduro di stampo piuttosto “classico” oppure giochi di carte “camuffati” da gdr.

Ecco One Piece – World Seeker, lo diciamo subito, è un “gioco” a tutti gli effetti, nel senso che l’avventura proposta da Ganbarion vedrà come protagonista principale Rufy (che la serie di Italia 1 ha sempre chiamato Rubber) il quale, dopo essere scampato al classico attacco di un “alto papavero” della Marina si troverà, suo malgrado, su un’isola militarizzata con lo scopo, oltre che di fuggire, di radunare tutti i membri della sua ciurma che, nel frattempo, sono dispersi ai quattro angoli della stessa.

Ecco, come potrete intuire, la trama non è il punto di forza di questo World Seeker: infatti ci troviamo di fronte ad una storia piuttosto “piatta”, dall’andamento lineare e senza grandi colpi di scena, tuttavia perfettamente in linea con lo spirito dell’anime (molto meno del manga). Un altro punto dolente del titolo è, nonostante il già citato lavoro di comunicazione, è la componente open-world. Infatti se è vero che, in qualsiasi momento dell’avventura potremo muoverci più o meno liberamente su tutta l’isola, è vero anche che sarà il gioco stesso “ad impedirlo”.

Infatti attraverso dialoghi che non brillano per scrittura degli npc o incontri randomici con nemici dotati di un’intelligenza artificiale davvero molto scarsa, ci troveremo, fondamentalmente, a prendere dei percorsi obbligati, notando a più riprese come, nonostante un mondo di gioco ben caratterizzato e realizzato grazie ad un Unreal Engine 4 che fa il suo “sporco” lavoro, esso sia non vivo ma soltanto un fondale.

Non avremo mai un premio se riusciremo ad esplorare una cima solitaria o una piccola insenatura, ma i materiale che troveremo nelle varie zone sono sempre contenuti in casse nel percorso principale. Insomma il bello dell’open-world, ovvero deviare dalla strada maestra per avventurarsi verso l’ignoto, in One Piece – World Seeker è soltanto un miraggio.

Tuttavia, nonostante questi evidenti difetti, il gioco non è brutto anzi, occorre soltanto porlo nella giusta “luce” giusta. Infatti One Piece – World Seeker è un titolo che rinuncia alla profondità per abbracciare una natura giocosa e immediata, fornendo un bellissimo e funzionale combat-system, aiutato anche da un sistema di sviluppo delle proprie abilità ben fatto, che dona al giocatore una bella esperienza ludica, divertendolo senza stancarlo, facendolo sobbalzare sulla sedie per le riproposizioni degli attacchi più iconici della serie e fornendo delle belle emozioni durante le boss-fight.

Boss-fight che, nonostante arene non particolarmente ispirate né dal punto di vista artistico né da quello del level-design, comunque lasciano libero spazio alla fantasia nell’inanellare le combo di attacco che si vogliono. Ricordiamo anche che Rufy ha a disposizione due specie di “stance”, ovvero una posizione “di guardia”, in cui si predilige la difesa e la rapidità, e una di attacco, in cui i colpi e le mosse a disposizione saranno tutte rivolte a infliggere il maggior numero di danni.

Ecco allora che, a un giudizio globale, One Piece – World Seeker è un titolo ideale per gli appassionati della serie (o di quelli a digiuno da anni) per rinverdire i fasti della ciurma di Cappello di Paglia ma senza aspettarsi chissà quale profondità o trovate stilistiche. Non un gioco Tripla A ma, forse finalmente, un titolo “giocosa e elementare”. Ogni tanto staccare la spina e menare le mani contro la Marina è la soluzione ideale no?